ORVIETO – L’obiettivo del corso di formazione è quello di fornire agli operatori sociali, educatori e cittadini attivi, che lavorano con bambini, adolescenti e adulti vittime della guerra e/o di situazioni di estrema esclusione sociale come quelle causate dai processi migratori, nuovi strumenti di approccio a chi ha vissuto questi traumi. Poi lavorare con gli animatori per formarli a trattare con chi ha vissuto questi traumi.
L’obiettivo è quello di stimolare la resilienza personale per cambiare prospettiva e avere l’opportunità di guardare “lati” di noi e degli altri che non sono facili da cogliere. Uno degli obiettivi sarà quello di mettere a fuoco i punti fondamentali delle difficoltà umane legate ai processi migratori.
La metodologia usata è l’educazione non formale, quindi l’uso di proposte artistiche e di strumenti quali, il teatro integrato, il teatro educazione, la facilitazione visuale, il racconto, lo storytellig, il songwriting, le simulazioni, role-playing, per imparare riflettendo su quello che si è fatto. Questa metodologia non vende strumenti educativi e/o giochi da riproporre in qualsiasi contesto, ma la capacità di creare un contesto educativo, di fare e far fare un esperienza. Il metodo è un contenitore che viene di volta in volta definito, può essere a volte imprevedibile, ma l’imprevedibilità è spesso un suo pregio. Ci dà la possibilità di sottolineare le necessità di cambiamento e analizzare noi stessi in connessione a tale cambiamento.
Attraverso questa metodologia possiamo guardare al nostro comportamento e comprendere se e quanto è influenzato dalla società, e verificare che spesso è il nostro comportamento che permette alle cose di andare avanti. Mettersi in gioco con questa metodologia significa imparare con tutta la persona, non solo con il cervello, ma anche con i sentimenti, non solo con la parte positiva, ma anche guardando la parte negativa, non solo analizzando quello che già si sa, ma uscendo dalla confort zone valutare altre possibilità.










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