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Home Cultura

È un fantasma!

Redazione by Redazione
19 Aprile 2021
in Cultura, Secondarie, Archivio notizie
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di Mirabilia Orvieto

Come si dice, tutti i nodi vengono al pettine. Infatti, nel secondo racconto della  resurrezione, Cristo appare ma la fede dei discepoli scompare. La sovrabbondanza di segni e di parole con cui si erano nutriti non è bastata per  impedire loro di trovarsi privi di energia e pieni di dubbi.
Gli undici non  avevano più la forza di camminare, in balia della tempesta e di una notte  esistenziale che sembrava non dover mai finire, esattamente com’era accaduto  sul lago di Tiberiade quando rischiarono di affogare: stavano per morire allora e  stanno morendo adesso. Morto Gesù, era come se Dio non li avesse mai saziati  e invece erano loro che non avevano ancora digerito quel nutrimento spirituale  che doveva dargli libertà e fiducia. Per i discepoli era giunta l’ora di misurare  chi fossero veramente, cosa avrebbero potuto fare e cosa sarebbe stato possibile  sperare: “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo  a loro e disse: Pace a voi!. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un  fantasma”.
Quando agli apostoli sembrava che non ci fosse alcuna via d’uscita è proprio lì  che Cristo interviene e non con la sua parola e con il suo pane, come aveva fatto  con i discepoli di Emmaus nel precedente racconto, ma dicendo ‘io ci sono’,  sopra le vostre paure, le vostre angosce, i vostri dubbi… io sono per voi anche  se non sono qui per sostituirmi a voi. Chiusi ne cenacolo essi stanno implorando  la salvezza, qualcosa che avesse potuto donargli il senso profondo della vita, e  quando con Cristo risorto tutto ciò gli si presenta davanti, essi sono capaci solo  di vedere un fantasma: scambiano per morte ciò che in realtà può farli vivere!


È esattamente quello che accade quando l’uomo si trova nell’incapacità di  capire dove andare e, nello stesso tempo, ha di fronte quella persona o  situazione o possibilità capace di riaprire davanti a lui una via per farlo rivivere,  ebbene si finisce per non riconoscerla, anzi si immagina che quello che sta  capitando sia la sua morte quando invece è la sua occasione.
Ma ciò che fa vivere spesso è faticoso, va decifrato, imparato, lavorato,  costruito, accettato, così come ha bisogno di essere sbagliato, ha bisogno di  quelle cadute che nessuno vorrebbe mai fare nella vita perché ci si sente  tristemente e terribilmente perfetti, pretendendo dagli altri quella perfezione che  non è data a nessuno. È proprio l’imperfezione, la caduta, la perdita di senso  che ci intristisce e ci fa morire mentre sta lì per aiutarci a capire chi siamo e per  farci crescere e maturare realmente verso la realtà vivente: “Toccatemi e  guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho. Ma poiché  per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: Avete qui qualche cosa da mangiare? Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo  prese e lo mangiò davanti a loro” (Luca 24, 39-42). Sta proprio qui il punto  cruciale della fede. Quando gli uomini vedono apparire Dio in una storia che li  ha resi impauriti, spaventati, al fondo di una disperazione che gli fa dire “noi  speravamo ma è finito tutto”, essi, invece di intravedere uno spiraglio di luce,  vedono apparire la loro morte.

Gesù salva Pietro dalle acque

Per aiutarli a vedere e a capire, Gesù non porta i discepoli a pregare ma si ferma  a mangiare con loro del pesce arrostito così da condividere la loro stessa realtà.  Si ferma in mezzo a loro per dire che egli è lì a prenderli per mano e a rialzarli  di nuovo nella misura in cui sapranno accettare loro stessi.
È questa la ricchezza  che l’uomo dovrebbe possedere. La nostra esistenza è infatti su una barca e sul  lago della vita, un’onda, un vento, una tempesta capiteranno e se non saremo  pronti a capire il senso di ciò che accadrà, il senso di quella notte, di quella  tempesta, allora fuggiremo via spaventati come un ladro senza accorgerci che ci  sta venendo incontro una Presenza e che non è affatto un fantasma.

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