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Dialogo a tre voci sull’Europa, l’Unitre conclude il corso di Storia

Redazione by Redazione
29 Aprile 2019
in Archivio notizie
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ORVIETO – Lunedì 29 Aprile 2019 alle ore 16, presso la Sede Unitre di Palazzo Simoncelli (diversamente da quanto annunciato in precedenza), si conclude il corso di Storia promosso dall’Università delle Tre Età di Orvieto nel corrente Anno Accademico 2018/2019 e curato dal Prof. Franco Raimondo Barbabella, con la trattazione di un argomento di stringente attualità: “L’Europa come antidoto agli egoismi nazionali e alla guerra: un’idea morta o più viva che mai?”.

La parte di mondo che consideriamo nostra e che chiamiamo Europa non è un dato, ma un risultato. Una storia lunga e drammatica, di slanci del pensiero e di cadute nella violenza, di creazione di civiltà e di guerre sanguinose. Un’idea che per primo nacque non a caso nella mente di un grande umanista, Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, che nel 1453, lo stesso anno della presa di Costantinopoli da parte dei Turchi di Maometto II, aveva scritto appunto “De Europa”. Era l’anelito della cristianità di affermare le proprie ragioni di civiltà di fronte alla minaccia di una possibile scomparsa.

La storia d’Europa è stata segnata da questa condizione: cresce l’unità quando si sente la minaccia della scomparsa. Accadde anche alla fine della seconda guerra mondiale. Nonostante gli europei fossero provati da immense sofferenze, una nuova possibile guerra era alle porte: le relazioni tra Francia e Germania, nemici storici, rimanevano ancora compromesse e sul continente gravava la minaccia di un nuovo conflitto fra paesi occidentali e paesi dell’est.

Come si potevano evitare gli errori del passato? Da dove cominciare e soprattutto come? Come stabilire un legame fra i due paesi e ricongiungere ad essi tutti i Paesi liberi d’Europa per costruire insieme un destino comune? Con una grande idea, nuova nello spirito, negli ideali, nei contenuti, nella forma… La grande idea, il sogno, era l’Europa.

E il sogno incominciò a diventare realtà nel 1950. Era il 9 maggio quando Robert Schuman, ministro degli Affari Esteri della Francia, nel suo discorso dichiarava “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano”. Quelle parole non caddero nel vuoto. I rappresentanti di Italia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi ne furono subito entusiasti: capirono immediatamente che, unendosi, avrebbero potuto vivere nel segno della pace, allontanare le guerre, migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini, continuando a mantenere le proprie tradizioni, le proprie consuetudini.

A quel sogno avevano lavorato grandi personaggi della cultura e della politica: Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Jean Monnet,  Konrad Adenauer, Paul Henri Spaak. Essi avevano diffuso il desiderio di pace e di unione, avendo compreso che c’è un destino comune dei popoli europei e che esso può produrre civiltà solo nella collaborazione e nella pace.

Questo destino e questa missione di civiltà nel mondo di oggi sono diventati solo memoria da coltivare o hanno una stringente attualità?

Lunedi 29 aprile, presso la Sede Unitre, ne discuteranno con Franco Raimondo Barbabella, dirigente emerito del Liceo Majorana di Orvieto, Giovanni Codovini, docente di storia e saggista, e Marco Sciarrini, storico. L’ingresso è libero.

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