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Grande come l’universo di Jón Kalman Stefánsson

Tornano le letture di #librinellorto con le autrici del blog @dipuntoinbianco. Per settembre è Alessandra Ciarletti a proporci un toccante romanzo, Grande come l’universo, di Jón Kalman Stefánsson (ed. Iperborea). La fioritura dell’orto ci propone il viola delle petunie e l’arancio delle zucchine.

di Alessandra Ciarletti @dipuntoinbianco

Un cielo grande, maestoso e buio è il protagonista di fondo di Grande come l’universo, parte seconda di I pesci non hanno gambe. Insieme raccontano la storia lunga un secolo di un’intera famiglia. La consecutio non è un obbligo, sicuramente non lo è stata per me che casualmente all’aeroporto di Fiumicino fui colpita da questo titolo e da esso ho iniziato la scoperta di questo scrittore che con straordinaria attenzione e capacità si muove tra le pieghe dell’animo umano e ci racconta piccole storie di una piccola terra perlopiù sconosciuta, quale appunto l’Islanda, restituendo una visione dove il piccolo e il grande dialogano senza sosta, mettendo in luce la durezza del clima e dello spirito dei suoi abitanti. Parla di un’isola, quindi di mare e di cielo. Ma anche di neve e come la neve, con morbida determinazione, dà nuova forma alle cose, erige monumenti di mistero.

In Grande come l’universo è proprio dall’osservazione del cielo che prendono vita i pensieri e le storie di un piccolissimo protagonista, in realtà la proiezione della sua anima ormai adulta nel passato remoto dell’infanzia, con costanti salti logico temporali nel presente narrativo.

E in uno strano andirivieni molto più prossimo al sogno che alla realtà, Ari ci racconta la sua storia, quella della sua famiglia, di sua nonna Margret dalla quale sente di aver ereditato un crudele senso di rivolta, ma soprattutto racconta la relazione con suo padre, ormai in fin di vita: due singolari solitudini rese tali dalla morte prematura di sua madre.

Il senso di spaesamento accompagna pagina dopo pagina le storie di questi due esseri umani che si confrontano con i propri sentimenti e quasi mai riusciranno a entrare esplicitamente in risonanza, come a voler dire che senza una madre è difficile imparare ad essere padre e ancor più a diventare uomo senza portarsi dentro una ferita insanabile dall’amore di chiunque altro.

Dice Ari al principio «Le persone possono trasformarsi in una lacrima o in un pugno – a volte la differenza tra le due cose è molto sottile». Per dipanare questo groviglio di tumultuosi sentimenti Ari metterà a disposizione tutte le parole che conosce, perché ciò che vuole è salvarsi e vuole farlo attraverso le parole, che da sempre aiutano l’uomo a dare forma a ciò che non ce l’ha.

Vuole salvarsi da quel senso di morte che lo ha preceduto, a partire dalla storia della zia Lilla, figura poetica cui la vita ha dato il compito di accompagnare la figlia Lara di appena otto anni oltre le porte del conosciuto e da quel momento la sua vita è diventata una valigia, con pochi vestiti, una poesia da lei scritta per la figlia morta e i pochi disegni da quest’ultima realizzati. Una viandante del dolore. Anche Ari lo è diventato. Dalla morte prematura della madre la sua vita si è delineata attraverso progressivi distacchi emotivi. Come riuscire a superare tutto questo? Ari, con la fermezza che è propria della storia, si guarda indietro, cerca e trova la forza nei suoi antenati, nel nonno Oddur, gran capitano dei fiordi e nella nonna Margret che invece di andar per mare, ha alzato gli occhi al cielo, a quel cielo così buio in cui anche le stelle fanno fatica a brillare. Eppure ci sono, ed è proprio quando è più freddo, quando il fiato si condensa che splendono ancora più forti, ricordando agli uomini che quanto più la vita si presenta difficile tanto più forte è la bellezza che li inonda. Come il mare, quel mare gelido che spesso al tramonto non restituisce le vite dei pescatori partiti all’alba. Eppure è grazie a quel mare che i suoi antenati hanno aperto uno squarcio nella storia dell’esistenza. Ari racchiude in sé un radicato senso di impermanenza, di lotta per la sopravvivenza. E lancia nello spazio bianco fra le parole, pensieri in codice che sta a noi lettori decifrare.

Buona lettura

“Di Punto in Bianco”: è un progetto editoriale e un piccolo grande mondo fatto di storie da scoprire. C’è poesia, amore per la terra, per i piccoli gesti quotidiani, per i racconti che entrano dentro in noi, arricchirci, nutrirci. Di Punto in Bianco parla di affetti, di libri, di creatività. Entrarci è un scoprire quel giardino segreto che abbiamo a lungo cercato.

In foto l’autrice di questa puntata di #librinellorto, Alessandra Ciarletti.

Prossimo appuntamento il 15 ottobre.

15 Settembre 2019

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Leandra


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