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Home Corsivi

Sulla Regione Umbria bisogna guardare in faccia alla realtà

Redazione by Redazione
16 Settembre 2012
in Corsivi, Archivio notizie
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Trovo molto positivo che si sia riacceso in città il dibattito sulla Regione Umbria, fra diverse forze politiche e soprattutto fra i vari eletti del nostro territorio, in Comune, in Provincia ed in Regione.

Voglio ringraziare in particolar modo il Consigliere Regionale Galanello il cui sforzo è senza dubbio quello più forte nell’affrontare il tema, considerata la sua posizione di Consigliere Regionale e la sua appartenenza politica.

Ho trovato però più interessante di tutti il pezzo di Santelli che mi è sembrato sinceramente interessato a superare steccati ideologici e pregiudizi, ponendo la semplice domanda su “cos’è meglio per noi” come città, come territorio.

La risposta a questa domanda mi pare l’abbia abbozzata il mio capogruppo Stefano Olimpieri che ha indicato nelle municipalità, e cioè nei Comuni, l’ingranaggio fondamentale dell’organizzazione territoriale.

Pregievole e raffinato il quadro storico e culturale ricostruito da Silvio Manglaviti che ci dà risposte univoche sul fatto che l’idea della Tuscia è come l’araba fenice, non muore mai, nemmeno con il tempo, perché cammina sulle gambe della storia, della geografia, della cultura e soprattutto su quelle della logica.

Dinnanzi però a questo rifiorire del dibattito, c’è anche il rovescio della medaglia, rappresentato da una discussione alquanto teorica e che non tiene conto della realtà politica, economica e sociale passata, attuale e finanche futura.

Vorrei quindi cercare di fare proposte concrete e contribuire a delineare quella che nel linguaggio delle relazione industriali viene definita piattaforma di rivendicazione per la nostra città, con la consapevolezza però che nel caso in cui la stessa non dovesse realizzarsi almeno nelle sue linee essenziali non rimarrebbe altro che contribuire al processo di disgregazione della Regione che sembra riscuotere un grande successo, soprattutto a Terni, ora che è a rischio la sopravvivenza della provincia.

Il primo cardine assolutamente fondante per la nuova Umbria dovrà essere rappresentato dalla solidarietà terriotoriale e non più invece dal cannibalismo amministrativo delle tre o quattro maggiori città che abbiamo visto prevalere sulle altre, in questi 40 anni di Regione Umbria.

Lo sviluppo logico di questo principio fondante sarà la realizzazione di una politica regionale di riequilibrio degli investimenti nelle aree fino ad oggi svantaggiate. Ciò si traduce in concreto per la nostra area in:

1) cessione gratuita o a prezzo politico del complesso dell’ex ospedale al Comune di Orvieto, anche in considerazione del lascito De Solis di cui alla fine beneficerà la Regione anziché il Comune come era invece volontà della benemerita Contessa.

2) Il finanziamento effettivo dell’Ospedale di Orvieto affinché diventi veramente Ospedale dell’emergenza-urgenza con la copertura di tutti i posti vacanti e soprattutto con un accordo con i sindacati del personale che ne preveda una turnazione umana, e l’adeguamento e/o la modernizzazione di tutti gli strumenti diagnostici compresa la realizzazione del promesso eliporto.

3) L’impugnazione difornte alla Corte Costituzionale del decreto delegato del Ministro Severino e del Dott. Birritteri che ha decretato la soppressione del Tribunale di Orvieto, così come ha già fatto la Regione Puglia sulla base dei medesimi motivi.

4) La revoca dell’affidamento ad Umbria Mobilità della gestione della funicolare ed il conseguente accordo con il Comune di Orvieto per l’affidamento al Comune medesimo..

5) la ridefinizione dei collegi elettorali per le elezioni al Consiglio Regionale che preveda l’elezione nel territorio orvietano almeno di 1/5 o 1/6 dei consiglieri regionali.

6) la cogestione e la garanzia finanziaria totale sulla riqualificazione della caserma Piave, così come è stato concesso al Comune di Perugia per la riqualificazione del complesso dell’ex Policlinico di Monteluce.

7) una politica di integrazione turistico economica ed infrastrutturale con il viterbese, che comporti il finanziamento integrale del Casello di Orvieto nord ed il cofinanziamento della c.d. strada degli etruschi, oltre al finanziamento del progetto del distretto culturale della tuscia.

Se la Regione non dovesse dare seguito a queste richieste in un tempo prestabilito, smettendola soprattutto di umiliarci con vane promesse da marinaio che non hanno fatto altro fino ad oggi che prendere in giro un intero popolo ed un intera città, non vedo altra soluzione concreta “su cosa sia meglio per noi” che realizzare almeno parzialmente il progetto della Tuscia.

Non credo proprio che l’Umbria in un soprassalto di ritrovata solidarietà con gli orvietani prenderà minimamente in considerazione alcuna di queste richieste.

A quel punto confluiremo con Viterbo nella Regione Lazio (e forse anche Terni farà la stessa cosa se la provincia cadrà), che ha sicuramente i suoi problemi, ma che ci invita da secoli alla convivenza in nome di una convergenza di interessi e non già di un conflitto territoriale fra città, come abbiamo visto fare fino ad oggi in 40 anni di Umbria.

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