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Home Secondarie

“Penso Positivo”

Redazione by Redazione
23 Gennaio 2014
in Secondarie, Archivio notizie
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di Gianni Marchesini

Caro direttore, la famiglia del Mozambico che mi adottava a distanza mandandomi 50 euro al mese ha smesso di farlo perché sulla foto che le ho spedito dimostro dodici anni quando invece le avevo scritto (scrittura incerta) che li ho sei.  Ovviamente quello della foto non sono io, ma anche la pagella non è la mia. Il vero motivo è che il mio babbo del Mozambico è nero nero, (si fa per dire), perché dato che ha visto il sei in geografia sospetta che suo figlio che sarei io non sa nemmeno dove si trovi suo padre.

Fatto sta che ho dovuto puntare sul Bangladesh dove ci sarebbe una famiglia ben disposta alla quale ho detto che ho sette anni e che sono orfano. La prima è una cazzata, ma la seconda è vera. Il problema è che mi mandano cinquanta euro soltanto se divento indù. Che dici? Io ho già ho dei problemi da solo, figuriamoci indù.

Tutta ‘sta storia è per dire che quei cinquecento euro di Gnagnarini che fa rima con puntini mi farebbero comodo che sono momenti che uno pur di sopravvivere pensa positivo e dice anche bene degli amministratori orvietani. Intanto se possibile voglio cominciare a dire bene di me. Gnagnarini in questo senso non ha posto limitazioni come in genere fa con il bilancio. Bene di me, intendiamoci, soltanto come consigliere della Tema e della Scuola di Musica Adriano Casasole che quanto al resto, quando la mattina entro da Montanucci, dico: “Mmmh, riecco Marchesini!?”.

Veramente la mia richiesta era di entrare nel Consiglio della Farmacia Comunale dove si spizzica non c’è male che ci fa pure rima, ma mi hanno risposto che questa amministrazione l’ha abolito. Grossa cazzata secondo me. Era l’unica farmacia italiana in deficit: dal punto di vista turistico una gran fortuna! Ora ch’è stata venduta, come farà quel disgraziato del nuovo titolare senza un consiglio di amministrazione di sei persone non si capisce.

Noi in queste associazioni purtroppo lavoriamo gratis. Da un po’ di tempo sarebbe disponibile qualche lira, ma devolviamo – “tu di sempre devolviamo”, m’hanno suggerito: “ché non sbagli mai e fai una gran bella figura” – la cifra per l’acquisto delle lampadine per l’illuminazione del teatro. Un po’ come quelli che comprano una stella alla fidanzata. Io, per esempio, al teatro ciò la lampadina del mio. Un domani qualcuno magari indica a suo figlio: “Vedi quella lassù? E’ la lampadina di Marchesini”. Ci pensi? E’ una soddisfazione. Non è che io consideri il maggiore dei disastri la faccenda dei debiti lasciati dalle sinistre. Si rischia di dimenticare quello vero di disastro. Che, temo, sia insanabile. Nemmeno Gnagnarini ci riuscirebbe. Forse, che ne sai, uno che si chiama Puntini e che unisse tutti i Gnagnarini. E’ che quando per sessanta anni, ogni volta che tiri fuori la testa dalla trincea uno ti spara, (che a turno poteva essere uno del sindacato o del partito o un pretore d’assalto), l’iniziativa individuale, le idee, le imprese, vengono messe a marcire nel gulag. Tutti buoni e allineati, hanno detto, che ci pensiamo noi: ti diamo (noi del Partito) un bel sistema organizzato e tetragono che con i soldi pubblici paga il consenso che poi si trasforma in voti che ritornano al Partito. E’ una pacchia, ma quando finiscono i soldi è come se fosse passata la piena. Ora Concina ha curato i sintomi che avevano una certa urgenza non la malattia che ha caratteristiche complesse e a tratti terminali. Che poteva fare? Il fatto è che il corpo della città per troppo tempo ha dovuto subire prove durissime. Almeno fino alla fine degli anni ottanta è stato in Russia. Con quel clima non è mica uno scherzo. Solo se uno pensa ai consigli Comunali riuniti per scioperare per il Vietnam. Voi l’avete sentito mai  Ho Chi Minh dire: “Oh compagni, domani si sciopera per il Consiglio Comunale di Orvieto è ?”. Anche Casa Perazza ci si mise. Fece il manifesto: “Attento Nixon, giù le mani dalla Cambogia” che per un momento tra Casa Perazza e Casa Bianca si temette il peggio.

Concina ha pulito tutto il motore, ma la macchina è quella che è. Che anche Stefano Olimpieri non ha mica tanto torto. L’unico errore è che certe cose le fanno dire a lui e non a uno che ha scritto dodici libri sulla resistenza. Per esempio sarebbe stato più facile chiudere tutto. Eppure per la Tema, la Scuola di musica e, mi pare anche per il Centro Studi si è fatto il possibile. Il cuore di Gnagnarini di fronte a quelle situazioni contabili non avrebbe retto. Vi ricordate che casino per il Carmine? Bèh, andateci adesso. L’assessore Marino ha agito bene. Perché non dirlo? Ora i bilanci sono a posto grazie anche al nostro Aldo Salticchioli ex risanatore di farmacie comunali ora acquisito nella squadra della Tema e della Scuola di Musica. Anche se lui spinge per andare alla As. Roma. Un lavoro taciturno, volitivo e virtuoso. Che è un po’ lo stile (almeno lo stile è salvo) di questa amministrazione. Dopo dice che uno dice bene. Poi, direttore, fammi togliere un pensiero positivo dalla scarpa. Umbria Jazz. Umbria Jazz funziona così. La fondazione Umbria Jazz ti dà il programma precotto e se tu lo cucini come te lo apparecchiano bene, altrimenti lo fa cucinare da un’altra parte. Ogni anno bisogna trovare una barca di soldi. E’ un martirio con questi lumi di luna. C’è una signorina nella Tema che si chiama Sabrina Tomba della quale dico benissimo come per altro di tutto il personale che è una formidabile mastina per stanare gli sponsor. Però, lo voglio far sapere a chi non lo vorrebbe sapere: se non fosse per il sindaco Toni Concina Umbria Jazz non si farebbe. Lui fa tutto con una certa leggerezza. Fortuna che non è un sindaco di quelli di sinistra che soffrono la pesante responsabilità delle sorti del mondo. E’ fatto così: la sera corre a cinque cene laddove mangia il primo a Sugano e la zuppa Inglese a Cinque Pioppi sul Mincio e la mattina trova i soldi e gli sponsor per fare Umbria Jazz. Voglio dire bene di Concina per tutti i numi. E se mi fanno girare le scatole prendo e gli mando una lettera aperta. Che io sono buono buono e poi ci metto niente a diventare come Brugiotti. Oltretutto io, porett’a me, dico ‘ste cose e mi scordo sempre che ciò la vasca da bagno abusiva. Fa niente sindaco prima o poi mi dirai che le smonta. Anche su di te, in fondo, penso positivo a patto che i prossimi cinque anni, quando mai fosse, metti mano alla malattia che quelli di Civita di Bagnoregio hanno una paura di fare la fine che ha fatto Orvieto che li porta via.

(Nota del direttore: Caro Gianni, l’articolo è esauriente e potrebbe concorrere al premio di cinquecento euro promesso da Gnagnarini, ma hai sbagliato data.  Gli articoli devono essere proposti dal 1 marzo al 25 aprile. Tra l’altro, se dici tutte queste cose buone di Còncina in un solo pezzo, negli altri quattro che racconterai? ma la fantasia non ti manca, vedo.  Abbraccio)

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