di Danilo Stefani
Da tre giorni gira nelle nostre case un ospite inatteso, ma non è il virus: è il parente misterioso. Se sta “muto come un pesce”, meglio, purché esista e muova le
branchie, pensiamo. Non sapevamo dell’esistenza di questo parente, e un poco ci sconvolge perché parla anche: dice di essere il figlio del figlio di un nostro cugino e che, forse, a guardar bene, sa dove si trovino i figli dei cugini dei nostri genitori. “Sai – insiste – è importante, si può autocertificare, perché siamo al sesto grado, ma tanto un grado vale l’altro… sempre di visita parenti si tratta”. Sesto grado?
E noi che eravamo arrivati al quinto della scala Richter, rimaniamo un poco scossi dal movimento tellurico parentale che ci aspetta. Ma anche ingolositi.
Si dice che “dopo tre giorni il pesce puzza”: non è il caso del parente misterioso, lui è profumatissimo. Scherzi a parte, ci voleva una grande inventiva per generare una gradazione degli affetti così virtuosa. Noi fatichiamo anni per trovare amici, coltivarli e averne fiducia ricambiata. Ma ecco che, con un colpo di decreto “chiarito” da ondate di riunioni, gli amici finiscono nel mar morto.
A volte la vita è proprio sottile. Come un foglio di carta, che a pensarci bene, è una lama come il Covid-19. Così, “i soliti ignoti” diventano più simpatici di Amadeus e più intonati di Sanremo: purché siano autocertificati.
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