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Destinazione locali Ex Mabro. Chiuso l’accordo con i creditori, entrerà nel patrimonio regionale

 

 

ORVIETO – Il Consiglio Comunale ha trattato la questione della destinazione dei locali ex Mabro sollevata dalla consigliera Lucia Vergaglia (Capogruppo M5S) che, con un’interpellanza, ha chiesto “se, in ordine al ciclo dei rifiuti il sindaco e la Giunta abbiano già prodotto atti e documenti relativi a progetti e destinazione d’uso dell’area ex Mabro o, in alternativa, vogliano affrontare la questione del ciclo dei rifiuti includendo nei propri progetti l’area in questione chiedendo alla Regione la disponibilità dei locali, recentemente assunti al patrimonio indisvergagliaponibile, cioè da usarsi con finalità pubbliche, puntando, in forza della nuova normativa europea sull’economia circolare, ad attivare un complesso destinato al recupero ed al riuso, un vero e proprio distretto di economia circolare atto ad assorbire e trasformare in risorsa specifici rifiuti, i RAEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche danneggiate od obsolete), conformi alla filiera tecnologica già esistente in zona specializzata in elettronica ed informatica”.
Argomentando la richiesta, l’interpellante ha spiegato che “lo scorso 26 luglio l’Assemblea Legislativa dell’Umbria ha approvato, in sede di assestamento al bilancio previsionale della Regione, variazioni al fine di acquisire al patrimonio indisponibile della Regione alcuni beni del ‘Consorzio Crescendo’ di Orvieto ed in particolare, con specifico riferimento nel disposto legislativo regionale alla necessità di recupero del mancato sviluppo delle aree interne del territorio di Orvieto, vengono individuati uffici e capannoni dell’area ex Mabro
Nel nostro ordinamento giuridico il patrimonio indisponibile è quell’insieme di beni dalle caratteristiche simili ai beni demaniali, ma con vincoli sensibilmente minori, tra i quali i beni destinati ad un pubblico servizio. L’ordinamento giuridico regionale ricalca lo spirito e la lettera dell’ordinamento statuale in ordine al patrimonio indisponibile.
Tali beni, ai sensi della L.R. 11/1979, non possono essere sottratti alla loro funzione pubblica se non in modi specifici previsti dalla stessa legge, pertanto non possono più essere oggetto di alcuna azione esecutiva da parte, ad esempio, dei creditori del Crescendo. Però a differenza dei beni demaniali sui beni del Patrimonio Indisponibile è possibile l’iscrizione di alcuni diritti reali di godimento a favore di terzi, fermo restando però che tali diritti non contrastino con il fine pubblico del bene.
Secondo la legge regionale i beni di proprietà pubblica per natura o per destinazione, classificati come demaniali o patrimoniali indisponibili, possono formare oggetto di: uso pubblico generale; uso diretto da parte della Amministrazione regionale o di enti pubblici per l’esercizio dei compiti istituzionali; uso particolare, comunque compatibile con la natura del bene e la sua destinazione, mediante concessione temporanea a soggetti pubblici o privati, anche a titolo gratuito, ove tale uso risponda ad un interesse di carattere generale condiviso; uso particolare, comunque compatibile con la natura del bene e la sua destinazione, mediante concessione temporanea a soggetti pubblici o privati, a titolo oneroso, con fissazione di un canone stabilito sulla base dei valori di mercato”.

Il sindaco, Giuseppe Germani ha risposto: “Essendo in atto la procedura di liquidazione del Consorzio Crescendo, la Regione ha stabilito che il manufatto ex Mabro entri nel patrimonio regionale a condizione che si chiuda l’accordo con i creditori fra cui le banche. Il riferimento più che al capannone è alla superficie su cui possono essere sviluppati programmi di sviluppo”.
La consigliera Lucia Vergaglia si è dichiarata: “Soddisfatta”.

23 Novembre 2016

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