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Home Politica

L’articolo 70, Salvini, la comunicazione, la malafede e la memoria corta

Redazione by Redazione
28 Novembre 2016
in Politica, Corsivi, Archivio notizie
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Pier Luigi Leoni, in un suo Elzeviro della rubrica Opinioni incrociate di lunedì 28 novembre spiega “Cosa c’è alla base del “famigerato” articolo 70” della riforma costituzionale che andremo a votare domenica prossima.  Approfondisce le ragioni della complessità e della apparente prolissità dell’articolo 70 tanto contestato dai fautori del NO.
Voglio tirare fuori dalla rubrica questo pezzo perché credo sia utile per capire meglio l’argomento nel merito e perché è stato occasione per confermarmi nella sgradevole sensazione di essere preso in giro, insieme a milioni di italiani.  Mentre scrivevo il commento al suo intervento, dalla TV sentivo Salvini che nei suoi dieci minuti di tribuna elettorale parlava d’altro, dell’Europa maligna e affamatrice, scordandosi che fu approvato l’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio con la legge Legge Costituzionale 20 aprile 2012 n. 1 da due terzi del Parlamento, compresi tutti quelli che oggi gridano contando sulla memoria corta degli italiani.
Rispetto il pensiero di tutti, anche se con sforzo titanico, ma la presa per i fondelli è altro, è violenza, è sfruttamento delle nostre paure, insicurezze, arrabbiature.

Riporto di seguito il pezzo di Leoni e il mio commento.  Lo piazzo tra i corsivi  per appaiarmi alla storia a puntate, siamo alla settima,  dell’ottimo amico Tiberi, ormai grillino di “professione”. (Dante Freddi)

Cosa c’è alla base del “famigerato” articolo 70.
di Pier Luigi Leoni

La riforma costituzionale che domenica prossima sarà bocciata o ratificata dal corpo elettorale contiene una riformulazione dell’ormai famosissimo articolo 70. Nel sistema vigente del bicameralismo paritario il contenuto dell’articolo 70 è molto sintetico: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Nel nuovo sistema le attribuzioni legislative delle due camere sono molto articolate perché al nuovo senato viene assegnato il compito di rappresentare gli interessi delle autonomie locali partecipando al procedimento legislativo quando siano in ballo tali interessi, ma anche un compito di controllo sull’operato della camera dei deputati con proposte di modifica, da presentare in tempi brevi, di altri testi legislativi da essa approvati. Quindi la formulazione del nuovo articolo 70 è molto dettagliata e dai fautori del NO è considerata complessa e prolissa. A me, che ho passato una vita a districarmi tra testi legislativi assurdi e sentenze maniacali, la complessità non spaventa, memore del detto che “quando una cosa difficile ti sembra facile vuol dire che non l’hai capita”. Quanto alla prolissità, anch’io mi sono domandato se non potevano essere trovate espressioni più sintetiche, e magari più solenni, come si confanno  a un testo costituzionale.  La risposta che mi sono dato è che i parlamentari temevano che disposizioni sintetiche avrebbero lasciato spazio alla giurisprudenza. La divisione dei poteri è un assetto ingegnoso che gli stati moderni non si sognano di sostituire, ma si tratta pur sempre di poteri che, come tali, agiscono secondo la loro natura; cioè tendono ad affezionarsi al loro ruolo e a comprimere quello degli altri. Da Tangentopoli in poi, la classe politica è molto intimorita dal fatto che la magistratura, se ci si mette, può non solo incidere sul marcio che c’è negli altri poteri, ma anche vedere il marcio dove non c’è e distruggere la vita e le carriere politiche di persone per bene. Un articolo 70 prolisso è un tentativo della politica di limare le unghie della magistratura in un comparto fondamentale come il procedimento legislativo.  E non va dimenticato che col procedimento legislativo si varano le amnistie e si mettono le mani nell’ordine giudiziario, stipendi inclusi.

L’opinione di Dante Freddi

Il mestiere è mestiere e quando ci si aggiunge l’intelligenza, nel senso specifico della capacità di mettere insieme le informazioni, nel caso di Leoni approfondite e vissute sui temi istituzionali, e trasformarle in motivazioni per scegliere e agire, lo spazio per intervenire con un contributo originale è davvero esiguo.
Io ero rimasto al ragionamento che due camere che si duplicano sono ormai inutili, superate dalla storia, e che la prolissità fosse una necessità per limitare il contenzioso sui temi che si sospetta potrebbe scatenarsi quando si toglie potere a organismi che sono abituati a esercitarlo. E già mi bastava. Mentre scrivo ascolto in sottofondo Salvini che in TV sta centrando il suo intervento nel confronto referendario su RAI1 contro l’europeismo, perché del Senato si è accorto che frega poco a tutti. Sta tentando di stimolare la pancia  degli ascoltatori contro l’Europa, che è più facile, chi non ce l’ha un po’ con L’Europa. Dice il solito repertorio di banalità che caratterizzano il suo successo e ci mette di mezzo i suoi figli, come sempre. Mi ha convinto, più della sapienza di Leoni. Ha colpito la mia presunzione, mi sento di non essere un cretino e sentirmi trattare così mi aiuta a non avere dubbi: voterò SÍ.

 

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