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Trasporto ferroviario: ad un mese dal “Patto di Chiusi” a che punto siamo?

Redazione by Redazione
8 Aprile 2026
in Cronaca, In evidenza, Archivio notizie
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È passato un mese da quando, in data 7 marzo, si è svolto a Chiusi un importante incontro sul tema della mobilità ferroviaria che ha visto la partecipazione, tra gli altri, degli assessori regionali ai trasporti di Umbria e Toscana, Francesco De Rebotti e Filippo Boni. L’incontro si è concluso con la costituzione di quello che è stato ribattezzato come il “Patto di Chiusi”, un accordo dal forte valore simbolico che segna, finalmente, la volontà delle due istituzioni di aprire un dialogo per affrontare le numerose criticità del servizio ferroviario. Ad un mese di distanza, tuttavia, è opportuno chiedersi a che punto siamo.
I problemi del trasporto ferroviario non sono episodici né emergenziali: sono strutturali e quotidiani. Le difficoltà sono ormai parte integrante dell’esperienza dei viaggiatori e incidono in modo significativo sulla qualità della vita e sulle opportunità del territorio. Spesso l’attenzione si concentra su alcuni treni particolarmente utilizzati dagli utenti della stazione di Orvieto – come gli Intercity 581 e 598 o il regionale 4106 – ma la realtà è che l’intero sistema dei collegamenti, sia verso Roma che verso Firenze, presenta criticità diffuse.

Raggiungere la Capitale con mezzi pubblici è diventato, nei fatti, una corsa ad ostacoli: treni limitati a Orte, deviazioni sulla linea lenta, intere fasce orarie scoperte. Un caso emblematico – purtroppo tutt’altro che isolato – è quello del regionale 4101, in partenza da Firenze Santa Maria Novella alle 9:04 con arrivo a Orte alle 12:02. I viaggiatori diretti a Roma sono costretti a proseguire con il regionale 4153, che però risulta frequentemente sovraffollato. Comeaccaduto ieri, martedì 7 aprile, molti utenti spesso non riescono a salire per le troppe persone a bordo dovendo attendere il regionale successivo o acquistare un nuovo biglietto per l’InterCity 583.

Alla luce di questa situazione, come Nova, torniamo a chiedere con forza alle istituzioni di farsi parte attiva nei confronti di RFI e Trenitalia, affinché si giunga in tempi rapidi a soluzioni concrete e strutturali. Un servizio pubblico, per essere definito tale, deve garantire affidabilità, continuità ed efficienza. Condizioni che oggi, purtroppo, non sono soddisfatte. Abbiamo partecipato all’incontro di Chiusi del 7 marzo e ne abbiamo sottolineato soprattutto l’importanza politica. All’assessore Francesco De Rebotti, però, dobbiamo oggi chiedere quali siano gli sviluppi delle interlocuzioni con la Regione Toscana e se esistano prospettive concrete di miglioramento nel breve periodo. Il limite della tolleranza è stato superato da tempo. I pendolari e i viaggiatori dell’Orvietano sono esausti. Garantire un futuro al nostro territorio significa anche assicurare collegamenti ferroviari rapidi, frequenti e affidabili. Gli incontri sono stati numerosi, le parole non sono mancate. Ora è il tempo dei fatti.

Associazione Nova

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