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“Grazie Orvieto e saluti dall’America!”

Forse li avrai visti anche tu in passato! Giovani studenti americani seduti in giro per la città con grandi fogli di carta e mani sporche di carboncino. Sì, questi sono i nostri studenti. All’inizio di ogni semestre, sia a primavera che in autunno, trascorrono il primo mese impegnati in un’attività semplice, ma di straordinaria importanza: un corso di disegno, in situ, per le piazze e i vicoli di Orvieto.
Disegno può sembrare una materia ovvia per il nostro Programma di studi che è orientato naturalmente verso le arti e le discipline umanistiche. Tuttavia, l’atto stesso di rallentare per osservare e registrare la realtà è vitale per gli studenti nel loro percorso di comprensione e di traduzione della vita in un Paese straniero: l’Italia. È un primo mese che richiede a ogni studente di uscire ripetutamente dai cancelli del nostro Campus e immergersi nella città per incontrare la realtà lì fuori. Disegnare richiede di prendere una posizione, un punto di vista e di intra-prendere una serie di relazioni, un compromesso tra coordinazione e multiformità di espressioni. Richiede di vedere ciò che effettivamente è lì, non ciò che pensi che sia lì o che vorresti fosse lì.
L’atto di guardare, vedere davvero qualcosa, è sensibile al tempo. Serve tempo, di solito molto tempo, per affrontare ciò che si vede e lasciarsi educare. Poi girare lo sguardo e rappresentarlo su un foglio di carta richiede molta pazienza e sperimentazione per arrivare a un risultato concreto. I nostri studenti migliorano così le proprie capacità e scoprono nuovi modi di relazionarsi con una nuova cultura e, soprattutto, con le vite di persone che non avevano conosciuto prima.

Il 22 Febbraio scorso i nostri studenti sono arrivati ​​a Orvieto per cominciare questa esperienza di vita e di apprendimento per quattro mesi, proprio con queste intenzioni. Sarebbero dovuti partire il 15 Giugno, il lunedì dopo la Festa del Corpus Domini, ma quello che si aspettavano durasse quattro mesi, è durato invece solo due settimane. Nonostante la delusione e la tristezza per aver abbandonato il sogno di vivere qui, per cui alcuni avevano atteso anni, gli studenti hanno trasformato le loro emozioni in atteggiamenti di premura, di amicizia e di solidarietà.
Empatia verso i loro stessi compagni, verso la Città e il Paese che avevano appena abbracciato. All’improvviso, non erano più un gruppo che viveva in un convento. Stavano per rientrare forzatamente nelle loro case in America e dovevano trascorrere due settimane isolati in quarantena appena rimpatriati dall’Italia. Tuttavia, era chiaro, si erano uniti nello spirito, legati l’uno all’altro nelle circostanze uniche che hanno cambiato il mondo e lo hanno fermato a causa della pandemia da covid-19. Il breve tempo trascorso qui si era condensato delle promesse di un semestre coinvolgente, contrassegnato dalla gioia, da tante emozioni, festeggiamenti e sfide.

Ecco perché continuiamo ad esistere come Programma a Orvieto: siamo qui per accettare sfide, per essere trasformati e uscire fuori ad imparare, coinvolgendoci nella società a tutti i livelli. Allo stesso tempo, considerando che il nostro Programma ha sede in un convento condividiamo, in un certo senso, l’esperienza di vivere in “clausura”. Non siamo chiusi come una comunità religiosa tradizionale, ma scegliamo di usare il nostro tempo all’interno come “regola” educativa, migliorando la nostra visione e rafforzando la capacità di prenderci cura degli altri prima che di noi stessi. Mentre ora il mondo rallenta, adattandosi alle condizioni che ci costringono a stare a distanza, ci sono ancora molti modi in cui possiamo relazionarci. Ne vediamo esempi ovunque attraverso la comunicazione sui social media, attraverso la musica, l’educazione online, l’umorismo e l’incoraggiamento che ci facciamo a vicenda.

Parafrasando il critico d’arte John Berger: “disegnare è un promemoria di ciò che ci circonda”. Questo è un ottimo consiglio per tutti gli studenti d’arte, ma è anche un meraviglioso invito a usare il nostro tempo per essere più integrati, alle nostre diverse latitudini. Oltre al profondo dolore, alla preoccupazione e all’incertezza di questi giorni, può essere davvero un valore il tempo che abbiamo per ritirarci dalla nostra vita ordinaria scegliendo di guardare, e davvero vedere – più del solito e meglio del solito – ciò che sta fuori dalle nostre finestre.
Mentre sul giornale on line del College è appena uscito un articolo sull’esperienza di Orvieto http://stories.gordon.edu/the-hopeful-possibility-in-sudden-goodbyes/ , a nome di tutti gli studenti che sono stati qui fino a un mese fa, vogliamo regalarvi una “cartolina collage” dall’America all’Italia, con vista dalle stanze e dalle case dove sono stati in quarantena i nostri ragazzi appena rientrati negli Stati Uniti. E a nome di tutti gli studenti, di tutti i professori e dei tanti collaboratori del Gordon College che sono venuti qui in passato e di quelli che crediamo verranno in futuro, diciamo “grazie Orvieto e grazie Orvietani” per la vostra amicizia.

Un abbraccio da tanti giovani sorelle e fratelli americani che si uniscono al coro di tutti coloro che stanno dicendo all’Italia e al mondo: “Andrà tutto bene!”

Gordon College in Orvieto

1 Aprile 2020

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