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Home Politica

Potere alle regioni. La Commissione Ambiente ha bocciato l’ennesimo tentativo i stravolgere la legislazione a favore delle lobbies geotermiche

Redazione by Redazione
21 Ottobre 2014
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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di Vittorio Fagioli per Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante

Dopo il successo di domenica 5 ottobre ad Orvieto -in cui associazioni provenienti da varie regioni del Paese, parlamentari, sindaci, tecnici si sono confrontati ed hanno definito gli obiettivi prossimi nella comune battaglia di impedire che lo sfruttamento della geotermia speculativa ed inquinante diventi un ennesimo attacco ai territori, anziché una risorsa per il Paese- una nuova vittoria è stata riportata  in Parlamento quando la Commissione Ambiente ha bocciato l’ennesimo tentativo dell’inveterato on. Ignazio Abrignani (ma anche di altri parlamentari –in maggioranza toscani- del PD) di stravolgere la legislazione a favore delle lobbies geotermiche, ivi inclusi i casi di Castel Giorgio e di Montenero. Dopo questa bocciatura la decisione finale per l’autorizzazione degli impianti geotermici resta saldamente in mano alle Regioni attraverso l’istituto dell’intesa.
Ora il percorso appare più lineare: la Risoluzione presentata i giorni scorsi, prima firmataria l’on. Chiara Braga (PD), impegna il Governo ad applicare una “moratoria” sugli impianti in via di autorizzazione finché il Governo non avrà rivisitato il vecchio lobbistico piano geotermico di Scajola, sulla base anche delle risultanze della vicenda del terremoto dell’Emilia Romagna del 2012 e –ci auguriamo- delle richieste della Rete Nazionale già da tempo avanzate in accordo con i sindaci dei territori e le numerose associazioni che in molte regioni del paese si sono attivate.
Crediamo che dopo lo scampato pericolo del colpo di mano che avrebbe tolto alle comunità regionali di decidere del proprio territorio, le Regioni , e segnatamente la Regione Umbria -avendo sul tappeto richieste per 3 impianti geotermici tutti sull’altopiano dell’Alfina (Castel Giorgio della società ITW-LKW e altri due impianti della Toscogeo che interessano territori siti nei comuni di Allerona, Castel Viscardo, Castel Giorgio e Orvieto) -debba andare avanti nella sua legislazione per individuare-anche con il contributo essenziale degli amministratori locali- le aree non idonee alla realizzazione di tali impianti, oggi praticamente non esistenti, sulla falsariga di altre regioni, l’ultima delle quali-in ordine di tempo- è la stessa Regione Toscana , che si è finalmente resa conto della invasività di tali impianti industriali, troppo a lungo taciuta.
La Regione Umbria deve intervenire tenendo conto anche che l’Orvietano e l’altopiano dell’Alfina- segnatamente- è stato individuato, d’intesa con il Governo, come “Area Interna”. Questo comporta che lo sviluppo economico del Comprensorio Orvietano deve necessariamente cessare di essere estemporaneo e basato sulle pressioni delle lobbies e dei singoli portatori d’interesse che, come cita il testo ministeriale sulle Aree Interne, “…possiamo definire come nemici delle aree interne…” avendo “…estratto risorse – costruendo posizioni di rendita significative – anziché innovare. Sono stati realizzati interventi – discariche, cave, impianti per l’energia eolica o l’utilizzazione di biomasse e altro ancora – che non hanno generato benefici locali di rilievo” per i territori, ma solo tratto profitto per alcuni. E quanto i territori si aspettano dall’assessore Rometti, competente per materia, e le associazioni vigileranno.

 

 

 

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