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Home Politica

Paglia e Chiani: da emergenza a risorsa per lo sviluppo del territorio

Redazione by Redazione
13 Settembre 2014
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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paglia9di Sel Orvieto

Tra qualche settimana ricorrerà il secondo anniversario dalla spaventosa alluvione del novembre 2012.

In risposta a quel tragico evento, le Istituzioni (il Governo con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, la Regione con fondi propri nella prima fase dell’emergenza, la Provincia di Terni con lo stanziamento dei fondi relativi all’alluvione del 2009, lo stesso Comune di Orvieto con fondi propri, la Fondazione Cassa di Risparmio) hanno messo in campo oltre 15 milioni euro: i cittadini e le imprese hanno potuto ricevere rimborsi, anche se non certo esaustivi dei danni subiti alle proprie abitazioni, vetture danneggiate, interventi sugli opifici. Rimangono aperti i problemi dei danni alle scorte commerciali e dei danni subiti all’agricoltura: queste ultime questioni non risolte pesano ancora come un macigno sulla ripresa economica di due dei settori trainanti la nostra economia.

I cittadini, riuniti in Comitato, sono passati dalla rassegnazione ad un nuovo protagonismo, con l’elaborazione di proposte che potrebbero prospettare un nuovo modo di pensare e progettare, partendo dall’emergenza, un modello partecipativo per la ricostruzione di ciò che il fiume aveva spazzato via. Si è cominciato a pensare che l’area urbana del Paglia, da luogo marginale, possa diventare uno spazio che gruppi e associazioni, cooperando tra loro con il supporto delle Istituzioni locali e utilizzando nuovi fondi come quelli dei P.R.U.S.S.T., trasformino in un vero e proprio Parco Urbano dove esercitare le varie discipline (sportive, naturalistiche, ambientali), da usufruire e promuovere come un vero e proprio modo di concepire infrastrutture, urbanistica, riambientamento: in sostanza un fiume come “amico”, non come “nemico”.

In questo la memoria dei più anziani è stata basilare, ha permesso di scoprire come e quando il fiume sia stato violentato ed il suo percorso originario modificato, abbandonato negli anni e non manutenuto. Anche i sistemi di allertamento e prevenzione sono migliorati: più puntualità, un’ informazione ai cittadini più consapevole dei rischi che si corrono, una migliore conoscenza, a partire dai più piccoli, di come con il fiume si possa convivere.

L’elaborazione poi del cosiddetto “Contratto di Fiume” ha fatto emergere quanto e come il fiume possa diventare una vera risorsa sulla quale attivare nuove risorse attraverso i finanziamenti delle Aree Interne e della Comunità Europea. Tutto questo cogliendo finalmente la necessità che si ragioni in termini interegionali: il Paglia, fiume che attraversa Toscana, Umbria, Lazio e, quindi, l’elaborazione di un progetto che non potrà che avere questa dimensione.

Dunque tutto risolto? Assolutamente no!

Il Paglia così com’è, ancora oggi rappresenta un rischio. I pochi lavori effettuati sono quelli fatti in compensazione (rimozione inerti e rimozione piante cadute) senza alcuna spesa per i contribuenti e quelli effettuati dalla Provincia di Terni finanziati con fondi del 2009, ma va segnalato che alcuni lavori sono stati effettuati senza tener conto del progetto più complessivo: il Consorzio Val di Paglia e Valle del Chiani, infatti, ha avuto finanziamenti per oltre 8 milioni di euro ma siamo ancora alla fase di elaborazione del progetto di massima. Troppi sono gli Enti che hanno competenza sul fiume: Autorità di Bacino, Regione Umbria, Provincia di Terni, Comuni; mettere insieme tutti questi soggetti non sarà facile, ma si sta lavorando per accelerare più possibile i tempi di approvazione dei progetti e di individuare procedure di appalto affinché i suddetti interventi si trasformino in possibilità di lavoro per le imprese locali.

Certo è che alcune misure di contenimento del rischio (come la rimozione degli inerti dal fiume all’altezza del ponte dell’Adunata, il rifacimento della briglia all’altezza dell’area artigianale dell’Arredo Marmi, la sistemazione dell’area dalla foce del Chiani e della zona dei laghetti) non possano rimanere ancora allo stato attuale. Pertanto sarebbe utile (mitigando, tra l’altro, il rischio di nuove esondazioni) effettuare questi minimi lavori prima dell’autunno: non vorremmo che si debba ricordare l’11 novembre 2014 come una nuova scommessa persa.

Invitiamo quindi la Giunta a riferire al più presto sull’andamento della progettazione generale ed in particolare su quanto tempo occorra perché i lavori di mitigazione del rischio relativamente alla rimozione degli inerti a valle del ponte dell’Adunata, al ripristino della briglia all’altezza dell’Arredo Marmi e alla definitiva sistemazione della passerella sul Paglia per il collegamento tra Ciconia e la Stazione F.S., possano vedere piena attuazione, insistendo affinché i lavori in oggetto vengano effettuati con il metodo della compensazione.

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