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Finchè morte non ci separi

Vipera di Maurizio De Giovanni

Articolo di #LilliKnowsItBetter (alias Liliana Onori @cipensailcielo)

L’ultima volta che siamo stati in compagnia del commissario Ricciardi, del suo dono e dei suoi fantasmi partenopei, era Natale e un duplice omicidio aveva sconvolto l’atmosfera festosa e coinvolgente della città imbrattandola col sangue di due vittime. Ora sono passati dei mesi, la primavera è vicina, l’aria è più calda, ma non per questo meno violenta. Manca solo una settimana a Pasqua e in uno dei letti della casa di tolleranza Paradiso, sita in un quartiere bene del centro di Napoli, qualcuno sta soffocando con un cuscino la bellissima prostituta Vipera.

Così si apre il sesto libro della saga di De Giovanni, con i pensieri dell’assassino di Maria Rosaria Cennamo, alias Vipera, giovane lucciola venuta dalla campagna dove ha lasciato la povertà, un figlio e un fidanzato, Peppe ‘a frusta, un fruttivendolo che sarà anche il primo sospettato della sua morte. Tutti conoscono Vipera, è il vanto e la principale attrazione del bordello, ha i clienti più facoltosi, è la più desiderata, sia dagli uomini che possono permettersela e ancora di più da quelli che non possono. È la più bella di tutte. Eppure, qualcuno le toglierà la vita coprendo il suo magnifico viso con un cuscino fino a soffocarla, chiedendosi in quegli istanti come avrebbe saputo spiegargli cos’era l’amore se le avesse chiesto di farlo. E che cosa avrebbe potuto dirgli, comunque? Che l’amore erano i pochi minuti che condivideva con gli uomini in quella stanza? O il godimento simulato per compiacerli? O trovare qualcuno per non doversi più preoccupare di racimolare i soldi per comprare da mangiare? No, l’amore era tutt’altro e l’assassino lo sa. E mentre Vipera muore, lo ripete a se stesso che l’amore è fatto di qualcosa che non si consuma mai, qualcosa che lei non avrebbe potuto capire, per questo deve morire. Per questo deve ucciderla.

Quando Ricciardi, Maione e Modo arrivano sul luogo del delitto, lo spirito di Vipera è già lì. Bello come il corpo che giace morto e scomposto sul letto e capace di ripetere un’unica frase: «Frustino, frustino… Il mio frustino.». Una frase che solo Ricciardi ovviamente può sentire, pronunciata da un fantasma che solo lui può vedere. Un’anima che, anche se appartenuta ad una prostituta, merita comunque di trovare la sua pace e quindi tutti e tre si mobilitano per risolvere il caso e assicurare che la giustizia, anche stavolta, si compia. Durante le indagini, Ricciardi scoprirà che erano tanti ad odiare quella creatura di straordinaria bellezza e, proprio perché la bellezza non è priva di colpe, verrà anche a conoscenza dei segreti di Vipera, dei suoi lati oscuri, gli stessi che l’hanno portata a quella fine sciagurata. Ricciardi seguirà inizialmente la pista del fidanzato geloso e tradito, Peppe ‘a frusta, il cui soprannome è evocativo per le ultime parole che Vipera pronuncia ormai fantasma, e poi anche quella di una prostituta a cui Vipera aveva rubato il cliente più facoltoso del bordello, il signor Alfonso, un commerciante di arredi sacri, ormai vecchio e non più del tutto lucido. Ma, pian piano, i moventi si moltiplicheranno e anche i probabili colpevoli e quella che era solo la morte di una bella prostituta diventerà un’intricata storia di amore, vendetta, odio, paura e perdono.

Nonostante tutto

Dell’infelice vicenda di Vipera, c’è una cosa che mi è rimasta impressa e a cui ripenso spesso da quando ho letto il libro ed è l’amore di Peppe per Maria Rosaria. Non Vipera, ma Maria Rosaria, perché lui amava lei, nonostante tutto. Nonostante avesse lasciato il paese e lui senza voltarsi indietro nemmeno una volta, nonostante vendesse il suo corpo per riscattarsi dalla povertà, nonostante le delusioni e le incomprensioni. Nonostante tutto.

Le parole e le azioni di Peppe mi hanno fatto tanto pensare a che cosa unisce due persone e a che cosa le tiene insieme. Di che cosa è fatto questo nonostante tutto?

Io ho sempre creduto che l’amore potesse nascere anche senza apparente motivo ma che per durare e resistere avesse bisogno dell’impegno, perché, benché si formi in questo modo del tutto selvaggio, va meritato. L’amore va meritato.

Che cosa ci fa innamorare?

