Orvieto4Ever, duro j’accuse del direttore creativo Marco Bosco: “o la città cambia atteggiamento o l’evento trova un’altra patria”

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ORVIETO – Un cambio di passo, una crescita culturale e mentale, maggior coinvolgimento e partecipazione. Le critiche, solo quelle costruttive. A due giorni dal successo di “Orvieto4Ever” che ha portato sotto le guglie del Duomo il tenore Andrea Bocelli con l’indipendence orchestra e artisti come Usher, Sergio Sylvestre, Erena Autieri e l’orvietana Martina Maggi, in omaggio alla festa dell’indipendenza americana, ecco l’aut aut di Marco Bosco, direttore creativo dell’evento organizzato dalla Dream Loud Nyc.
Una conferenza stampa fiume quella di ieri alla presenza di tutta la Giunta comunale per dettare, sostanzialmente, le regole affinché l’evento possa ripetersi anche per le edizioni future. Nonostante il plauso alle forze dell’ordine e alla disponibilità dell’amministrazione, Bosco è stato perentorio: “o la città cambia atteggiamento oppure il format troverà una nuova patria. Si vuole far passare il messaggio che noi vogliamo sfruttare la città quando invece è vero il contrario. E se questa deve essere la risposta vorrà dire che andremo altrove. Ad assistere al concerto c’erano pochissimi orvietani. Dove stavano? Erano troppo impegnati a criticare”.
Il duro j’accuse è stato esplicitamente diretto agli albergatori “che non hanno provveduto minimamente a fare promozione all’evento pensando fosse nostro compito dopo aver portato 1500 persone in piazza, per lo più americani, o assalendo la produzione perché le camere degli ospiti andavano pagate subito come fossimo pronti a scappare senza saldare i conti”.
E poi agli orvietani “che sono stati capaci solo di criticare. Pretendevano i biglietti gratis per poi mettere in giro la voce che i ticket costavano tutti 500 euro quando in realtà alcune postazioni partivano da 80 euro”.E’ stato di una tristezza infinita rendersi conto di tutto questo – ha aggiunto Bosco – che, non solo fa male alla manifestazione ma alla stessa città, incapace anche di abbracciare un evento di questa portata in grado di veicolare il nome e l’immagine di Orvieto in giro per il mondo. Il messaggio che passa è che la città”.
Parecchi e appuntiti i sassolini dalla scarpa che Bosco si è voluto togliere dando anche l’ultimatum all’amministrazione di approvare un atto formale con l’impegno di lavorare al meglio per le edizioni 2018 e 2019. In realtà il Comune, dal canto suo, ha già approvato in questi giorni una delibera di Giunta con la quale la manifestazione viene inserita permanentemente nel calendario annuale degli eventi.Questo perché abbiamo riconosciuto sin da subito l’importanza e la valenza di questa manifestazione – è intervenuto l’assessore Andrea Vincenti – e nell’esercizio di una vera e sentita democrazia è giusto ringraziare anche chi ha permesso alla Dream Loud di portare qui Orvieto4Ever ovvero la precedente amministrazione e il sindaco Toni Concina.
Come amministrazione eravamo ansiosi di vedere se Orvieto era all’altezza di questo evento e sebbene, ci sia stata qualche criticità che ci impegneremo a superare, direi che abbiamo superato il crash test”.
A cercare di calmierare gli animi è intervenuta poi l’assessore alla cultura Alessandra Cannistrà che, pur concordando con qualche criticità sollevata da Bosco, ha sottolineato la dimensione provinciale di Orvieto non abituata a eventi di questa portata e per cui, quindi, necessita di un cambio culturale graduale.
Dovremmo considerare questa come l’edizione zero – ha detto – perché forse, ora, siamo pronti a condividere una dimensione nuova. Senza dubbio avete portato un evento di oggettiva qualità ma che, di contro, non ha una storia come Umbria Jazz o il festival di Spoleto. Ecco perché dovremmo avere l’umiltà di costruire una relazione con la città che, innegabilmente, ha il suo stile, le sue tradizioni, la sua mentalità. Quando si chiede di inserire un evento così, per certi versi estraneo a Orvieto in quanto il 4 luglio è la festa americana, in maniera permanente, è giusto che la città si chieda se lo vuole. E la risposta va costruita col dialogo e la moderazione”. Dello stesso avviso il sindaco Giuseppe Germani nell”annunciare che la promozione di Orvieto4Ever, dalla prossima edizione, sarà anticipata a settembre così da perfezionare la comunicazione dell’evento stesso e sensibilizzare l’opinione pubblica. (Sa.Simo)


Una risposta a Orvieto4Ever, duro j’accuse del direttore creativo Marco Bosco: “o la città cambia atteggiamento o l’evento trova un’altra patria”

  1. Ho letto con attenzione il resoconto di Orvietosì di cui conosco l’attendibilità, al di là dei virgolettati.
    Concordo sull’opportunità di Orvieto 4 Ever e sono felice per il successo: del resto, è solo una benvenuta conferma, ma niente di nuovo. Già Umbria Jazz Winter, Umbria Folk Festival avevano dimostrato che manifestazioni di livello nazionale e internazionale sono la cifra turistica e culturale di questa città, da perseguire con ogni determinazione.
    Ora, qualche suggerimento.
    A Marco Bosco consiglierei di seguire il comportamento di Carlo Pagnotta: l’anima di UJW, fustigatore a volte implacabile degli orvietani, non ha mai minacciato di trasferire UJW in altre città, anzi ha sempre affermato il contrario: il Winter è possibile solo a Orvieto.
    Ad Alessandra Cannistrà, assessore alla Cultura, confido la nostra disponibilità a essere “educati” per fuoriuscire dal “provincialismo”. Nel frattempo ci dia dei numeri: quanti paganti e quanti biglietti omaggio (e a chi!); quali i costi sostenuti dal Comune ( personale, ore straordinario, occupazione suolo pubblico, ecc.).
    All’assessore al Turismo Andrea Vincenti chiederei, per comprendere meglio il ritorno, quanti turisti
    USA prima di Orvieto 4Ever e quanti dopo; quanti residenti, prima e dopo.
    A tutti e tre, se ci fanno conoscere il piano di comunicazione che avevano predisposto, così da valutare meglio il provincialismo.

    RAB
    7 luglio 2017 a 13:11

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