Quella di via dei Mercanti a Orvieto è una “porta del morto” tra le più belle in città, chiusa con una porta originale di legno, facilmente leggibile, in una torre che sarebbe di grande fascino se non ci avesse pensato il cattivo gusto e l’incuria a deturparla. Nonostante questo numerosi turisti che salgono dal parcheggio dell’ex foro boario si fermano a fotografare la via e la torre, che segnala per prima le bellezze della città. Ma, al di là dello scorcio suggestivo, ma mano mano che ci sia avvicina si nota con delusione la trascuratezza con cui è conservato il monumento e vilipesa la porta. Ai due lati due segnali stradali, sotto un posto auto, che potrebbe essere inserito anche qualche metro più in là, nella piazzetta adiacente a piazza della repubblica. La torre è offesa da fili e da tubi con andamento incomprensibile.
Il Comune dovrebbe provvedere a sanare un simile scempio per quanto di sua spettanza e invitare il proprietario a mantenere il decoro della proprietà. Forse ci vorrebbe una delega al decoro urbano assegnata a qualche assessore o consigliere.
La “porta del morto” si apriva soltanto per far passare la bara di chi usciva dalla casa, piedi in avanti, per non farvi più ritorno. L’usanza voleva che il morto non passasse dalla porta dei vivi e, viceversa, impediva ai vivi di passare dalla porta del morto. Per questo motivo si aveva ben cura di tenere la porta del morto sprangata o anche murata fino a che non si avesse la dolorosa necessità d’usarla. L’origine è etrusca: la “porta del morto” prendeva spunto dal rituale che voleva “evitare” il ritorno del defunto nella terra dei vivi affinché la sua anima potesse restare per sempre nell’Ade. (D.F.)









