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Home Territorio

Agricoltura di qualità, turismo e cultura. Si va verso il Parco Culturale dell’Alfina

Redazione 2 by Redazione 2
30 Luglio 2017
in Territorio, Secondarie, Archivio notizie
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ORVIETO – Nella mattinata di giovedì 27 luglio presso la Sala Consiliare del Comune di Orvieto è stato presentato alle associazioni ambientaliste lo “Studio Unitario” per il Parco Culturale dell’Alfina elaborato dall’ufficio del PRG che, secondo il crono programma, verrà portato all’approvazione del Consiglio Comunale all’inizio dell’autunno (altre iniziative partecipative con le popolazioni interessate si terranno nei primi giorni di agosto); parco previsto dal PRG del Comune di Orvieto e che si estende da Benano all’area di Buonrespiro-Sugano (la parte dell’Altopiano umbro-laziale dell’Alfina compresa nel territorio di Orvieto).

Scopo dello “studio unitario” è quello di definire le “regole” a cui dovranno rispondere le diverse attività che si terranno all’interno del Parco Culturale: agricoltura di qualità, turismo, cultura, ed esplicita i divieti per altre tipologie di attività. Regole che potranno essere riprodotte dagli altri comuni dell’Altopiano (Porano, Castel Giorgio e Castel Viscardo in Umbria e Bolsena, Acquapendente, San Lorenzo Nuovo e Proceno nel Lazio).

All’incontro sono intervenuti, oltre al sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, il responsabile dell’ufficio del PRG Arch. Rocco Olivadese, l’Arch. Veronica Guidone, paesaggista, nonché i rappresentanti delle associazioni ambientaliste del territorio.

Il “PARCO CULTURALE” è uno strumento utile per accrescere il livello di responsabilità, per produrre buone pratiche, nuove consapevolezze, nuove regole di approccio al governo delle trasformazioni urbane e territoriali aprendo le porte alla cooperazione, alla partecipazione, alla concertazione, al partenariato interistituzionale pubblico-privato, in sintesi, all’attitudine a “fare sistema”.

Attraverso questo strumento, per mezzo del quale si intendono promuovere politiche di sviluppo centrate sulla identità locale e in grado di valorizzare le risorse territoriali e di integrarle con la promozione turistica, si vuole:

– assegnare visibilità a tutti i beni culturali e ambientali;

– diversificare e ampliare le attuali tipologie di frequentazione turistica, potenziando anche le infrastrutture;

– valorizzare tutte quelle attività compatibili con l’immagine complessiva della città e del territorio.

“LO SVILUPPO NELLA TUTELA” è dunque la sfida da affrontare per incentivare la diversificazione economica del territorio affermando un modello di turismo fondato su una forte integrazione con le risorse del territorio: storia, natura, cultura locale, paesaggio agrario, enogastronomia.

L’obiettivo è incentivare lo sviluppo economico e turistico, attraverso un modello ecosostenibile che dia impulso alla localizzazione e alla fruizione delle strutture senza compromettere i valori storici archeologici ed ambientali e che valorizzi le risorse territoriali (naturali, storiche, del territorio, del paesaggio agrario, delle produzioni agricole, ecc).

Il processo di valorizzazione, interessa sia le risorse culturali in senso stretto (siti archeologici, musei) sia il paesaggio, l’ambiente, sino al patrimonio immateriale.

Uno sviluppo turistico in senso ambientale ed ecosostenibile, quindi, che pone una particolare attenzione alla localizzazione delle strutture dei servizi, avendo cura di non compromettere i valori storici ed ambientali che caratterizzano questo tipo di offerta turistica.

Altro obiettivo fondamentale è individuare le permanenze identitarie e garantire la loro salvaguardia, aumentando contestualmente la loro visibilità e la loro fruizione turistica.

Il territorio da ricomprendere nel Parco Culturale, è caratterizzato da una forte presenza di beni territoriali, intesi come beni storici, archeologici, paesaggistici, naturalistici, ma anche immateriali, i modi di vivere un territorio – in questo caso, un territorio già ricompreso nel P.R.U.S.S.T / Programma di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo sostenibile “San Pietro in Tuscia ovvero il territorio degli Etruschi” – elementi che svolgono un ruolo centrale per l’economia del territorio e che dovranno essere messi a rete con l’agricoltura e l’artigianato, perché fare rete e fare sistema è l’unica strada per sviluppare un territorio in modo ecosostenibile.

