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Home Politica

Beni culturali: La democrazia è tutela e viceversa

Redazione by Redazione
4 Febbraio 2016
in Politica, Corsivi, Archivio notizie
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di Pasquale Marino

La visita del presidente iraniano Rouhani ai Musei Capitolini, con le relative conseguenti polemiche legate all’occultamento “preventivo” di alcune opere lì esposte, ha posto diverse questioni, tutte inevitabilmente concatenate. Proviamo ad analizzarne alcune, dando ormai per assodata, la pessima figura che siamo stati in grado di attivare a livello planetario. Figura che se la si potesse definire volgarmente, si definirebbe quantomeno: “barbina”.

Tanta sciatteria, arriva nel momento in cui, gli stessi vertici del Ministero dei Beni Culturali (MIBAC) si stanno sforzando di presentare l’ennesimo tentativo di riforma del Ministero in questione.

Nel frattempo però, già assistiamo a una serie di conferenze tenute da funzionari responsabili dei cosiddetti uffici “periferici” del MIBAC (Soprintendenze), in cui vengono lanciate grida di allarme e di richieste di aiuto, per la perdita di identità, di funzioni e di potere di tali uffici. Quindi, implicitamente si lascia intendere che una tale riforma sarà osteggiata, supponiamo a questo punto, con tutte le energie di cui questi funzionari dispongono. Forse, con ancora più energie, di quanto gli stessi funzionari possano mettere in campo per prevenire gli scavi clandestini, gli abusi edilizi e paesaggistici, nei loro territori di competenza.

Solo l’ipotesi che tutela e valorizzazione siano inserite in una teorica equazione (questo il nocciolo della questione, almeno apparentemente), ha smosso acque solitamente e costantemente piatte da lustri.

Il grido di dolore è questo. “Aiuto! ci “ridanno” la valorizzazione. Noi non abbiamo soldi!”. Tradotto per i non addetti, vuol dire: non siamo in grado e poi sarebbe troppo, non ce la facciamo.

Dopo che per anni si è giustamente sostenuto che la “tutela” senza la “valorizzazione” non ha molto senso. Dopo che per anni si è sostenuto nei confronti dei poveri operatori dei Beni Culturali sfornati inopinatamente dalle nostre Università, che la valorizzazione non era purtroppo, compito del Ministero. Quindi, qualora avessero voluto continuare nella professione tanto agognata, si sarebbero dovuti rivolgere altrove. Dopo che per anni, luoghi della cultura crollavano nell’incuria totale. Il grido appare alquanto stridente.

La mancanza di fondi è fatto assodato, va bene. Come assodata è la mancanza di coerenza di questo mondo, ma lo squilibrio comportamentale e di giudizio degli “apparati” del MIBAC in questo caso è rilevante. costituisce un vero e proprio problema per il mondo dei Beni Culturali.

Forse non sapremo mai chi ha deciso di “impacchettare” le statue dei Musei Capitolini. Non lo sapremo per più motivi. Una cosa viene da chiedere ai nostri funzionari che tanto tengono, giustamente alle loro prerogative di funzionari: come è possibile che i titolari della tutela possano autorizzare di coprire un Bene di proprietà del popolo italiano, per celarlo alla vista.

Quando il primo dovere di chi esercita la “tutela” è la fruibilità, l’accessibilità, la comprensione del Bene giudicato di valore culturale. Tutela è anche impedire l’oblio del Bene stesso. Tutela è impedire di sottrarre materialmente o figurativamente un Bene Culturale, al fine di tenerlo nascosto agli occhi dei cittadini del mondo.

Il primo dovere dei responsabili della tutela è inoltre, quello impedire anche ad un altro funzionario di stato, quindi anche ad un altro funzionario della Repubblica, di celare un Bene degli Italiani, se non per concreti, reali e provati, motivi di sicurezza pubblica. Questa è una democrazia! Altrimenti qualunque funzionario può ordinare ad uno di livello più basso di fare qualcosa che non sarebbe di sua competenza.

Tutto il discorso sulla vicenda visita del presidente Rouhani ai Musei Capitolini è l’attestazione che in questo Paese la tutela dei Beni Culturali non si fa. E non si fa ormai da tempo. E la pubblica gestione, non è improntata a criteri di democraticità. Questo per retaggio storico.

Non è una questione di opportunità inscatolare o meno, le statue. È una questione di difesa del Patrimonio. Il nostro sistema così come si è sviluppato fin qui, non difende il nostro Patrimonio. Peggio ancora, lo difende a sprazzi, a momenti a situazioni, a seconda degli interessati. Questo è un problema generale della nostra macchina pubblica che manca di criteri “repubblicani” (detto con connotazione francese, cioè identificando repubblica e democrazia in modo inscindibile).

Se analizziamo queste considerazioni, ci rendiamo conto quanto poco senso hanno le parole, “noi non sapevamo” di Renzi e Franceschini, rispettivamente Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dei Beni Culturali. E quanto ancora di più non ha senso dire da parte dei responsabili del Musei Capitolini, “ ci hanno chiesto di farlo”, così come riportato dai telegiornali e dai giornali.

Tra poco anche su questa faccenda calerà la sera, senza che il nostro Paese ne abbia tratto alcuna lezione di democrazia.

https://twitter.com/pasqualekp/status/694870861984174080

https://plus.google.com/104291800189384493405/posts/NJeCE19uUtg

 

 

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