Partendo dalla cultura, passando per l’enogastronomia e arrivando alla musica. L’agosto castellese ha aperto ormai i battenti e procede a pieno ritmo scorrendo le date in calendario con tanti appuntamenti all’insegna del connubio di questi tre elementi.
Messo in archivio l’appuntamento del 10 agosto con “Calici di Stelle” le prossime date da segnare in agenda sono dal 14 al 23 agosto. La location è Piazza 4 Novembre e la kermesse è la “Sagra della Cannelletta” che da 49 anni fa parte delle consuetudini storiche del paese, quelle irrinunciabili.
Il bello di questa sagra, che riprende il significato più profondo del concetto di “sagra” (dal sagrato delle chiese, i primi luoghi dove si organizzavano le feste popolari) è che ogni giorno propone un piatto diverso.
Ad organizzare l’evento enogastronomico, come sempre, è la Pro Loco di Castel Viscardo che, con il patrocinio del Comune di Castel Viscardo, per dare un significato più profondo a questo momento di convivialità, ha cercato di ricostruire la storia di un paese partendo da alcuni interrogativi fondamentali: “Nelle sagre e nelle celebrazioni che le accompagnano, si rinviene uno degli archivi più antichi del gusto e del costume popolare”. Può essere una sagra di paese movimento culturale e manifestazione storica di un borgo e della sua gente? Si possono riscoprire le ragioni economiche e sociali che ne hanno interessato l’organizzazione dal lontano 1966, oltre il facile guadagno portato da nuovi innesti culinari? E tutto questo nel momento che viviamo, nel proliferare di questo fenomeno, a volte tutt’altro che tipico, proprio dell’attuale melting pot culturale?
E la risposta è, appunto, la storica Sagra della Cannelletta divenuta testimonianza diretta della passione e l’amore dei castellesi per il loro paese e l’ospitalità che da sempre li contraddistingue, tra giri di cantine e merende in compagnia.
La prima “Sagra della Cannelletta col prosciutto e la porchetta” fu organizzata nell’agosto del 1966. A quei tempi c’era ancora l’usanza di fare il vino nelle piccole cantine, una produzione familiare che stentava un po’ nella vendita all’ingrosso, per questo spesso si chiedeva il permesso alle autorità del paese di vendere le eventuali giacenze annuali anche al minuto, cioè con una vera e propria mescita ai piccoli compratori e bevitori occasionali, detta “Cannelletta”, dalla cannella messa alla botte da cui si spillava il vino. L’iniziativa poteva portare vantaggi alla già presente usanza dei produttori locali e, per questo, fu accolta con favore. Inoltre, data l’originalità dell’evento, avrebbe portato in paese, un po’ per piacere, un po’ per curiosità, anche molta gente dei dintorni, e così successe!
Per l’apertura si organizzava un carro allegorico con una botte e la relativa cannella, reso caratteristico da verdura, tralci di vite, oggetti usati nella vinificazione, scritte divertenti sul vino. Il carro, preceduto dalla banda musicale, sfilava per il centro del paese seguito da una folta folla di bevitori e curiosi.
Nelle cantine, ossia negli attigui “cellai”, si vendeva poi del buon vino per 15-20 giorni, con sottointesa gara a chi lo avesse più buono, il tutto accompagnato con ciambelle e panini al prosciutto. La Pro Loco aveva a sua volta un proprio locale, dove cucinava cibi tradizionali oramai in disuso quali polenta, fagioli con le cotiche e altri piatti caratteristici.
Le cosiddette “Cannellette” private erano almeno una decina e la gente faceva il giro per visitarle tutte e assaggiare del vino che era completamente diverso da una cantina all’altra, dove i proprietari avvertivano dell’apertura di una botte mettendo una nuova frasca (una fronda) all’uscio della cantina (la cosiddetta “Fraschetta”).