Aprendo l’incontro, il sindaco, Giuseppe Germani ha precisato la natura dell’incontro “Propedeutico alla presentazione pubblica calendarizzata per gli inizi di agosto con le popolazioni interessate, finalizzato alla definizione del crono programma per la presentazione della proposta definitiva da inoltrare alla Regione Umbria”.

A tale proposito ha evidenziato che “il Parco Culturale è una proposta innovativa che implica la sfida collettiva di dimostrare che il nostro territorio si può valorizzare in un modo condiviso”.

“La proposta – ha detto – era già presente nel PRG del Comune di Orvieto dal 2007 e viene ripresa in mano dopo dieci anni, a fronte del mutamento di vari scenari anche normativi e di esperienze quali ‘Area Interna’ e il ‘Contratto di Fiume’”.

“Oggi iniziamo un percorso – ha ribadito – nel senso che, insieme a tutto il territorio, dobbiamo scrivere le norme per giungere ad una prima stesura della proposta che dovrà passare per il Consiglio Comunale e per la Regione anche al fine della partecipazione ai bandi per l’acquisizione di risorse necessarie ad attuare determinati progetti”.

Nel sottolineare inoltre che “grazie agli uffici, l’Amministrazione Comunale sta agendo come previsto dalla normativa a tutela del Comune e dei territori”, il sindaco ha poi aggiornato le associazioni riguardo al problema delle recinzioni poste a riparo delle coltivazioni dagli animali selvatici.

Al riguardo ha precisato che “a fronte dei sopralluoghi effettuati e della risposta pervenuta da parte della Regione Umbria che ha dichiarato non fattibili le tipologie di alcune recinzioni eseguite nelle zone interessate dell’altipiano dell’Alfina, ricadenti nel territorio comunale, essendo tali recinzioni non compatibili con la zona ed i dettami stabiliti dalla regione, il Comune ha presentato esposto alla Procura della Repubblica ed in data 17 luglio u.s. ha emesso l’ordinanza per la immediata rimozione”.

“E’ stato fatto quanto di competenza del Comune, tant’è che a seguito delle verifiche effettuate – ha precisato – è stata emessa una analoga ordinanza nei confronti di una azienda che insiste nella zona, per il rispetto della concessione di utilizzo di un pozzo solo a fini domestici e non ad uso irriguo. Altrettanto il Comune di Orvieto farà per impugnare nelle sedi opportune le eventuali per iniziative finalizzate ad attività geotermiche che potrebbero essere intraprese da alcune aziende”.

Le analisi condotte sul parco che, relativamente al Comune di Orvieto, interessa le zone di: Benano, Sugano, Rocca Ripesena sono state presentate dall’Arch. Veronica Guidone la quale, partendo dalle caratteristiche del parco, ha sottolineato “l’importanza che esso riveste per l’elevato tasso di naturalità che presenta, sia dovuta alla presenza di centri storici, sia per un tessuto agricolo di matrice storica, nonché per il costone tufaceo che fa da quinta alle presenze naturalistiche presenti”.

L’esperta paesaggista ha poi riferito circa l’elaborazione della “Carta di uso del suolo” (agricolo, boschivo, ecc.) che costituisce una importante banca dati. “Dati – ha precisato – da cui emergono le percentuali di uso del suolo: 44% naturalistico, 44% ad uso agricolo e la restante parte a territorio insediato. Per ogni classe del territorio sono stati attribuiti dei parametri di valore del suolo che hanno consentito di elaborare anche la ‘Carta della qualità ambientale’. Infine, è stato determinato l’indice di conservazione del paesaggio che si attesta a 0,75 ovvero una qualità molto elevata”.

“Dal 1950 e oggi – ha concluso – emerge che la frammentazione del territorio agricolo è diminuita (oggi i lotti sono più ampi) e risulta un aumento delle aree boscate che equivale però ad un certo abbandono dell’attività agricola tradizionale, a vantaggio dell’attività agricola di tipo estensivo”.

