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Home Cronaca

“I nostri figli nella gabbia dell’Adhd e noi abbandonati dalla sanità”, ottanta famiglie disperate

Redazione by Redazione
22 Gennaio 2017
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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ORVIETO – “Noi, genitori lasciati soli”. Sono mamme e papà, spesso sull’orlo della disperazione, a volte allo sbando, uniti dalla stessa sorte: un figlio Adhd, cioè affetto da deficit di attenzione e iperattività. Una sindrome che, sebbene diagnosticata e certificata, viene ancora poco riconosciuta: dal sistema scolastico, sanitario, sociale. Sono quasi un’ottantina le famiglie in tutto il territorio dell’Orvietano costrette a vivere una storia fatta di tanti sacrifici e, purtroppo, di solitudine.
Sì perché il sistema sanitario se ne infischia se un genitore non ha i soldi per affidarsi ai privati, se ne infischia se un bambino affetto da questa malattia un domani sarà un uomo che potrebbe creare anche gravi problemi al prossimo, se ne infischia se una madre deve lasciare il proprio lavoro per poter fare le veci di un medico e aiutare il proprio figlio.
Sono realtà tristi che non si vorrebbe mai raccontare nel ventunesimo secolo. Ma se, per disperazione, tutte queste famiglie sono costretti a proteste plateali per poter essere ascoltati minacciando di bloccare addirittura l’autostrada, ecco che diventano ancor più pesanti da concepire. «Il servizio sanitario del nostro distretto – spiega  Mario Panara, padre di una bambina disabile – garantisce solamente dodici ore settimanali del neuropsichiatra infantile e non parliamo poi di terapia logopedica, che attualmente necessita almeno 12 mesi di lista di attesa e la totale assenza di terapia comportamentale che a breve sarà coperta per sole 12 ore settimanali come da bando di concorso della Asl2 appena bandito».
Anche per ottenere la certificazione medica attestante la malattia i tempi sono biblici ma senza di essa i bambini non possono usufruire del sostegno a scuola e, gestire un bambino che manifesta la sua malattia con aggressività e difficoltà a mantenere alta l’attenzione è un compito non facile per un insegnante e la classe. Un cane che si morde la coda, insomma. Essendo questa la situazione unica alternativa è rivolgersi a centri di cura privati con costi esorbitanti che non tutti possono ovviamente permettersi di spendere. Basti pensare che una seduta di terapia cognitiva comportamentale costa 60 euro l’ora, una logopedia 40 euro a seduta per un trattamento minimo di due sedute settimanali. «Per poter far curare i nostri figli – aggiunge Mario – siamo costretti a chiedere aiuto alle nostre famiglie a prendere finanziamenti in banca intaccare i risparmi per chi ne ha. Le famiglie disagiate di cui sono la voce, non hanno la possibilità di accedere a strutture private privandosi di qualsiasi cosa, cercano di poter far fare qualche terapia a professionisti con una coscienza, a costi veramente irrisori aspettando il servizio sanitario, almeno un anno». E’ un appello accorato quello che arriva da tutte queste famiglie alla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e all’assessore regionale alla sanità affinché prendano in carico il problema per dare dignità non solo a questi genitori disperati ma soprattutto ai loro figli che hanno bisogno di non essere abbandonati. (Sa.Simo)

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