di Proposta Civica Orvieto
A settembre 2025 il Consiglio Comunale aveva approvato all’unanimità un piano per il fotovoltaico che prevedeva, nero su bianco, la creazione o adesione ad una Comunità Energetica Rinnovabile (CER). Nell’ultimo Consiglio, la Capogruppo Roberta Palazzetti ha chiesto un semplice aggiornamento: quali progetti fossero stati presentati ai due bandi regionali da 9 milioni e se il fondo richiesto dall’Assessore Sacripanti per la consulenza CER fosse stato assegnato.
Le risposte? Purtroppo, solo brutte notizie. Il Comune di Orvieto non ha presentato alcun progetto, perdendo così entrambi i bandi (scadenza 31 marzo). Sulla CER, invece, silenzio totale: non si sa se il fondo sia stato assegnato o meno.
Alle brutte notizie si è aggiunto un fuori programma. L’Assessore Pizzo ha voluto condividere la sua personale “analisi tecnica” sul fotovoltaico, infilando una serie di affermazioni che mostrano una conoscenza dell’argomento, diciamo così, molto creativa. Ecco il riassunto del Pizzo‑pensiero:
Il fotovoltaico serve solo per autoconsumo.
Produrre più del necessario non conviene.
Il Comune consuma di notte, quindi il fotovoltaico “non serve”.
Ci fermiamo qui, evitando il Pizzo-pensiero sugli accumulatori, e ci limitiamo ad un’informazione di servizio: tutte queste affermazioni sono sbagliate, sia tecnicamente che normativamente. Oggi infatti il punto non è più far coincidere produzione e consumo nello stesso edificio, ma condividere l’energia tra più utenze.
Le CER permettono di produrre dove conviene (scuole, impianti sportivi, parcheggi) e usare quella produzione per coprire i consumi di edifici che non possono installare impianti, come i nostri uffici comunali o la Biblioteca che sono in centro storico. L’energia non si sposta fisicamente, ma viene condivisa virtualmente tramite rete, e lo Stato riconosce un incentivo sulla quota condivisa. Il risultato è che un impianto su una scuola può ridurre la bolletta di altri immobili comunali, anche lontani. Per questo è sbagliato dire che gli impianti vanno “dimensionati sul singolo edificio”: oggi si dimensionano su una rete di edifici.
Allo stesso modo, è fuorviante sostenere che produrre in eccesso non convenga. Gli impianti non si progettano più per vendere energia, ma per autoconsumare e condividere. Molti Comuni usano l’energia in eccesso per sostenere famiglie in povertà energetica oppure per aiutare aziende e famiglie che aderiscono alla CER. Non a caso i bandi più recenti, incluso quello regionale umbro che Orvieto si è lasciata sfuggire, finanziano proprio interventi integrati di produzione e condivisione dell’energia, non il vecchio modello “un impianto per un edificio”.
La mancata partecipazione del Comune è quindi il segnale di una mancata comprensione della direzione in cui si sta muovendo il sistema energetico, e non certo una scelta tecnica obbligata.
Quanto al silenzio della Sindaca di fronte all’intervento dell’Assessore, difficile interpretarlo. Condivide il Pizzo‑pensiero? La mozione sul fotovoltaico resterà un annuncio? Vedremo.
Chiudiamo con un semplice consiglio. Nessuno è tenuto a sapere tutto, ma tutti facciamo miglior figura quando evitiamo di parlare di ciò che non conosciamo. Se davvero si vuole un piano sul fotovoltaico, serve affidarsi a chi lo fa di mestiere: tecnici e aziende in grado di valutare fabbisogni, potenzialità, costi e benefici. Basta volerlo.









