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Home Politica

Il Comune esce dal predissesto. Ora sotto la lente della Corte dei Conti il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale

Redazione by Redazione
23 Giugno 2016
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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Il consiglio comunale ha approvato ieri (Meffi, Luciani, Sacripanti astenuti) la rimodulazione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale che ora verrà sottoposto all’esame della Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti dell’Umbria.

Segue la relazione dell’assessore al bilancio Massimo Gnagnarini

La proposta di rimodulazione del piano di riequilibrio finanziario del Comune di  Orvieto, all’attenzione del Consiglio Comunale, si caratterizza per un drastico accorciamento della durata del piano stesso ed è resa possibile dal positivo trend dei risulti
d’amministrazione conseguiti nel corso degli ultimi due esercizi di bilancio.

Il Rendiconto 2015, tra le sue componenti passive,  ha presentato un valore relativo  alla quota di deficit da ripianare ridotto a euro 837.268  con un  abbattimento complessivo  di euro 7.445.012 rispetto alla massa passiva iniziale pari a euro 8.282.270 accertata nel 2013 e che diede luogo alla proclamazione dello stato di predissesto dell’Ente e alla conseguente procedura di riequilibrio decennale (2014-2023) approvato e semestralmente monitorato dalla Corte dei Conti.
Tale straordinaria accellerazione impressa da questa amministrazione all’azione di risanamento è dipesa dai seguenti tre fattori:
• Il rispetto assoluto degli obbiettivi di risparmio già fissati dal piano di risanamento;
• Le plusvalenze di gestione prodotte nel corso degli ultimi due esercizi;
• La copertura data al FCDE a valere sul FAL come consentito  dall’ Art. 2, Comma 6, del
DL 78/2015.
Pertanto si può calcolare che  la metà dell’abbattimento del deficit è dipeso da fatti gestionali direttamente riconducibili  all’azione amministrativa svolta,  mentre per la restante metà è dipeso dall’applicazione della norma legislativa sopra richiamata volta a mitigare gli
effetti prodotti dai vincoli d’accantonamento sulla composizione del risultato d’amministrazione determinato secondo i nuovi principi della contabilità armonizzata.

deficit
La slide mostra la progressione dell’abbattimento della massa passiva ereditata dall’attuale amministrazione alla quale si è aggiunto nel 2014 un extradeficit derivante dal riaccertamento straordinario dei residui il cui separato ripiano trentennale non concorre ai saldi del piano di risanamento.
Come si può notare già a conclusione del primo anno di gestione nel 2014 la massa passiva iniziale da ripianare cala di euro 1.828.327 per effetto di 728.209 euro relativi ai risparmi previsti dalle misure contenute nel piano di risanamento e di 1.100.118 euro da surplus di gestione dell’esercizio 2014. Nel 2015 la massa passiva cala ulteriormente di euro 5.516.575 per effetto di 1.032.810 euro relativi ai risparmi previsti dalle misure contenute nel piano di risanamento, di  536.828 euro da surplus di gestione dell’esercizio 2015 e di euro 3.926.937 relativi alla copertura del fondo crediti di dubbio esigibilità a valere su fondo delle anticipazione di liquidità (Art 2, Comma 6, del DL n° 78/2015).
Nel 2016 la massa passiva da ripianare è pertanto ridotta a 837.268 euro. Ci  proponiamo, pertanto,  di procedere all’abbattimento del deficit residuo come riaccertato pari ad euro 837.268 attraverso la rimodulazione sia della durata del  piano vigente prevedendone la conclusione nel 2017 sia la modifica di alcune delle misure in esso contenute.
La durata del nuovo piano  proposto viene fissata entro i prossimi due anni ricomprendendo in tale periodo anche l’esercizio corrente del 2016 nel quale rimane confermata per intero la precedente quota di risparmi da conseguire pari a euro 450.000, mentre la rimanente quota di euro 387.268 viene imputata all’esercizio 2017 liberando così, già nel prossimo anno, 62.732 euro dei 450.000 già impegnati, nonché , per il 2018 , l’intera quota  di 450.000 euro già iscritta in bilancio.

E’ doveroso segnalare che ancora migliori effetti  positivi dalla rimodulazione si riverseranno sull’amministrazione comunale futura che governerà la città dal 2019 al 2024, periodo nel quale  il vecchio piano di riequilibrio decennale avrebbe imposto risparmi forzosi ancora più marcati con valori mediamente superiori a 1 Mln di euro per ciascuna annualità.

I VANTAGGI PER I CITTADINI

Se la  proposta di rimodulazione del piano andrà a buon fine, già da quest’anno,  ovvero nel corso del 2016,  con la modifica e la cancellazione di alcune delle misure di risparmio contenute nel vecchio piano  potremo ripristinare, a beneficio dei cittadini, alcune
facilitazioni attinenti soprattutto la spesa per il sociale.

Quelli che seguono, più nel dettaglio,  sono i vantaggi per i cittadini che potranno derivare dall’adozione del nuovo piano che viene proposto:

• L’obbligo di mantenere le tasse ( Imu, Tasi e Addizionale Irpef) ai massi livelli consentiti dalla legge con il vecchio piano avrebbe dovuto essere mantenuto fino a tutto il 2023, mentre con il nuovo piano tale obbligo scompare nel 2017 con l’uscita definitiva dallo stato di predissesto.

