
L’illusione della “Manna dal cielo”
Buongiorno a tutti. Ho deciso di intitolare questa riflessione ‘Pane al pane e vino al vino’ perché sulla salute dei cittadini di Orvieto si è giocato troppo a lungo con la retorica e troppo poco con i fatti. C’è una tentazione pericolosa oggi: quella di aspettare la manna dal cielo o di pensare che basti una firma su una petizione perché i problemi svaniscano. Non è così. Se vogliamo salvare la sanità nel nostro territorio, dobbiamo avere l’onestà di guardare a come siamo arrivati a questo punto e chiederci cosa possiamo fare noi, oggi.”
Il peccato originale e il sistema “folignocentrico”
“Dobbiamo essere chiari: la situazione attuale è il risultato di scelte politiche nate vent’anni fa, quando è stato disegnato un modello sanitario regionale che ha sistematicamente penalizzato Orvieto a favore di altri poli. Per due decenni il nostro ospedale è stato indebolito nel silenzio di molti amministratori e forze sociali: reparti depotenziati e servizi chiusi. Questo disinvestimento ha creato un’immagine di declino che ha allontanato i giovani medici, convinti che Orvieto fosse ormai una piazza sulla via dell’abbandono.”
L’errore sulla Medicina Territoriale: Da Caserma Piave a Piazza Duomo
“L’esempio più lampante di questa gestione discutibile riguarda la medicina territoriale. Per anni era stato individuato un sito ideale: l’ex mensa della Caserma Piave. Un luogo comodo, accessibile, con parcheggi e spazi idonei. Invece, si è preferito spostare tutto in Piazza Duomo, una scelta che definire infelice è poco.
Parliamo di ricadute urbanistiche pesanti in un’area già sensibile, con problemi enormi di accessibilità e parcheggio. Oltre al danno, la beffa economica: sono stati spesi 800.000 euro per una permuta con cui il Comune, di fatto, ha dovuto acquistare l’area per garantire parcheggio e accesso alla nuova Casa di Comunità. Risorse che potevano essere usate per i servizi e che invece sono finite in una toppa logistica per rimediare a una scelta urbanistica sbagliata.”
L’inerzia recente e l’impresa titanica di oggi
“A questi errori storici si è aggiunta l’incapacità cronica degli ultimi anni di invertire la rotta. Nonostante i proclami, l’amministrazione regionale uscente non è riuscita a dare la scossa necessaria, dimostrandosi spesso immobile. Oggi, la nuova amministrazione regionale si trova di fronte a un’impresa titanica. I problemi si sono stratificati e incancreniti a tal punto che invertire la tendenza è difficilissimo. Non ci sono bacchette magiche, ma sappiamo che la strada è finalmente quella del fare.”
Il metodo della collaborazione: L’esempio di Prometeorvieto
“Eppure, dei segnali positivi ci sono. L’esperienza di Prometeorvieto ci ha mostrato che esistono funzionari regionali motivati e tecnici competenti che sanno esattamente dove bisogna andare.
A loro dobbiamo dire: ‘Collaboriamo’. Aiutiamoli a scardinare quel sistema che ci ha soffocato per anni. La conferma dell’ospedale come DEA di I Livello e il completamento delle strutture territoriali sono passi avanti che vanno sostenuti con spirito costruttivo, non con il solito disfattismo.”
La sfida alle istituzioni locali: Creare attrattività
“Ma la domanda finale resta per i nostri amministratori locali. Oltre a protestare o a usare la sanità come bandiera politica, cosa stanno facendo concretamente?
La sanità non vive solo di delibere regionali. Se vogliamo che un giovane medico scelga Orvieto, dobbiamo rendere questo territorio attrattivo.
Cosa fanno il Sindaco e i comuni del territorio per accogliere questi professionisti?
Quali servizi e quale qualità della vita offriamo a chi deve decidere di investire il proprio futuro qui?
Non possiamo restare spettatori. Istituzioni locali, forze economiche e sociali devono essere le prime a creare le condizioni perché Orvieto torni a essere una meta ambita e non un luogo da evitare.”
Conclusione: Protagonisti del cambiamento
“Costruiamo, non aspettiamo la manna dal cielo. La salute di Orvieto non ha colore politico, ha bisogno di verità e di impegno corale. Aiutiamo chi sta lavorando per rimediare a decenni di disastri, ma restiamo vigili e propositivi. Solo se il territorio si farà carico della propria attrattività potremo davvero dire di aver voltato pagina.








