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Home Politica

Perché l’Umbria vuole potenziare “Le Crete”? Un disegno velato e preoccupante

Redazione by Redazione
28 Marzo 2016
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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le crete manifestazione

di Dante Freddi

Ormai è stato scritto e detto quasi tutto sul paventato ampliamento de “Le Crete”. Si sono espressi partiti, consiglieri, associazioni, cittadini. Lasciamo da parte le dichiarazioni dell’ex assessore Rometti, che per la discarica ‘Le Crete’ nel territorio comunale di Orvieto «non ci sono assolutamente esigenze di ampliamento e tantomeno ve ne sono per lo sfruttamento di un terzo calanco. Anche perché le politiche regionali sono indirizzate al superamento delle discariche, come chiede l’Europa». Se lo sono ricordato tutti, maggioranza e opposizione, è diventato emblematico di tutta la vicenda, ma gli improperi che lo hanno sommerso non rispondono comunque a una domanda chiave:

«Quali fatti hanno determinato nelle ultime settimane la volontà della Regione Umbria di poter dare il via libera all’ampliamento della discarica di Orvieto?»

Se non si prova a risponde a questa domanda o si tralascia di indagare la vera posta in gioco non si può comprendere la pervicacia e l’ostinazione con cui il governo regionale appare letteralmente blindato e arroccato su una decisione che verrebbe presa in barba alla volontà decisamente contraria di un’intera comunità locale, su un territorio vasto quanto venti comuni e per lo più governato da personale politico affine alla Governatrice dell’Umbria.

Difesa ambientale, diritto alla salute, bellezza del paesaggio, economia turistica e agricola legata indissolubilmente alla qualità dell’ambiente, fama di Orvieto e del suo territorio e almeno altre decine di ragioni di buon senso si contrappongono all’ammucchiamento di rifiuti fino al 20135 a tremila metri dalla facciata del Duomo di Orvieto.

Dato che non c’è logica di buona amministrazione che regga, bisogna eliminare gli aspetti ambientali e di buonsenso e comprendere meglio quelli economici.

Per farlo occorre chiarire alcuni concetti terminologici che finora si sono prestati a interpretazioni improprie se non addirittura ingannevoli:

Di che ampliamento si tratta?
 La geometria ci viene in soccorso con le sue regole per cui sappiamo che per aumentare il volume di un oggetto o lo allarghiamo o lo alziamo. Pertanto l’ innalzamento del 9^ e 9^ bis gradone del secondo calanco o l’allargamento al terzo calanco della discarica “LE CRETE” producono in essa il medesimo risultato, che è quello, solo considerando questa prima fase autorizzatoria , un aumento di 850.000 metri cubi in più di rifiuti da accogliere e sistemare. ( La tariffa di conferimento attuale  di euro 163 euro a tonnellata moltiplicata per la capienza da autorizzare comporta un fatturato per il gestore di oltre 100 milioni di euro fino alla data del 2035)

Il rebus dello smaltimento residuale. Una delle direttive europee in vigore fissa nel 10% ciò che a una certa data può continuare a finire in discarica. Già ma il 10% di cosa ? Anche qui la teoria degli insiemi ci dà una mano a diradare o forse ad aumentare i dubbi. Un conto è lo smaltimento residuale dei rifiuti che la popolazione umbra produce all’interno di un ciclo tutto interno, altro conto se lo smaltimento residuale si riferisce anche a quelli prodotti in altre regioni.
Non ci si può confondere o far finta di confondersi.
Nella seconda ipotesi il concetto di residuale è del tutto improprio e dovremmo invece definire la vita futura della discarica orvietana come una delle componenti strategiche di un potente macrosistema industriale interregionale quale quello che si sta in effetti delineando tra Umbria e Toscana e altri sub-territori di diverse altre regioni centrali.

Per tornare alla domanda iniziale che ci siamo posti e collocare le considerazioni fin qui svolte in un possibile scenario, dobbiamo prendere conoscenza, intuendone le conseguenze, dell’esito dell’incontro che si è svolto a febbraio 2016 tra il Ministero dell’Ambiente con il ministro Galletti e la regione Umbria con la Governatrice Marini che hanno congiuntamente dichiarato (http://www.umbria24.it/si-allontana-lombra-dellinceneritore-governo-a-regioni-subordinato-a-intese-interregionali/387961.html) (http://umbria.legambiente.it/contenuti/articoli/ultimora-su-art35-sbloccaitalia-le-agenzie  )di aver trovato un accordo per quanto previsto dall’Art. 35 dello Sblocca Italia che prevedeva un nuovo inceneritore regionale in Umbria, che però non sarà costruito per carenza di materiale prodotto in grado di soddisfare l’alimentazione continua di un nuovo termovalorizatore e che pertanto, in base ad accordi già stipulati con la regione Toscana, sarà questa la sede dove saranno inviati le quote secche dei rifiuti prodotti in Umbria.

Tuttavia nelle dichiarazioni del Ministro Galletti e in quelle della presidente Marini si coglie un altro passaggio di non poco conto e che resta cruciale, ovvero il principio della libera circolazione della parte residuale dei rifiuti su tutto il territorio nazionale. Questo porta a riflettere sulla possibilità in astratto che la vita residua della discarica, se non viene fissato un limite temporale certo, potrebbe prolungarsi indefinitivamente.

Questo è il quadro e il suo disegno è ancora più preoccupante, perché ancora in parte velato.
Chi coltiva la speranza che una accordo con Regione e SAO potrebbe portare in loco attività industriali di lavorazione del differenziato, non tiene conto che nel vasto bacino ipotizzato potrebbero già essere presenti attività del genere e quindi andrebbe analizzato con molta attenzione il reale bisogno di un potenziamento industriale di trasformazione.

Se a Perugia pensano che questa decisione possa al massimo movimentare manifestazioni di dissenso civico e politico,  credo che questa volta si sbagli.
La classe dirigente cittadina che amministra la città e il territorio si sta giocando la credibilità e credo insista senza cedimenti nella propria contrarietà all’ampliamento non per ottusa opposizione, ma perché vuole capire e vuole dire la sua su chi fa e cosa sulla nostra terra e vuole misurare, valutare e decidere sulle ricadute positive di cui alcuni parlano, qualora ve ne fossero, d’ordine economico e occupazionale, che questo sistema industriale che si sta delineando è in grado di produrre e al quale ci si chiede, nostro malgrado, di sottoporci e di supportare.

 

 

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