• Il taglio delle agevolazioni per le famiglie con due o più figli che usufruiscono delle mense scolastiche con il vecchio piano doveva essere mantenuto fino a tutto il 2023, mentre con il nuovo piano già da quest’anno, nel 2016, tali agevolazioni potranno essere reintrodotte e fruibili già all’apertura del nuovo anno scolastico a settembre prossimo.

• Il taglio di 118.500 euro sui servizi sociali con il vecchio piano si sarebbe dovuto protrarre fino al 2023, mentre con il piano rimodulato per gli anni 2016 e 2017 il taglio viene ridotto a 30.000 euro e scompare nel quinquennio successivo.

• L’obbligo di mantenimento  della spesa per il personale con il vecchio piano si sarebbe protratta a tutto il 2023 impedendo, di fatto, il rimpiazzo di alcune decine di unità che andranno in pensione nel prossimo quinquennio mentre con il nuovo piano il regolare turn over del personale sarà ripristinato a partire del 2018.

IL RISANAMENTO

C’è,  poi, un risultato generale d’immagine, ovvero la riconquista della città di Orvieto del suo rango di eccellenza  tra i comuni virtuosi, che la città riconquista con sette  anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia decennale stabilita nel vecchio piano di risanamento finanziario segnalandosi così tra le prime , anzi forse la prima in assoluto,  tra quelle che escono dalla triste black list dei comuni d’Italia in stato di predissesto.
Il merito maggiore di questo risultato  va, indubbiamente,  alle famiglie e alle aziende orvietane che hanno dovuto sopportare , negli ultimi anni,  un eccesso di carico fiscale e servizi pubblici ridotti all’osso.
Alla Politica va il merito minore seppur affatto scontato , di aver saputo non sprecare i sacrifici imposti dimostrando di saper risolvere, almeno questa volta,  i guai che essa stessa aveva provocato.
Il risanamento dei nostri conti pubblici è stato ovviamente un percorso complicato e ad esso hanno concorso utilmente,  già nel corso della passata consigliatura,  alcune attività dai tagli alla spesa alll’avvio di un poderoso dimagrimento della macchina comunale.
Tuttavia è con l’amministrazione Germani che è stato possibile impostare e attuare con successo una efficace politica delle nuove entrate di bilancio che hanno concorso in modo fondamentale a ripianare velocemente il deficit e soprattutto ad eliminare molte criticità e squilibri strutturali potenzialmente capaci di compromettere gli equilibri futuri dei bilanci dell’Ente.
La sfida del risanamento finanziario dell’Ente e della riorganizzazione delle sue risorse umane ha fortemente caratterizzato questa prima parte della attuale consigliatura:
• E’  stata una sfida vinta per  tutti quelli che non si sono voluti rassegnare al clima di lento e ineluttabile declino verso il quale Orvieto sembrava dover scivolare.
• E’ stata una sfida vinta in discontinuità rispetto al modo tradizionale di interpretare l’amministrazione orvietana ovvero rimuovendo ogni vecchio pregiudizio di subalternità politica della nostra città verso lo Stato e verso la Regione dell’Umbria.
• E’ stata una sfida vinta senza intaccare o svendere il patrimonio dell’Ente.
• E’ stata una sfida vinta  muovendo passi decisivi verso la messa a reddito dei nostri servizi e delle nostre infrastrutture di accoglienza a favore e a ristoro dei conti pubblici anche contro le resistenze che sapevamo che avremmo incontrato per convincere e  superare un
falso, radicato e diffuso convincimento sull’autosostenibilità  dei servizi e degli investimenti pubblici fatti nel passato.

IL POST RISANAMENTO E GLI EFFETTI SULLA CITTA’