“La trama minuta degli anni ’50 oggi non esiste più poiché la meccanizzazione ovviamente ha prodotto degli effetti – ha detto al riguardo l’Arch. Rocco Olivadese, responsabile dell’Ufficio PRG del Comune di Orvieto – l’analisi dimostra, tuttavia, che il territorio ha problemi ma non è compromesso”.

“L’idea del ‘Parco Culturale’ in Umbria non esiste ancora – ha aggiunto – Orvieto lo ha inserito nel PRG nel 2007 e in questo senso fa da apripista. E’ soprattutto la prima volta che si costruisce un percorso condiviso con le associazioni ambientaliste, un modello operativo anch’esso da esportare a livello regionale e nazionale.

Non è un prodotto chiuso perché è giusto che lo sviluppo sia armonico con la realtà naturale e immateriale. Lo studio del Parco Culturale è aperto ai contributi esterni, tanto che accoglieremo già dai prossimi giorni le prime osservazioni. Per settembre dovremmo aver completato le analisi e lavoreremo alle norme. Il passaggio in Regione è legato, infatti, all’assenza di una normativa specifica sui parchi culturali. Naturalmente ci sarà il coinvolgimento dei Comuni limitrofi, alcuni dei quali già nel 2007 diedero la loro disponibilità e ora saranno maggiormente chiamati alla condivisione. Il territorio deve diventare ‘valore aggiunto’ per l’intera collettività ed il Parco Culturale serve a questo”.

Interessanti gli spunti pervenuti da parte dei rappresentanti del mondo ambientalista che hanno evidenziato l’urgenza di partire con il piede giusto e di fare bene tutti, a partire dal Comune. Di seguito alcune delle tematiche di grande attualità che sono state rappresentate:

– l’aggravamento della situazione idrica da tenere sotto osservazione puntando in sede di “Parco Culturale” alla tutela idrogeologica, vocando tutto l’altopiano all’agricoltura biologica e cominciando ad incanalare le piogge torrenziali anche mediante il modello delle “antiche trosce”, affinché non dilavino sul territorio e non vengano disperse.

Il tema della protezione delle acque è già espressamente previsto nello studio unitario.

– L’esigenza di mantenere una posizione di controllo del territorio velocizzando, da parte del Comune, determinate azioni a fronte della preoccupazione concreta che il mosaico paesaggistico venga oggettivamente modificato. Di quì la necessità di evidenziare il problema della eliminazione drastica di grandi blocchi geologici in luogo dello spianamento e di corredare lo studio con la carta pedologica del suolo per verificarne l’erosione e pensare alla sua corretta manutenzione (anche boschiva).

– Il concetto di resilienza sta anche nella capacità di un territorio di tornare come era prima e per farlo serve ampia coesione. Il parco non dovrà avere tempi lunghi. Ci sono cittadini lungimiranti che vigilano sul territorio.

– L’importanza di inserire nel Parco Culturale le coltivazioni biologiche, il NO agli impianti industriali e la valorizzazione dei Beni Culturali.

Rispondendo ai vari quesiti il sindaco ha ribadito che “Il Comune intende rispondere in funzione di alcune decisioni che l’Amministrazione Comunale ha preso, a partire dall’approvazione di questo primo atto”. “Più che del passato – ha detto – dobbiamo guardare al presente e al futuro. Se nel 2007 il percorso del Parco Culturale non fosse stato interrotto, oggi forse non avremmo avuto il problema delle coltivazioni di estensione. Forse l’errore è stato proprio quello.

Il fatto è che il Comune non ha competenza per vietare certe coltivazioni ma può vincolarle a determinate modalità ed utilizzi. Sulla base della documentazione di cui prima non disponeva, oggi il Comune può agire sui casi oggettivi con atti formali.

L’Amministrazione è aperta a costruire le condizioni per metterci al riparo dal ripetersi di certi problemi. Tutto quello che possiamo fare, per legge, lo facciamo, come dimostra l’esposto alla Procura della Repubblica per la demolizione delle recinzioni non a norma.

Nella nostra città vige la democrazia e non possiamo permetterci che vi siamo condizionamenti esterni, tutti i soggetti interessati sono informati delle varie situazioni e chi ha l’obbligo di accertare ed intervenire lo farà”.

“Una parte delle risorse di ‘Area Interna’ e del ‘Contratto di Fiume’ – ha concluso – sono destinate allo sviluppo dell’agricoltura di qualità biologica”.

 

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