I tre consiglieri Cro a cui la Fondazione ha tolto il mandato rispondono con un duro j’accuse

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I tre rappresentanti della Fondazione CRO in seno al consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Orvieto Marco Ravanelli, Chiara Venturi e Pietro Benucci rompono il silenzio e, con una nota, rispondono al comunicato diffuso qualche giorno fa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

Di seguito il testo della nota:

Con riferimento alla nota stampa emessa in data 2 luglio scorso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, gli Amministratori della Cassa di Risparmio di Orvieto chiamati in causa prendono atto, con disappunto,  sia dei contenuti che delle modalità di divulgazione.

In particolare i sottoscritti ritengono che quanto affermato, nella predetta nota, riguardo al loro operato sia fortemente lesivo della propria immagine e della propria professionalità, rivendicando, in questa sede, l’impegno e la dedizione sempre profusi nell’esercizio del proprio mandato, nell’interesse della banca, dei suoi azionisti e del territorio.  

In relazione, poi, alla tematica dell’integrazione tra Banca Popolare di Bari e Cassa di Risparmio di Orvieto, i sottoscritti ritengono che la questione debba essere rimessa alle volontà e al confronto tra i due azionisti, come del resto è sempre stato nelle tante occasioni precedenti, nelle quali la Cassa di Risparmio di Orvieto è stata chiamata ad assumere decisioni importanti: aumenti di capitale, modifiche statutarie, acquisizione di sportelli e così via.

Allo stato, il Consiglio di Amministrazione della Cassa non ha assunto alcuna delibera relativa alla procedura civilistica e regolamentare. In proposito, i sottoscritti precisano che, qualora dovessero in futuro essere chiamati ad assumere decisioni, delibereranno esercitando di volta in volta consapevolmente le attribuzioni che loro competono, avendo ben presente le prerogative della Fondazione quale soggetto azionista della banca, ma tenendo anche conto, come hanno sempre sin qui fatto nel quotidiano svolgimento del proprio mandato, della gravosa responsabilità individuale che impone, fra l’altro, il costante rispetto delle normative di riferimento e degli indirizzi emanati dalle Autorità di vigilanza.  

 

 

 


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