Quella del risanamento finanziario del Comune è stata una sfida vinta a cui non potevamo rinunciare o indugiare consapevoli che il perdurare del caos finanziario e organizzativo in cui da almeno un decennio languiva il comune di Orvieto non ci avrebbe consentito la credibilità necessaria per affrontare l’altra e ancor più importante sfida, quella dello sviluppo economico della città , convinti come siamo che nessuna organizzazione può esportare all’esterno ciò che non abbia già realizzato al proprio interno.
Pertanto non potrebbe esistere alcuna politica di post risanamento se non avessimo conseguito l’obbiettivo del risanamento.
Da oggi si può aprire una nuova fase dell’azione amministrativa e politica nel governo della città ripartendo dalla conoscenza della nostra storia e dalle opportunità che la modernità ci offre.
Noi orvietani abbiamo attraversato  l’ epoca industriale e quella post industriale senza toccare palla.  Oggi,  in questa nicchia di nuova economia basata invece  sui consumi di bellezza, cultura e del buon vivere ci ritroviamo collocati in un mercato di eccellenza che
aspetta solo di essere perfezionato e reso efficiente.
Il punto cruciale è averne la più ampia e diffusa consapevolezza. La consapevolezza, però, non passa attraverso le parole pronunciate dalla politica in dieci o cento convegni dedicati.
Le decisioni necessarie per agire non scaturiscono dalla lettura dei documenti programmatici prodotti dall’amministrazione comunale, ne è sufficiente motivarsi nella rincorsa verso  le facilitazioni offerte dai cosiddetti finanziamenti pubblici.
La consapevolezza, infatti, è in primo luogo accettazione del rischio, è assunzione di responsabilità, è la visione futura per se e per la propria famiglia in un contesto consolidato quale è la città di Orvieto dove solo chi vuol esser cieco può non vedere le opportunità e gli straordinari vantaggi competitivi esistenti.
Pertanto tutte le leve pubbliche da sole non bastano, occorre una rinnovata consapevolezza e  scommettere sul futuro delle attività soprattutto quelle dedicate all’accoglienza turistica. Ai nostri imprenditori dico che sono finiti i tempi delle rendite finanziarie. Nè le banche nè la proprietà garantiscono più il futuro nostro e quello dei nostri figli. Fin qui l’esame e l’illustrazione dei caratteri sostanziali e dei possibili effetti del provvedimento. Per completezza si fornisce a seguire una risposta puntuale su alcune questioni sollevate in questi giorni attraverso la stampa locale da parte di ex amministratori comunali volte più a disinformare che a commentare.

LA CRITICA DELL’OPPOSIZIONE

E’ stupefacente che in questi  giorni alcuni esponenti dell’opposizione abbiano accostato l’uscita anticipato dallo stato di predissesto e i risultati raggiunti nel risanamento finanziario dell’Ente come di un’operazione clientelare. Qui c’è stata un’inversione di tendenza rispetto
all’abitudine della politica tutta, sia di sinistra che di destra,  di  scaricare gli oneri e i debiti su quelli che verranno.
Qui, invece, ce ne siamo fatti carico anticipatamente sgombrando il campo anche a coloro che volessero darsi da fare per sostituirci alla guida della città.
Scrive l’ex assessore al bilancio Piergiorgio Pizzo:
“L’uscita anticipata dal piano decennale vigente  non porta alcun beneficio alla città se non la possibilità, già a ridosso delle prossime elezioni nel 2019, di procedere a nuove assunzioni di personale e ad effettuare riduzioni di tasse.”
Insomma secondo l’ex assessore il potenziamento anticipato della macchina comunale e quindi il miglioramento dei servizi erogati ai cittadini insieme alla possibilità di abbattere le tasse ai cittadini  sarebbero le cattive e recondite ragioni per le quali questa amministrazione vuole procedere con la rimodulazione del Piano.
Potenziare i servizi e abbattere le tasse sono esattamente le ragioni per le quali desideriamo rimodulare il Piano.  Ci sembra siano ragioni alte, condivisibili,  concrete e che non hanno bisogno di particolari spiegazioni in quanto comprensibili a tutti, ma, forse,  a volte la rabbia di assistere al successo degli altri là dove si era fallito può accecare al punto di rovesciare il significato delle cose.

Ma poi l’inconsapevolezza dell’ex assessore al bilancio si spinge oltre ogni comprensibile limite quando egli afferma che invece di concentrare nel  2016 e 2017 l’onere dell’abbattimento del deficit residuo , come propone questa amministrazione per uscire con sei anni di anticipo dalla procedura di riequilibrio, sarebbe stato meglio lasciare inalterata la durata decennale del piano riducendo il valore delle rate originariamente previste per poter così disporre di circa 300.000 euro in più nel 2016 e nel 2017 da utilizzare per abbattere le tasse.
In questo caso Pizzo trascura un piccolo ma decisivo particolare che risiede nell’obbligo, esplicitamente richiamato nella sentenza con la quale la Corte dei Conti approvò il vecchio Piano,  ovvero quello di mantenere le aliquote Imu, Tasi e Addizionale Irpef ai massimi livelli
consentiti dalla legge per tutta la durata del Piano.
Pertanto l’unico modo per intervenire sulle tasse comunali ancora in vigore è quello di uscire definitivamente dalla procedura di riequilibrio e pertanto prima ciò avviene e prima si potrà intervenire.
Altre critiche e insinuazioni appaiono non più di banali speculazioni politiche che per quanto rispettabili non rilevano ai fini dell’esame del provvedimento in discussione in Consiglio comunale. Tra queste  mi ha particolarmente colpito , e la simpatia che sul piano personale nutro nei confronti di Piergiorgio Pizzo non mi ha aiutato a comprendere,  il giudizio che egli da sull’aumento dei flussi turistici registrati in città nell’ultimo biennio e sui quali si fonda buona parte delle nuove politiche di bilancio di questa amministrazione.
Dice Pizzo, pur di non concedere neanche una fiches di benemerenza all’amministrazione Germani, che se il turismo orvietano è in forte ripresa il merito è principalmente dei terroristi internazionali. Spero che Pizzo si sbagli perchè se avesse ragione, Dio non voglia, un calo dei flussi turistici orvietani non possa mai accadere a causa degli effetti contrari legati alla stessa ragione.

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