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Il mio gancio in mezzo al cielo

di #LilliKnowsItBetter (alias Liliana Onori @cipensailcielo

Strada facendo vedrai,
che non sei più da solo
Stada facendo troverai,
un gancio in mezzo al cielo

Vi è mai capitato di ascoltare una canzone che conoscete a memoria provando improvvisamente la sensazione che la stiate ascoltando invece per la prima volta? Come se non aveste mai sentito le sue parole o la sua melodia? E avere poi l’impressione che sia stata scritta proprio per voi? Per farvi provare sentimenti che dovevate provare e capire cose che non avevate mai capito? A me è successo qualche giorno fa, per caso, con Strada facendo di Claudio Baglioni.

I miei genitori mi hanno cresciuta con la sua musica, conosco quasi tutte le sue canzoni, le ascolto (e canto…) molto spesso e Strada facendo ha un testo che mi è sempre piaciuto tanto, eppure l’altro giorno mi è come sembrato di non averla mai sentita, non so perché. È una canzone del 1981 e fa parte di un album omonimo che racchiude dodici tracce, tutte bellissime, che raccontano pezzi della vita dell’autore e di come i suoi occhi vedevano il mondo e le persone. Credo sia una canzone talmente conosciuta che non ci sia bisogno di riportarne il testo e credo anche che chiunque l’abbia ascoltata almeno una volta si sia sentito proprio come il suo protagonista: fragile, pervaso certe sere da un senso di inutilità, chiuso in se stesso come solo un ombrello può esserlo, col mento poggiato sul petto a piangersi i dolori e i guai, col dubbio di non aver amato abbastanza chi si aveva accanto, ripescando nella mente i tanti ricordi che la infestano, con la speranza che il domani possa essere migliore di ieri.

Il tema della strada come metafora della vita è stato trattato spesso nelle canzoni, basti pensare a Stairway to Heaven dei Led Zeppelin o a Highway to Hell degli AC/DC, eppure quella di Baglioni ha qualcosa in più, ha qualcosa di diverso ed è qualcosa che sta nelle sue parole, che sta in quel gancio in mezzo al cielo di cui canta nel ritornello.
Io l’ho sempre definita La canzone del sognatore perché l’immagine di questo gancio che ognuno di noi trova, prima o poi, sulla propria strada e che può deviare il corso della sua esistenza mi fa pensare proprio a quei sognatori che non si arrendono mai e che, nonostante tutto, viaggiano in continua attesa e ricerca dell’occasione perfetta che li porterà lì dove sono destinati ad arrivare.
Forse, Strada facendo è più un consiglio che una semplice canzone: devi seguire la tua strada fino alla fine. E così la strada, così la vita, così i sogni, forse. E forse, ancora, i sogni non sono mai un punto di arrivo ma sempre di partenza.

Kerouac ha scritto che l’unica cosa che conta nella vita è andare, senza fermarsi mai finché non si è arrivati, anche se non si sa dove si sta andando. Io ho sempre pensato che avere un sogno fosse pressappoco la stessa cosa: dovrai seguirlo ovunque ti porterà. É un obbligo naturale, biologico, da cui non puoi sottrarti, un dovere che non puoi disertare perché un’altra scelta non c’è e non ci sono neanche scorciatoie o EsciDiPrigioneGratis come nel Monopoli. E non puoi nemmeno restituire il dono con un semplice No, grazie! I sogni non li puoi aggirare, ti si piantano dentro come un chiodo che ti attraversa da parte a parte. Insomma, quando nasci sognatore, un po’ sei fregato! Te lo sudi tutto il tuo sogno, non riesci a liberartene mai. Forse perché è il motivo per cui sei nato, il senso che deve avere la tua vita. È il tuo destino. È la strada che devi percorrere. Il fatto però è che non tutte le strade sono larghe e confortevoli, per la maggior parte sono strette, dissestate e difficili da percorrere, non ci stanno segnali luminosi che ti indichino la via e di solito, quando hai un sogno da realizzare, è proprio su queste strade piene di buche e rattoppi che ti ritrovi a camminare. Ma nonostante tutto questo, la strada non la lasci.

