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Home Cronaca

Casa di Comunità dell’Orvietano: facciamo chiarezza

Redazione by Redazione
5 Febbraio 2025
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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di PrometeOrvieto

È una ventina d’anni che si parla di realizzare anche ad Orvieto una struttura sanitaria, inizialmente chiamata Palazzo della Salute, poi Casa della Salute, infine Casa di Comunità, ma il concetto era sempre lo stesso: un Centro nel quale la gente potesse trovare una risposta ai propri bisogni di salute ordinari.
Esiste documentazione scritta di due accordi di programma tra il Comune, la ASL e la Regione, in cui si definiva dove farlo, e per questo era stata appositamente comprato l’immobile ove era ubicata l’ex mensa della Caserma Piave. Era anche stato deciso che si sarebbero concentrati tutti i servizi in quel sito in modo tale che i soldi che sarebbero derivati dalla vendita di altre proprietà e da canoni di affitto risparmiati sarebbero stati tradotti in risorse per implementare le prestazioni.
Oggi ci troviamo davanti ad una scelta politica che, onestamente, ha poco senso. È stato deciso di realizzare la Casa di Comunità a Piazza del Duomo, con una scelta sciagurata dal punto di vista urbanistico, anche perché non è stato fatto uno studio su quante persone ci andranno, chi ci deve andare, sulla facilità di raggiungere il sito. La facilità di individuazione e di raggiungibilità costituiva un requisito fondamentale per la sua realizzazione in base al DM 77/2022 voluto dal Governo Draghi. Le stesse domande fatte anche dai consiglieri di opposizione sul punto non hanno trovato risposta. Come si risponderà agli abitanti di via Postierla, che già oggi si lamentano per il troppo traffico, che vedranno aumentare di alcune centinaia di mezzi al giorno?

Invece, cosa è stato fatto?

È stata messa in una parte della città che avrebbe avuto un’altra destinazione urbanistica, ma il Comune di Orvieto ha insistito senza rendersi conto di aver fatto prevalere l’esigenza di ristrutturare un palazzo rispetto alla migliore erogazione dei servizi sanitari. Una volta che i fondi sono stati allocati è chiaro che non c’è altra soluzione che fare ciò che si è programmato di fare, e farlo il più rapidamente possibile in maniera che si possano erogare immediatamente i servizi ai cittadini. È stata fatta una gara di appalto integrato e si è perso un sacco di tempo: c’è almeno un anno di ritardo e anche in questa gara c’è stato un primo scivolamento di tre mesi. Trovandoci a ridosso della scadenza dei fondi (se non si realizza l’opera dobbiamo restituirli), dobbiamo avere certezza che tutto ciò si faccia. Ci piacerebbe che qualcuno mettesse almeno un mattone, tanto per vedere che si è cominciato.

A tutt’oggi non è così.

Non vorremmo, peraltro, che essendo a oggi irrisolto il problema dell’accessibilità e dei parcheggi, si destinino altri soldi alla realizzazione di queste opere, soldi del Comune, che con altre soluzioni non sarebbero stati necessari. Né vorremmo che i 750 mila euro che la Asl deve al Comune di Orvieto vengano utilizzati in questa partita. Ci sono tante ricostruzioni ed opinioni, tra le quali la più bizzarra l’abbiamo sentita nelle audizioni della Commissione Consigliare del Comune, in cui un dirigente Asl ha annunciato che la Casa di Comunità dell’Orvietano sarà divisa in tre siti: piazza Duomo, via Postierla e il Borgo ad Orvieto scalo. “Lo famo strano?” diceva Claudia Gerini a Carlo Verdone nel film “Viaggi di nozze”. Nonostante l’esistenza dei criteri stabiliti dal dm 77/2022 (concentrazione dei servizi in unico sito con razionalizzazione dei costi), ad Orvieto invece convintamente “lo famo strano” o comunque diverso.
Va bene, chi è chiamato a prendere decisioni decida. Ma questa soluzione risulterà essere frutto del solito modo di buttare soldi pubblici, soldi che sono già stati sperperati a sufficienza con l’acquisto della ex mensa da parte della Asl e la redazione di un progetto interno di ristrutturazione del medesimo immobile, progetto ucciso in culla prima di essere utilizzato. In sostanza, avremo più costi inutili e meno servizi ai cittadini.

 

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