Ma che cosa è però che ci fa innamorare? Che cosa ci spinge verso una persona piuttosto che un’altra? Da dove si origina questa incontrastabile pulsione?

Alcuni antropologi ritengono che tutto risieda nel cervello dove sembra si attivino degli ormoni caratteristici che spingono il soggetto all’attaccamento mentre alcuni psicologi sostengono che l’innamoramento non sia altro che una regressione, un bisogno primordiale, in un certo senso, di dipendenza e di unione.

I neurofisiologi dicono che nel momento dell’innamoramento viene rilasciata dopamina, un neurotrasmettitore che produce sensazioni di piacere e di euforia e che man mano che il rapporto cresce, anche i livelli di dopamina crescono, per cui restare insieme è determinato da questo stato di benessere sempre maggiore.

Freud riduce tutto al sesso, come al solito, ma dice anche una cosa molto interessante e cioè che le persone non si scelgono reciprocamente in modo casuale, ma che si incontrano perché esistono già nel subconscio l’uno dell’altra. Come se in qualche modo ci fosse una sorta di connessione metafisica che unisce le loro vite.

I sociologi parlano di uomo come animale sociale per cui l’innamoramento è la semplice conseguenza di un bisogno di collettività, di istinto a non restare soli.

I biologi, invece, parlano di veri fenomeni vitali perchè l’uomo, rispetto agli altri animali, ha sviluppato al massimo le dinamiche affettive creando i sentimenti di empatia e amore che sono alla base dei legami. L’uomo ha quindi un’attitudine genetica all’amore.

La leggenda cinese del Filo rosso racconta che alcune anime sono destinate a stare insieme per sempre perché legate, appunto, da un filo sottilissimo e invisibile, definito proprio filo rosso del destino che è impossibile da tagliare e che tiene unite l’una all’altra due persone anche a tanti chilometri di distanza, anche dopo tanti anni di separazione. È un’affinità a cui è inutile opporsi perché il filo rosso farà in modo che le anime si ritrovino ovunque e in qualunque tempo, nonostante tutte le circostanze avverse. E forse allora è fatto di questo il nonostante tutto di cui parlavo all’inizio: è fatto di destino.

Però, possibile che sia tutto qui? Possibile che sia tutto destino, chimica o alchimia? Perché secondo me ci sono altre componenti, qualcosa che è al di là della mente, del corpo, dei ricettori e di tutto quello che viene scatenato dalle nostre cellule. E non voglio nemmeno credere che stia tutto nell’inconscio e nel caso. Che cosa succede quando due persone si incontrano e si innamorano? E di cosa è fatto questo collante invisibile che le tiene unite sempre e comunque?

Io ti amo

Forse, per rispondere, bisognerebbe prima capire che cosa è l’amore.

Joan Crawford, famosissima attrice statunitense degli anni ’30 e ’40, una volta ha scritto che l’amore è un fuoco, solo che spesso non si riesce a capire se ci scalderà il cuore o se ci brucerà la casa. Il fatto, secondo me, è che spesso l’amore fa entrambe le cose e anche contemporaneamente.

Emily Dickinson dice che tutto ciò che noi sappiamo sull’amore è che l’amore è tutto. Ma tutto cosa? Forse, semplicemente tutto e basta.

L’amore per me è quando non hai più parole per descrivere come ti senti, è qualcosa che ti incendia da dentro, qualcosa che non puoi soffocare a lungo, né ignorare o inventare, lo si soffre quando non è ricambiato, lo si subisce perché assale come un esercito di barbari, è schiavitù e libertà insieme. Ma di che è fatto quest’amore? Di comprensione, di complicità, di passioni in comune, di silenzi al momento giusto? Di sofferenze condivise? Di bisogno?

Questa è un’altra domanda che mi faccio spesso: quando l’amore diventa bisogno e quando invece è il bisogno che diventa amore. Probabilmente sono inseparabili e quando si prova l’uno, allora, è inevitabile provare anche l’altro.

Io credo che due persone che si innamorano, si innamorano e basta. Forse non c’è logica, né alchimia, né destino, né altro. Non è colpa di nessuno e nemmeno merito. Forse, è solo magia. Forse non ci stanno cause da ricercare e tutto l’affanno che mettiamo nel capire che cosa è questo amore, dovremmo impegnarlo nell’amarci. Apollinaire scrive che di tanto in tanto è bene fare una pausa dalla nostra ricerca della felicità ed essere semplicemente felici. Nell’amore forse vale lo stesso principio.

E che importa, in fondo, se non lo capiamo? L’amore va sentito, punto. Tutto il resto forse non conta poi così tanto.