Credi nei tuoi sogni?

Credere nei propri sogni può sembrare un po’ come credere all’Isola Che Non C’è, un posto magico in cui si è bambini felici per sempre, capaci perfino di volare. Eppure, se nasci sognatore, su quell’isola ci vieni scaraventato di prepotenza al primo respiro che fai. È come avere un fuoco nella pancia sempre acceso, solo che nessuno lo può vedere o sentire, tranne quelli che hanno lo stesso fuoco perché, come dice Peter Pan, ognuno ha la sua IsolaCheNonC’è, solo che sono tutte diverse l’una dall’altra.
Io credo che il mondo sia pieno di bambini sperduti che, come racconta Barrie nel suo romanzo, credono nella magia. È pieno di sognatori, il mondo… Ma credere nei sogni non è facile, anzi, di solito quando nasci sognatore, il destino non dimostra quasi mai di avere un debole per te. Sognare è faticoso, è doloroso, è una tempesta che ti sbatte regolarmente contro gli scogli, eppure non ti basta mai. Non ti stanca mai. Quando ne hai uno, per te esiste solo il tuo sogno e sta sempre nella tua testa, nel tuo cuore, nelle tue preghiere, è dentro di te anche quando non ci pensi. È come il richiamo irresistibile di una sirena, ti zavorra a sè, lo senti nelle viscere come una bestia nuda, ti viene quasi da vomitare certe volte ma non puoi comunque farne a meno e non ti preoccupi neanche di cosa lasci dietro di te perché è una farmacia dove trovi tutto quello di cui hai bisogno. Daresti il mondo intero in cambio del tuo sogno anche se spesso ti rende schiavo, anche se ti costringe a sacrifici più grandi di quello che avresti mai creduto, perché quel sogno è la tua felicità. E quindi pazienza per chi non crede in te, pazienza se è difficile, pazienza per le notti insonni, per le volte che hai pianto, per quelle in cui ti sei sentito solo, per quelle in cui non sapevi come fare a resistere e anche per quelle in cui avresti solo voluto scappare. Non importa se fa male, non importa se il bicchiere è quasi sempre mezzo vuoto e quasi mai mezzo pieno, non importa se è più una lotta che una vacanza perché alla fine ne vale sempre la pena. Sempre. Perché quello che il tuo sogno poi ti restituisce è molto di più di quello che pretende da te. È un amore che non muore nemmeno dopo mille anni.
Il tuo sogno è la tua felicità e, come dice Pasolini, per la felicità si fanno anche le rivoluzioni.

Questa sono io
Nessuno sceglie di nascere sognatore, non è una cosa che si decide. Si nasce così e basta. E io sono una di quelli nati così. Sono una sognatrice. Ho voluto sempre e solo diventare una scrittrice nella mia vita. Non c’è mai stato altro nella mia testa, so fare solo quello e quello è tutto per me. E nonostante sia più difficile di quanto potrei mai riuscire a esprimere a parole, non vorrei mai essere nata diversa da come sono, anche se quasi nessuno riesce a capirlo quando lo dico. Un sognatore è un po’ come lo scorpione della favola di Esopo. Un giorno, uno scorpione che voleva attraversare un fiume chiese a una rana di farlo salire sulla sua schiena e di accompagnarlo all’altra riva, ma la rana ovviamente rifiutò, conscia che lo scorpione avrebbe potuto pungerla ed ucciderla, ma lo scorpione le fece notare che pungendo lei avrebbe condannato anche se stesso alla morte, per cui non aveva nulla da temere. La rana allora si fidò e fece salire lo scorpione sulla sua schiena, ma a metà del fiume, lo scorpione la punse. Mentre moriva, portando lo scorpione a fondo con sé, la rana glielo chiese perché lo aveva fatto visto che adesso stava morendo anche lui e lo scorpione rispose semplicemente che lo aveva fatto perché quella era la sua natura.

