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Home Politica

Il territorio aquesiano e la salvaguardia della possibilità di accesso alle cure

Redazione by Redazione
20 Novembre 2014
in Politica, Territorio, Secondarie, Archivio notizie
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fotografiaRiceviamo dall’onorevole aquesiano dottoressa Alessandra Terrosi, rappresentante Partito Democratico alla Camera dei Deputati, e pubblichiamo.

Venerdì 14 Novembre mi sono trovata ad Acquapendente per affermare un diritto sancito dalla Costituzione che si lega strettamente con la possibilità per la popolazione di poter continuare a vivere in determinati contesti territoriali: la salvaguardia della possibilità di accesso alle cure. Affinchè questo avvenga è necessario riuscire a conciliare diversi aspetti: 1) La salute e la erogazione di servizi che permettano la sua salvaguardia è un diritto; 2) I servizi che vengono erogati devono garantire il cittadino; 3) La spesa sanitaria deve essere monitorata e tenuta sotto controllo. Conciliare questi aspetti significa decidere di non abbandonare talune aree del Paese rispetto ai servizi erogati anche qualora questa soluzione scaturisca da analisi che tengono conto dei parametri stabiliti per legge e che ci consentono di attuare il punto 3. Gli argomenti trattati nel Convegno organizzato nel mio paese natio hanno confermato che si sta lavorando per conciliare questi aspetti, seppure la Regione Lazio sia sia trovata negli ultimi anni in una condizione economica estremamente difficile. Situazione ereditata dalla passata legislatura. Il primo obiettivo, è stato raggiunto. La struttura ospedaliera locale e tutte le altre che nella nostra Regione si trovano in aree disagiate o svantaggiate sono state inserite tra i presidi previsti per tali localizzazioni, già noverate all’interno del c.d. Decreto Balduzzi e ratificate con l’intesa all’interno della Conferenza Stato Regioni del 5 Agosto 2014. Il territorio aquesiano è disagiato. E non si ribadisce per suscitare nei cittadini un qualche sentimento che abbia a che vedere con il pietismo ma accettandolo come un dato di fatto non immodificabile. Anzi dal quale partire per generare uno sviluppo complessivo dell’intero territorio interessato. L’insicurezza maturata nella popolazione a seguito della riorganizzazione sanitaria che ha interessato il Presidio in oggetto, deriva dalla aleaotorietà della risposta sanitaria pubblica (con tempi di attesi lunghi e necessità di spostamenti spesso onerosi e impegnativi) e dell’elevato costo della sanità privata cui però è necessario rivolgersi con sempre maggiore frequenza. Ai sensi del nuovo decreto, quindi, la struttura aquesiana del mio paese acquisisce la possibilità di erogare una serie di servizi più articolata della attuale che era preventivata ai sensi del vecchio decreto 80. Questo è un punto di partenza e mi preme ribadire che la riorganizzazione deve essere effettiva. Consapevole come questo obiettivo sia condiviso dal Presidente Nicola Zingaretti, mi preme ribadire che per il raggiungimento dello stesso (cioè la riorganizzazione e la successiva valutazione della struttura stessa al fine dei definire la sua permanenza in attività) non può essere sufficiente il tempo indicato di revisione che se non erro è la fine del 2015. Penso che se veramente vogliamo dare a questa struttura una possibilità ed associarla ad una visione ambiziosa ed a un obiettivo legato allo sviluppo di tutto il territorio, sarebbe bene pensare ad un tempo più lungo ed a un tipo di gestione che potremmo definire sperimentale: non pensare quindi solo ai numeri ed alla necessità di rimanere entro gli standard previsti, che pure vanno considerati, ma alla utilità sociale che questa struttura può avere e soprattutto al fatto che per tendere ad ottenere numeri che sostanzino il mantenimento in attività di questo Ospedale serve un serio investimento.