E anche le motivazioni per cui si resta insieme forse sono come l’amore stesso: impossibili da capire. Le si sente e basta. Sono quel qualcosa che ci fa dire Finchè morte non ci separi, perché niente altro potrà farlo.

I miti greci sono pieni di leggende d’amore e mentre le studiavo mi sono chiesta che cos’è che spinge Orfeo fino agli Inferi per riprendersi Euridice? Che cosa spinge Leandro a nuotare ogni notte fino alle rive opposte dell’Ellesponto per stare con Ero? O Arianna a tenere saldamente il filo per riportare indietro Teseo?

Dostoevskij dice che a volte capitano incontri con persone a noi assolutamente estranee per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima ancora che una sola parola venga pronunciata.

Forse questo succede perché in qualche modo le anime gemelle si riconoscono, anche dopo mille anni, anche dopo migliaia di chilometri ed eterne reincarnazioni.

Rainer Maria Rilke scrive invece che l’amore sono due solitudini che si proteggono a vicenda. In fondo, uno degli scopi ultimi dell’amore è proprio quello di non stare da soli, di trovare qualcuno che non se ne vada.

L’amore vale sempre la pena

Ma dopo un incontro, che cos’è che cambia per sempre uno e lascia invece intatto l’altro? Perché alcuni se ne vanno? E perché invece altri restano? Un proverbio siriano dice che i piedi vanno dove va il cuore, per cui se uno se ne va significa che il suo cuore non era lì con lui.

Durante un interrogatorio, un sospettato dice al commissario Ricciardi che ci stanno cose che non se le porta via manco il vento e forse l’amore è proprio una di queste cose, è qualcosa che non se ne va nemmeno se lo vuoi con tutta la tua volontà.

L’amore resiste, non muta, non viene a mancare, ogni giorno si sveglia e affronta la quotidianità con noi. Sopravvive alla rabbia, alle incomprensioni, al dubbio, al silenzio, al dolore, alla lontananza. È come una promessa che non può essere infranta. È una spessa catena che non ci fa andare via mentre altre volte è una nave che si spinge al largo senza paura di affondare per le mareggiate. È ricompensa, è giustizia, paura e coraggio, è una stella che brucia e fa luce anche dopo essersi spenta, è la risposta a tutto, è la soluzione, rende tutto legittimo e possibile, si spinge oltre le proprie forze, non sente ragioni e sopporta tutto.

L’amore secondo me è un po’ come la mela di Newton o il sasso di Galileo, qualcosa che ha sovvertito tutte le convinzioni, tutte le leggi naturali in cui avevano sempre creduto, ha cambiato radicalmente il loro modo di vedere il mondo. Da quel momento, il mondo non è più stato lo stesso per loro e l’amore fa alle persone la stessa cosa.

La canzone

La canzone a cui mi ha fatto pensare questo libro è Quando nasce un amore, di Anna Oxa perché il testo, nella sua semplicità, trafigge la coscienza e rivela l’amore per quello che è davvero, da quando nasce a quando muore. Non è mai troppo tardi per innamorarsi, ma un amore che nasce è come un bambino che ha bisogno di cure, di qualcuno che gli stia vicino e gli prepari la strada per crescere, è un’emozione che stringe la gola, è scoprire un’estensione di sé in qualcun altro, perché una volta che lo provi, non ci stanno più freni, come un fiume alla foce che si getta nel mare.

A volte non è semplice e nemmeno come vorremmo, non sempre è l’amore che sognavamo né quello che ci aspettavamo, a volte non siamo pronti e altre non lo riconosciamo neppure, ancora più spesso ci fa paura e scappiamo. Ma non si ha mai la possibilità di incontrare una persona di nuovo per la prima volta quindi forse dovremmo trovare sempre il coraggio di dire quello che proviamo, di dire quelle parole che ci restano bloccate in gola perché ad un certo punto sarà troppo tardi e tornare indietro non si potrà più.

Probabilmente è vero che non c’è cosa di cui sappiamo di meno che l’amore. Eppure, è la spinta per qualsiasi cosa. Per seguire i nostri sogni, per unirci a qualcuno. L’amore è la nostra fede.

L’amore vale sempre la pena.

#LillyKnowsItBetter è la rubrica ideata e curata da Liliana Onori, l’autrice di Come il sole di Mezzanotte, Ci pensa il cielo e Ritornare a casa (ed. LibroSì). In collaborazione con LibroSì Lab, Liliana ci racconta dal suo particolarissimo punto di vista di bibliotecaria e soprattutto di abile narratrice di storie, cosa ne pensa di libri, fiction, personaggi e molto altro. Seguila anche sul suo canale Instagram: @cipensailcielo

24 Gennaio 2020

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Leandra


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