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Home Corsivi

Orvieto, le elezioni e la cultura finanziaria che non c’è. Questione Swap

Redazione by Redazione
15 Aprile 2019
in Corsivi, Archivio notizie
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di Massimo Gnagnarini

Sull’affaire swap, ma anche su altro, piuttosto che con Claudio Lattanzi, capace giornalista, mi piacerebbe confrontarmi con i politici e i candidati alle elezioni comunali e non solo quelli di di parte avversa. Ma temo che sarà impossibile perché sui temi , finora, sembra che il centrodestra orvietano si accontenti che a suonarle a Germani e alla sua compagine amministrativa sia sufficiente il libero e indipendente lavoro della stampa locale.
L’ultimo attacco lo si può leggere sulla nuova rivista Next pubblicata da Intermedia Edizioni , https://www.nextmag.it/il-rapporto-fantasioso-tra-giuseppe…/ che peraltro ha editato il mio libro “La Bolla -il caso Orvieto “ nel 2018, e consiste nell’attribuire all’amministrazione Concina il merito di aver risolto il pasticcio degli swap e a Germani il demerito di essersi indebitamente intestato la recente vittoria giudiziaria contro la BNL rea di averci rifilato negli anni passati delle micidiali patacche di finanza derivata insieme a RBS l’altra banca scozzese a cui abbiamo regalato milioni di euro degli orvietani.

Prima di venire al dunque mi tocca , ancora una volta, smentire Lattanzi che insiste nel definire la politica seguita del risanamento anticipato del buco di bilancio comunale ereditato dal cdx che a sua volta lo aveva ereditato dal Csx come  “ la più grave manovra recessiva mai effettuata negli ultimi anni ai danni dell’economia orvietana ”.  Questo assurdo mantra elettoralistico escogitato per far apparire un successo della politica di bilancio che come assessore ho seguito come, invece, una sorta di  fallimento non poggia su alcun dato reale o oggettivo ed è solo frutto di mistificazioni propagandistiche e di ignoranza finanziaria.
In effetti non un centesimo in più, in questi anni, è stato sottratto alle entrate correnti, quelle da poter spendere a favore dei cittadini o delle imprese, solo per il vezzo di risanare in anticipo il deficit comunale.
Abbiamo usato esclusivamente entrate straordinarie come , a titolo di esempio significativo, il recupero IMU di 1mln di euro dalla multinazionale EON che gestiva la diga di Corbara . Somme che,  come dice la legge e come è chiaro a chi la conosce non potevano non essere utilizzate se non per il ripiano del deficit.
L’altra metà della massa deficitaria è stata azzerata attraverso la riformulazione del vecchio piano di risanamento reinterpretando noi e daccapo le norme e i conteggi che lo avevano sotteso a causa della dabbenaggine della vecchia giunta di cdx: La Corte dei Conti di Perugia e le Sezioni Riunite di Roma hanno approvato e certificato la nostra linea giuscontabile dichiarando il Comune di Orvieto fuori dalla procedura di pre-disposto con delibera finale n. 65 del 18 aprile 2018.
D’altra parte per smetterla di insistere nell’accreditare le menzogne e le mistificazioni sul tema risanamento finanziario diffuse dai partiti di opposizione alla Giunta Germani , basterebbe andare a leggersi gli avanzi di bilancio certificati nell’epoca Germani che sono stati inferiori agli avanzi di bilancio registrati all’epoca di Tardani vice-sindaco.  Dunque una fake assoluta quella delle manovre di bilancio recessive che,  fidandosi improvvidamente di una supposta competenza e onestà intellettuale delle sue fonti, Lattanzi evidentemente non ha verificato e approfondito attentamente.
Altrimenti non le avrebbe scritte, ne sono sicuro.

Ma veniamo al dunque: Lattanzi si chiede , citando il mio libro, chi abbia fatto da tramite tra le banche e i politici dell’epoca che sottoscrissero quei maledetti contratti di finanza derivata compreso l’attuale sindaco Germani.
“ Forse” afferma il giornalista sarà stato un influente orvietano  “ top manager ai vertici anche di Rothschild Italia “ lo stesso che all’epoca consigliava il sindaco Mocio.  Voglio ricordare a Lattanzi che di finanzieri che sono entrati nel caso swap a Orvieto ritroviamo anche il finanziere Maurizio Romiti che da assessore al bilancio della Giunta con vicesindaco Tardani curò la transazione con RBS.
E’ stata una transazione che a mio parere fu più vantaggiosa per la banca inglese che per Il Comune di Orvieto e nel contempo, attraverso la causa intentata solo contro BNL, ha finito con lo scaricare  sugli anni futuri gli oneri di accantonamento per i rischi di soccombenza giudiziaria del Comune, peraltro non ancora superati dalla recente sentenza di primo grado, e che hanno pesato sui bilanci comunali che ho firmato in questi anni  per un importo complessivo di 2 Min di euro. Questa si una limitazione pesante conseguenza di una manovra recessiva fatta da altri prima di me e che ha ristretto considerevolmente l’espansione di spesa corrente in questi ultimi cinque anni. Se invece il Comune a suo tempo avesse fatto causa a entrambe le banche, come da me sempre auspicato,  l’accantonamento annuale sul bilancio comunale per il rischio di perdere entrambe la cause sarebbe stato non superiore a quello che si è dovuto comunque assicurare per la sola causa contro BNL (effetto compensativo o mirror dei derivati RBS estinti ).

In conclusione, oltre ogni responsabilità personale e trasversale dei singoli esponenti politici,  la storia dei contratti derivati stipulati dal Comune di Orvieto è la storia dell’incapacità di tutta una intera classe dirigente cittadina nel maneggiare questa materia nonché della scarsa , per non dire nulla,  cultura finanziaria che regna a Orvieto , ma di questo agli elettori orvietani è sempre importato poco o niente e giustamente rimangono più affascinati da altre culture più consone a una città d’arte come la nostra.

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