Credo sia necessario attivare una seria politica sulle professionalità che potrebbero arrivare nel nostro presidio, collegate evidentemente all’offerta sanitaria che si intende mettere in piedi, e rivolgersi con una seria azione di “promozione” ad un’ area che vada oltre la nostra Provincia pensando al nostro presidio come ad un polo che possa attrarre utenza anche dalle Regioni vicine. Credo sia necessario valorizzare le professionalità presenti e che negli ultimi anni hanno lavorato in uno stato di incertezza continuo conseguente alla continua opera di depotenziamento della struttura. Prioritariamente credo sia necessario garantire l’emergenza: la dotazione come da decreto di un pronto soccorso risponde a queste necessità così come è necessario attivare l’elisoccorso che è già previsto. E’ necessaria una stretta correlazione tra servizi ospedalieri e servizi socio sanitari: solo da una stretta integrazione tra queste componenti infatti potranno essere scongiurati ricoveri non appropriati e una attenta e continua possibilità di tutela della numerosa popolazione anziana. Credo inoltre che sia opportuno oltreché necessario non permettere la chiusura dei servizi che funzionano in termini di qualità del servizio e di rapidità della risposta prima ancora che servizi sostitutivi vengano prospettati senza diventare effettivi. Per fare questo oltre alla volontà politica serve una volontà manageriale che sappia guardare oltre o tra le righe delle leggi e dei decreti emanati che sia abituata a trovare soluzioni anche alternative ed innovative. Oggi queste scelte sono supportate da una normativa regionale che guarda a un altro modo di fare sanità. La legge di stabilità che arriverà in parlamento nelle prossime settimane e che in questi giorni è oggetto di discussione nelle varie commissioni, pone sicuramente nuovi problemi: un taglio di 4,2 miliardi alle Regioni e 1,2 agli Enti Locali che preoccupano molto. Chiamano sicuramente le Regioni e gli Enti locali a nuove sfide che comunque devono salvaguardare i servizi essenziali. In quest’ottica il nostro presidio potrebbe rappresentare nel medio-lungo periodo una risorsa che diventare anche economica. Voglio infine ricordare la programmazione europea e nazionale nelle aree interne, caratterizzate da una situazione socio-economica svantaggiata. Basta soffermarsi su questo brano tratto dalle conclusioni del Seminario “Nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica regionale le aree interne del 2012 per comprendere molto : “Le Aree interne rappresentano una parte ampia del Paese – circa tre quinti del territorio e

poco meno di un quarto della popolazione – assai diversificata al proprio interno, distante da grandi centri di agglomerazione e di servizio e con traiettorie di sviluppo instabili ma tuttavia dotata di risorse che mancano alle aree centrali “rugosa”, con problemi demografici ma anche fortemente policentrica e con forte potenziale di attrazione. Intervenire in modo deciso è un impegno politico, a un tempo doveroso e sfidante. Richiede visione d’insieme, azione coordinata, mobilitazione di “comunità”. E richiede attenzione al fatto che da queste aree vengono beni necessari per tutti noi: acqua, aria buona, cibo, paesaggi, cultura”. Con Delibera 477/2014 la Regione ha individuato le aree interne ed il nostro territorio ricade all’interno di queste. Per le aree interne sono previste risorse economiche per i settori del trasporto, dell’istruzione e della sanità. Ci candidiamo ovviamente a cogliere questa opportunità. Colgo l’occasione di questo spazio giornalistico offertomi dalla Vostra testata, per ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per l’ottenimento di questo risultato e che sono sicura resteranno vicino al territorio per affrontare le prossime tappe: il Sindaco Alberto Bambini ed il Consiglio Comunale, i sindaci del territorio, il Comitato pro-Ospedale, i cittadini, il coordinamento territoriale Alta Tuscia che raccoglie i circoli del Pd e la Federazione Pd. E ovviamente la Regione Lazio: il consigliere Panunzi ed il Presidente Zingaretti.

 

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