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Home Terza pagina

Festival “Arte e Fede”. Presentato il libro di don Maurizio Praticiello “Non aspettiamo l’Apocalisse”

Redazione by Redazione
19 Giugno 2014
in Terza pagina, Cultura, Archivio notizie
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di Santina Muzi

In alto il grande Cristo giudice del Beato Angelico, negli occhi le figure dell’Apocalisse di Luca Signorelli. Siamo nella Cappella di San Brizio, all’interno del Duomo di Orvieto. In questa suggestiva ambientazione di fronte ad un nutrito gruppo di attenti partecipanti si è svolta la presentazione del libro “Non aspettiamo l’Apocalisse- la mia battaglia nella terrra dei fuochi” di don Maurizio Praticiello.

E con parole appassionate il parroco si è lanciato in difesa della sua terra, la ex Campania felix, ammorbata e uccisa dall’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria.

<<Abbiamo portato le telecamere anche al cimitero.>> E questo per testimoniare l’elevato tasso di mortalità infantile e giovanile, per documentare i numerosi decessi per tumori e leucemie ,…

<<Non mangiate mozzarelle e prodotti provenienti da quest’area.>> È il consiglio che i medici danno alle gestanti della “terra dei fuochi”. E chi può se ne va da quella terra. Come Lucia, partita quando attendeva il primo figlio. Ma perché abbandonare gli affetti e tante cose care per iniziare tutto daccapo in una situazione nuova?

Il problema è, per l’appunto, l’inquinamento che provoca tanti decessi e tante malattie, soprattutto in età giovanile. Colpa dei cittadini? Colpa delle Istituzioni? Colpa dello Stato?

I cittadini possono avere le loro colpe ma non più di tanto. Perché i sacchi di immondizia abbandonati sulle strade o sotterrati in campagna nella “terra dei fuochi” non contengono soltanto rifiuti organici. Molto spesso contengono rifiuti speciali prodotti da industrie e talvolta anche da ospedali.

<<Ma così stiamo inquinando le falde acquifere! Cosa berranno i nostri figli?>>

<<Berranno l’acqua minerale!>>

Questo il dialogo emerso da un’intercettazione telefonica tra uno della “manovalanza” e il camorrista.

La Campania non è il Piemonte. E nemmeno la Puglia. Non ha grandi industrie. Però ha tutti i disagi e tutte le malattie tipiche dei centri industrializzati. Si dà il caso che invece la Campania sia vocata all’agricoltura. E continua a produrre prodotti agricoli che, seppure a costi azzerati, vengono acquistati e venduti su molti mercati italiani. E sicuramente giungono anche ad Orvieto tramite i mercati generali di Latina…. E che dire dei tir che viaggiano stracarichi di immondizia? Apparentemente sembra tutto in regola. Ma, se appena si va a scalfire oltre il primo metro e si scende oltre, il secondo e il terzo sono spesso colmati con rifiuti speciali provenienti da città del nord. E tutto questo per risparmiare sulla spesa ed aumentare il profitto. A suo tempo li abbiamo visti anche noi Orvietani i tir che venivano a scaricare l’immondizia di Napoli alla discarica “le Crete”. Ed abbiamo avuto le nostre perplessità, che ci dissero immotivate.

 

<<Ci troviamo in una situazione analoga a quella della peste del ‘600. solamente che nel ‘600 non sapevano cosa fare, come combattere l’epidemia. Noi oggi sappiamo cosa fare nei confronti dell’inquinamento ma non ci attiviamo…>> Ed anche lo Stato che promette e promette, alla fine non centra mai il vero obiettivo ed emana leggi che colpiscono solamente i poveri e gli emarginati.

Riconosciuta la situazione in tutta la gravità, l’unica cosa da fare è bonificare. Bonificare, come? Di certo non trasferendo rifiuti e terra inquinata in un’altra regione, magari estremamente vicina….

È un concentrato di notizie allarmanti quello che emerge dai video e dall’ intervista condotta dal giornalista dell’Avvenire Pino Ciociola. Ed è coinvolgente l’accorato appello che don Maurizio rivolge a tutti i cristiani, forte delle parole del Vangelo “Dar da mangiare agli affamati”:

<<Cristiani di Orvieto, cristiani di tutto il mondo, unitevi in questa battaglia contro l’inquinamento.>> E, approfittando della presenza nella Cappella del neosindaco Germani e del parroco del Duomo don Marco Pagnotta, suggerisce un gemellaggio tra Orvieto e Napoli e chiede di celebrare la festività del Corpus Domini con questo intento comune. Un modo per coinvolgere l’opinione pubblica e renderla operante. Prima che arrivi l’Apocalisse, ossia il picco previsto per il 2064.

 

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