La settimana Santa è attraversata nella parrocchia di Castel Viscardo da una serie di riti e tradizioni che si concretizzano dal giovedì Santo sino al Lunedì dell’Angelo. La misticità principia con un particolare allestimento all’altare della Reposizione; i fedeli riportano la “veccia”; piantata il giorno delle Ceneri e fatta crescere al buio (in cantina o sotto qualche recipiente). Sono piante senza la luce (di Dio), albine, che vengono esposte nel luogo in cui sia conserva l’Eucaristia al termine della Messa in Coena Domini. Il Venerdì santo, non si suonano le campane e non vengono celebrati funerali, il mezzogiorno è scandito dal suono delle “raganelle”, le cui particolari vibrazioni portano in giro per il paese l’arrivo del mezzogiorno.

Dal primo pomeriggio inizia l’allestimento della processione. Vengono preparate le statue e le croci luminose, i “simboli”, i paramenti sacri, riordinati e suddivisi i vestiti del Corteo Storico, sparsi i “buzzicchi” sul percorso. È il momento della storica processione, dal 1966 una delle tradizioni più sentite, organizzata dalla locale Pro Loco in collaborazione con la parrocchia della SS.ma Annunziata. Un folclore che abita in tutta la comunità, con il corteo storico che accompagna il “Sepolcro del Cristo Morto”.

Le prime spese registrate per la sua realizzazione risalgono a più di sessanta anni fa (nastri, scarpe, stoffe o scampoli, legno per le spade, lampadine): “La processione pasquale a cui la Pro Loco già si è dedicata nell’anno decorso merita particolare attenzione. Essa va incrementata con nuovi gruppi da inserirsi nello schema già stabilito nell’ultima edizione ed ampliata nei gruppi già esistenti”.

I costumi erano completati nel 1971. Dopo la lettura della Passione, il corteo in costume sfila all’interno della chiesa, per poi uscire in paese con diversi figuranti: soldati romani con il centurione, gli apostoli, Gesù e i ladroni, le Marie, la Veronica e le pie donne, i portatori con le statue dell’Addolorata e del Sepolcro, i bambini del Catechismo con i simboli della Passione, tre croci luminose, la croce del Calvario e torcieri. Il paese è al buio, la luce è data dai soli buzzichi (fiaccole artigianali) posti a terra; il sottofondo, cupo, è accompagnato dal Complesso Bandistico G. Verdi.

Al rientro, si celebra il canto della “Desolata” (ispirato allo stabat mater, un brano suggestivo elevato dal coro delle donne e dalla solista che copre il volto con la veletta nera e indossa lo scialle nero) e il bacio della Croce con una sentita partecipazione. Il Sabato visita al Sepolcro e confessioni; nel primo pomeriggio sono benedetti i dolci e simboli pasquali: le uova sode, le torte (dolci o al formaggio), il galletto e palombella (a forma di bambolina), dolci “poveri” con uova, farina, latte e burro. Il giorno di Pasqua è il momento della celebre colazione a base di capocollo, uova e coratella di agnello. Le tradizioni si concludono con la benedizione delle auto, mezzi agricoli e altri in generale (che sarà organizzata quest’anno la domenica successiva a Pasqua) al Parco del Pinaro.
Luca Giuliani








