Ai due aggettivi “antiquato e inadeguato” mi permetterei di aggiungere “desolante e povero di idee”. E la volgarità con la quale l’ex onorevole liquida un virtuoso periodo di buona amministrazione del centrodestra è degna del suo livello intellettuale e politico. Sono infatti passati circa otto mesi dalla infausta riconquista del Comune di Orvieto da parte del centrosinistra e si puo’ affermare senza timori che, a parte alcune attività di quotidiana routine amministrativa e il ritorno a desolanti politiche spartitorie, gli unici successi di questa amministrazione siano legati al lavoro della amministrazione precedente: senza farla tanto lunga, ricordo soltanto la conclusione della antica e ingarbugliata vicenda dei rifiuti di Napoli e l’inizio dei lavori della Complanare, nonostante ostacoli frapposti dai compagni dell’ex onorevole, attualmente nientemenoché Segretario Provinciale del PD della provincia di Terni, nota per le sue speciali attenzioni al territorio orvietano!…
Per non parlare del terreno del parcheggio di via Roma, passato recentemente dal Demanio al Comune solo grazie al Progetto Puvat avviato dall’amministrazione precedente, quando quella dove se non sbaglio l’ineffabile ex onorevole era Consigliere Comunale aveva addirittura costruito la struttura su un terreno non di proprietà!
Non abbiamo “somministrato dosi massicce di chiacchere e idee vuotissime”, onorevole, e quello che lei definisce “il disastro lasciato dal non governo di centrodestra” le consente, guardi un po’, di avere un bilancio ancora in piedi e, guarda un po’, di aver preso di petto (tra i primi Comuni in Italia) l’affaire dei derivati (swap), dove chissà dov’eravate lei e i suoi ondivaghi compagni (di partito, tranquillo, non di merende…) quando veniva allegramente sottoscritto.
Capisco la foga preelettorale e il sogno assessorile ma la raccomandazione è quella, se le riesce, di pensare prima di rilasciare dichiarazioni, che mettono in evidenza soltanto l’inconsistenza del suo pensiero politico, per altro dimostrata dai pochi segni lasciati durante la sua permanenza in Parlamento.