In occasione dell’8 marzo la Procura Generale presso la Corte di Appello di Perugia intende ricordare i sessant’anni delle donne in magistratura. Infatti, dopo la storica sentenza del 1960 della Corte Costituzionale, che aveva riconosciuto il contrasto, con l’art. 51 della Costituzione, della legislazione che impediva l’ingresso delle donne nella pubblica amministrazione, con legge del 1963 è stato riconosciuto alle donne l’accesso a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura, senza limitazione di mansioni e di carriera.
Mentre da pochi giorni è stata nominata per la prima volta una donna magistrata al vertice della Corte di Cassazione, ad oggi nel distretto umbro, su undici posti dirigenziali, tre sono occupati da donne, mentre su otto posti semidirettivi, la metà sono ricoperti da magistrate. Le obiezioni all’ingresso delle donne in magistratura e più in generale alle funzioni pubbliche sono state sempre fondate su pregiudizi.
In un libro del 1957 da sotto titolo la “grazia” contro la “giustizia” un presidente emerito della Corte di Cassazione sosteneva l’inadeguatezza delle donne a valutare obiettivamente e serenamente i delitti e i delinquenti per la loro natura fatua, emotiva, impulsiva e passionale. In occasione del dibattito nella seduta dell’Assemblea Costituente, si era cercato, invano, di introdurre il libero accesso in magistratura alle donne sostenendo che “facciamo la prova, vediamo se la donna è veramente in grado di coprire le cariche che sono inerenti all’alto esercizio della Magistratura. A tutto quanto è stato detto, io potrei rispondere che una raffinata sensibilità, una pronta intuizione, un cuore più sensibile alle sofferenze umane e un’esperienza maggiore del dolore non sono requisiti che possano nuocere, sono requisiti preziosi che possono agevolare l’amministrazione della giustizia”.
Questo passaggio viene citato nella riflessione delle magistrate Patrizia Mattei, Elena Neri e Michela Pertini, sostitute in servizio presso le Procure di Perugia, Terni e Spoleto, che sono anche componenti dell’Osservatorio regionale sull’uso del linguaggio giuridico, organismo che si propone tra i suoi compiti anche quello di evitare l’utilizzo, seppure inconsapevole, di pregiudizi stereotipi nella redazione degli atti giudiziari.
L’intero contributo delle tre sostitute umbre, insieme ad altra riflessione della magistrata Tiziana Cugini, sostituta della Procura Generale perugina in merito alla tutela giuridica della dignità della donna, vengono pubblicate il giorno dell’8 marzo sul sito internet della Procura Generale
Il Procuratore Generale
Sergio Sottani








