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Home Politica

Basta con il diserbo chimico sulle strade

Redazione by Redazione
14 Maggio 2013
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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Riceviamo dall’associazione Il Ginepro e pubblichiamo. L’argomento è particolarmente sentito e le segnalazioni in questo senso sono numerose. L’associazione interpreta una sensibilità diffusa, che non trova corrispondenza nella pubblica amministrazione.
Umbria cuore verde d’Italia, una formula che oggettivamente non sappiamo quanto sia ancora realistica o immaginaria a giudicare dal colore rossiccio che prevale nelle nostre campagne e sulle nostre strade. Una cosa appare chiara, che non si può sostenere tale affermazione per la Provincia di Terni, che in affanno contro le erbe spontanee lungo le nostre strade si è affidata alla formidabile ma discutibile pratica del diserbo chimico, nella fattispecie al Klaro Ultra, un prodotto simile al più noto e discusso Round up, a base di glifosato. Quest’ultimo è un principio attivo chimico molto selettivo che colpisce le piante ma che è considerato anche a rischio per l’ambiente e la salute di animali e uomini.

Da considerarsi dunque non proprio un toccasana, ma ugualmente viene distribuito lungo le strade fino a raggiungere le soglie di casa nostra, anzi, per la precisione, fino all’ingresso dei centri urbani. Già, da domandarsi perché non si dia il diserbo anche lungo le vie cittadine se è così innocuo come sostengono in molti e ovviamente le stesse ditte rivenditrici che hanno il proprio tornaconto.

Forse per una questione di decoro urbano? Ma se tale è il problema, quello del decoro, perché fuori dai centri abitati si tralascia questo fattore, perché si permette di infliggere un evidente danno paesaggistico e ambientale al territorio, partendo proprio dalle vie che vi conducono e ne permettono la scoperta, la conoscenza, la visita ma anche e soprattutto, di viverlo?

Quale esempio stiamo dando ai nostri figli, ai più giovani, quando diamo quotidianamente dimostrazione di disinteresse e incuria o di approssimativa attenzione per il nostro ambiente e luogo di vita? O quando trasmettiamo solo l’idea che il territorio va governato in base all’astrusa e insensata regola dell’immediata utilità?

Non facciamo altro che sostenere e incoraggiare pratiche agronomiche miopi e spesso inutili. Un istituzione pubblica ha una responsabilità ben più ampia. Ha il compito di gestire i beni pubblici ma anche di permettere la crescita e lo sviluppo umano e sociale della popolazione e delle comunità.

Se tagliare l’erba è un costo eccessivo, cosa che peraltro ci appare assai dubbia, soprattutto considerando il rapporto costi-benefici, dobbiamo domandarci quali soluzioni alternative possiamo adottare senza che si impatti sul patrimonio ambientale, ecologico, paesaggistico, sociale, culturale ed umano. Bisogna ragionare sul valore aggiunto di politiche che apparentemente potrebbero essere di difficile seguito ma che potrebbero rivelarsi risolutive e innovative.

Perché non pensare all’adozione da parte delle comunità locali dei beni più importanti della comunità stessa, ivi incluse le strade? Perché non coinvolgere i tanti attori sociali che tengono e desiderano vivere in un territorio sano, bello e perciò ricco?

Non è così impossibile come potrebbe sembrare. Conosciamo molti cittadini che volontariamente o con costi assai ridotti, sarebbero pronti a collaborare e a sostenere l’impegno di tenere pulite e conservate le proprie strade e le vie di accesso ai principali luoghi d’interesse, inclusa la ripulitura da ingenti quantità di rifiuti che ammantano il territorio.

E poi, è proprio indispensabile dover ridurre lo sviluppo delle erbe spontanee lungo tutte le strade?

La SP 45 per Castel Giorgio a differenza della parte che conduce a Castel Viscardo, non è stata diserbata eppure non si notano particolari disagi per la sicurezza e la viabilità. In molti casi l’erba si è mantenuta molto al di sotto del guard rail, non invade la banchina stradale e dà tutto il suo sfoggio con belle fioriture che impreziosiscono il paesaggio nel suo complesso.

Non appena si scende da Castelviscardo per Allerona si nota invece un ambiente di desolazione e siamo ancora in piena primavera! Vedere tale desolazione sulla provinciale della Sala SP 51, tra Allerona e Ficulle o sulla SP 49 per Allerona che porta nel cuore dell’Area Protetta della Selva di Meana è ancora più dura. In mezzo a eccellenti vigneti, a colline verdi, calanchi, boschi, oliveti secolari, su cui passano importanti vie turistiche di pregio come la via del vino etrusco-romana, è come vedere su un quadro di Van Gogh due impietose strisce di vernice rossa!

Oltremodo se pensiamo di risolvere il problema con interventi svolti quando l’erba è già alta, il danno diventa doppio o addirittura triplo dato che bisognerà intervenire per ulteriori tagli.

Si è pensato in questo modo di risparmiare tempo e denaro: ma non abbattiamo forse il bene più grande, ossia quel legame che tiene uniti e stretti i cittadini con il territorio in cui vivono e su cui intendono crescere e sviluppare le proprie idee, aspirazioni e benessere?

Non sarà un effetto diretto, ma senz’altro un paesaggio degradato contribuisce ad alimentare e ad aumentare le condizioni di depressione sociale ed economica. Non lo diciamo solo noi lo dice la Convenzione Europea sul Paesaggio fin dal suo preambolo. Vogliamo cominciare a rispettarla o dobbiamo continuare a cercare e sostenere queste politiche depressive?

In altri territori europei questo fondamento è stato recepito da tempo ed è ormai senso comune. Anche nel Paese, seppur in modo abbastanza raro ci sono zone e aree, come in Trentino, l’Alto Adige, alcune zone della Toscana e della stessa Umbria, per citarne alcune, in cui si continua a puntare sulla bellezza e la cura del proprio territorio e del paesaggio e non si mette in discussione questo tipo di impegno ed obiettivo, proprio per non perdere il bene più grande, il valore aggiunto migliore, il raccolto di frutti preziosi.

Non è accettabile dire che loro hanno un’altra cultura e perdurare in quest’ignavia ingiustificabile.

Bisogna trovare nuove vie, responsabilizzando e coinvolgendo le istituzioni e i cittadini, le loro organizzazioni, i lavoratori, i pensionati, gli agricoltori, gli operatori turistici e le altre categorie sociali, le scuole. Dobbiamo diffondere pratiche davvero sostenibili in senso ambientale, sociale ed umano. La sostenibilità economica ne sarà il principale frutto.

Auspichiamo perciò che anche nel territorio orvietano si possa seguire questa strada con i suoi amministratori in prima fila e auspichiamo che la Provincia di Terni consenta seriamente di percorrerla.

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