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#librinellorto I miei piccoli dispiaceri

libro scelto letto e fotografato da Federica Martellini

Ricevo un sms dal mio ex: Ho bisogno di te. Ti senti bene? gli rispondo. Scusa, scrive lui di nuovo, ho premuto invio troppo presto. Ho bisogno di te per firmare le carte del divorzio.

L’editore ha scelto, in modo piuttosto azzeccato, questo breve passaggio per il risvolto di copertina di I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews (Marcos y Marcos, 2015). Azzeccato perchè contiene un piccolo assaggio di quell’impasto insolubile di vulnerabilità, illuminazioni e disperazioni che l’autrice riesce a restituire con straordinaria grazia nelle pagine di questo libro che sa toccare insieme le corde del riso e del pianto, della tenerezza e dello struggimento, incontrando felicemente le parole per dire la vita.

Il romanzo nasce dalla necessità di tradurre in parole un lutto reale, di dare forma a un dolore. É la storia di una famiglia particolare, che somiglia da vicino a quella di Miriam Toews, canadese cresciuta in una comunità mennonita dalla quale è scappata via a 18 anni, ma anche un po’ universale.  Ed è la storia di due sorelle, Elf e Yoli, una pianista di successo, l’altra scrittrice con una vita disordinata , dell’amore che le lega e di tutte le fragilità e i passi falsi dell’amore, della loro madre che gioca a scarabeo online e legge Il lungo addio di Raymond Chandler mentre gira il sugo e che se ne va in giro con pantaloni di velluto viola e sa attraversare con nonchalance la performance di Marina Abramovich e Ulay, facendo strada a quelli che seguono. É un libro con dei meravigliosi personaggi femminili.

C’è poesia e musica, domande esistenziali, un modo raro e profondo di guardare la quotidianità, una visione sottile delle piccole cose, tutto scritto però nel tono di un lungo pensiero fra sé e sé, come in una di quelle lunghe lettere che in certi momenti della vita si scrivono a sé stessi, cercando il bandolo di una qualche matassa o come una partitura serrata, di monologo e dialoghi, che ci srotola davanti  il racconto dello sforzo, comune ad ogni vita, di mettere insieme i pezzi di insondabili e complesse costellazioni famigliari.

In ogni libro che abbiamo amato ci sono pagine segnate, che di tanto in tanto torniamo a leggere. In I miei piccoli dispiaceri  io a volte rileggo questa:

«Si è messa a sussurrarmi delle cose, tutte incentrate sull’amore, sulla bontà, sull’ottimismo e la forza. E su di te. Sulla nostra famiglia. Su come possiamo lottare duramente ma su come possiamo anche riconoscere la sconfitta e smettere di lottare e dire pane al pane. Le ho chiesto come si fa quando il pane non è pane e mi ha detto che a volte nella vita va così, che il pane non è pane, e bisogna accettarlo. Le ho detto ma io sono una scrittrice, per me è difficile lasciare quel pane indefinito, e lei ha detto che capiva, anche a lei, perdiana, piaceva che i misteri si risolvessero, e che le parole fossero collegate a dei sentimenti. Ha picchiettato sul giallo, quello che aveva sul petto, quello che le proteggeva il cuore, e che in tutto quell’abbraccio chissà come non si era mosso di un centimetro. Mi ha detto che il cervello è fatto per farci dimenticare delle cose e continuare a vivere, che i ricordi sono destinati a sbiadire e dissolversi, che la pelle, all’inizio così protettiva, perché i nostri organi vanno protetti, finisce con l’afflosciarsi – perché anche gli organi non sono più quelli di una volta – e gli spigoli diventano lame, e che il dolore di lasciar andare il cordoglio fa male quanto e più del cordoglio stesso».

La trama. Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos. Elf è sempre stata la più bella.
Ha stile, idee geniali, ti fa morir dal ridere; le capitali del mondo la ricoprono allegramente di dollari per farle suonare il pianoforte e gli uomini si innamorano perdutamente di lei. Yoli è la sorella squinternata. Ha messo al mondo figli con padri diversi, ha un amante avvocato, se si rompe la macchina fa sesso con il meccanico, ha il conto sempre in rosso e una carriera mancata. E cos’è adesso questa storia che Elf vuole morire? Proprio in questo momento, poi, a due settimane da un’importantissima tournée. “Elfie, ma ti rendi conto di quanto mi mancheresti?” Quali sono le cose giuste da dire per salvare una vita? Yoli la prende in giro, la consola, la sgrida, aggredisce lo psichiatra dell’ospedale, cammina lungo il fiume tumultuoso del disgelo, non sa più che pesci pigliare. Cospira con la madre, con zia Tina, con il tenero marito scienziato di Elf, con Claudio, il suo agente italiano, e tra cene alcoliche, sms di figli ed ex mariti, sorrisi e ultime frontiere del pianto, lottano tutti per convincere Elf a restare. E in questo lungo duello di parole, carezze, umorismo nero si celebra la grazia e l’energia che occorrono per accettare il dono fragile della vita.

#librinellorto è una rubrica che, come dice il nome, immerge in uno spazio congeniale alla lettura. Perché l’orto non è solo uno spazio fisico, ma anche e soprattutto un luogo dell’anima e dello spirito, che  richiama, proprio come la lettura, una comunione con se stessi, una vita più autentica, rallentata dai ritmi della quotidianità. La firmano le autrici di “Di Punto in Bianco”, il progetto editoriale fatto di storie da scoprire che parla di affetti, di libri, di creatività. Entrarci è un scoprire quel giardino segreto che abbiamo a lungo cercato.

Nella foto l’autrice di questa puntata di #librinellorto, Federica Martellini.

 

17 Ottobre 2019

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Leandra


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