Molte persone leggono in questa favola solo l’incapacità di fuggire dai propri comportamenti disfunzionali, ma ovviamente non è tutto qui. C’è chi dice che quando si nasce tondi non si possa morire quadrati e il senso della favola dello scorpione e della rana è questo, secondo me: sei quello che sei, nonostante tutto quello che comporta. Perfino se comporta tutta la tua intera vita. E magari è vero che a volte siamo un po’ egoisti, ingenui, che stiamo sempre con la testa tra le nuvole e col cuore altrove, ma siamo sognatori, siamo fatti così, non ci stanno cure, rimedi, non ci sono uscite di sicurezza, seconde possibilità né antidoti. Siamo sognatori, dalla culla alla bara.
Forse, il nostro gancio in mezzo al cielo sono le occasioni che la vita ci mette sulla strada, forse invece lo è il coraggio di afferrarle quando è il momento giusto per non morire poi un giorno col rimpianto, oppure lo sono le persone che ci aiutano e che credono in noi, spingendoci quotidianamente a non mollare. O forse, il vero gancio sono proprio i nostri sogni. Sono loro che ci rendono diversi, addirittura speciali. Ci elevano al di sopra delle masse e ci fanno essere forti, straordinari e capaci di qualsiasi cosa.

Le cose accadono solo se ci credi
Wright diceva che le cose accadono solo se ci credi davvero. È la tua fede in esse che le fa accadere. Purtroppo, la verità è che non basta solo crederci. Tuttavia, noi sognatori ci crediamo sempre, ci speriamo con ogni nostro atomo. E lo facciamo senza tregua, lo facciamo perché siamo sognatori e, lo ripeto, per noi non c’è alternativa, non c’è altra strada. Noi la strada la seguiamo ovunque vada, in curva, in salita, in discesa, giù da un dirupo, sotto il mare, con la neve, la pioggia o la bufera. Noi la strada non la abbandoniamo, non possiamo, anche se ci spezza il cuore, certe volte. Alcuni sogni magari sono più difficili di altri, alcuni ce la fanno, altri no, altri ce la fanno solo a metà, ma siamo irrimediabilmente sognatori e dobbiamo andare dietro ai nostri sogni, per forza. Noi non ci possiamo fermare mai. Perciò, come diceva Gianni Rodari, Fate largo ai sognatori!

Buona Fortuna
La canzone a cui mi ha fatto pensare questo articolo è tratta sempre dall’album di Strada facendo e si intitola Buona Fortuna. Buona Fortuna chiude in realtà tutto l’album ed è un messaggio di speranza, una preghiera per chi deve andare, per chi ancora non ha trovato il suo gancio in mezzo al cielo, per chi ha perso qualcosa e sta tentando di ritrovarlo e per chi ancora non sa dove sta andando, perché, come canta Claudio, la fortuna, in fondo, non basta mai.
Quindi, in conclusione, un sogno ha bisogno di un sognatore per esistere e che sognare, in fondo, non costa niente, dovreste provare a spiegarlo a chi un sogno ce l’ha davvero.

Dedicato ai miei amici Lorenzo, Dino ed Alessia che come me sono nati sognatori e che, come me, non abbandonano mai la loro strada

#LillyKnowsItBetter è la rubrica ideata e curata da Liliana Onori, l’autrice di Come il sole di Mezzanotte, Ci pensa il cielo e Ritornare a casa (ed. LibroSì). In collaborazione con LibroSì Lab, Liliana ci racconta dal suo particolarissimo punto di vista di bibliotecaria e soprattutto di abile narratrice di storie, cosa ne pensa di libri, fiction, personaggi e molto altro. Seguila anche sul suo canale Instagram: @cipensailcielo

20 Dicembre 2019

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Leandra


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