Di PrometeOrvieto
In questi giorni molti hanno parlato della Zona Economica Speciale, la ZES: un sistema di semplificazioni burocratiche e di crediti d’imposta per le imprese che investono nei territori interessati. L’Umbria e le Marche sono state inserite dal governo nella ZES a novembre 2025, dopo un annuncio arrivato a ridosso delle elezioni regionali nelle Marche. Per Orvieto però c’è un grave problema: siamo nella ZES solo a metà.
È dentro per quanto riguarda le semplificazioni burocratiche, che consentono di ottenere in due mesi tutte le autorizzazioni necessarie a un investimento. È fuori, invece, per quanto riguarda i finanziamenti, cioè proprio la parte che conta di più. I meccanismi dietro a questa differenza sono stati spiegati molto bene in un articolo di OrvietoLife del 19 novembre 2025. In breve, si basano su vincoli europei legati a popolazione e ricchezza. In base a questi criteri, i finanziamenti sono riservati solo a 37 su 92 comuni umbri, per lo più in provincia di Perugia. In provincia di Terni rientrano solo Narni, San Gemini e, parzialmente, Terni stessa. Questa “zonizzazione” deriva da una delibera regionale approvata nel 2021 dalla Giunta Tesei. Ci chiediamo: c’era la possibilità di impostarla diversamente già allora, oppure quei vincoli erano davvero insuperabili? Il rischio evidente è che il nostro territorio si impoverisca ulteriormente a vantaggio di altri, perché pochi imprenditori saranno attratti dall’investire a Orvieto senza i benefici economici della ZES.
Ma si può risolvere questo problema?
Oggi tutti dichiarano la ferma volontà di superare questa disparità tra comuni: il Consiglio Comunale di Orvieto ha approvato all’unanimità una mozione per chiedere alla Regione di inserire Orvieto nelle zone che possono accedere ai benefici della ZES. La Regione, dal canto suo, ha annunciato di voler lavorare perché tutti i comuni umbri possano usufruire del credito d’imposta. Intenzioni ottime, ma il problema non è semplice. La Presidente Proietti ha dichiarato che sono iniziate le interlocuzioni tecniche con Bruxelles: supponiamo quindi che si vogliano rinegoziare i criteri sopracitati su ricchezza e popolazione. Campa cavallo. Tra l’altro, se anche si riuscisse a modificare la mappa, altri comuni umbri dovrebbero probabilmente uscirne, perché queste modifiche vanno fatte a saldi invariati. C’è il capitale politico per affrontare una scelta del genere? Non vorremmo che tutti questi begli annunci rimangano tali, e che si finisca per alimentare negli orvietani l’illusione di un miglioramento che, nei fatti, non potrà realizzarsi.
La Cassa di Risparmio di Orvieto chi aiuterebbe?
Abbiamo letto anche il comunicato diffuso pochi giorni fa dalla Cassa di Risparmio di Orvieto, nel quale si annunciava la volontà di aiutare le imprese ad usufruire dei vantaggi della ZES. Bel gesto, ma se l’orvietano resta escluso dai benefici economici, il rischio è che il denaro raccolto principalmente sul nostro territorio venga impiegato per sostenere investimenti in altri territori, e molto meno nell’orvietano stesso, già penalizzato dall’assenza dei benefici ZES. Sarebbe una spirale che impoverirebbe Orvieto e il suo comprensorio ancor di più.
Le potenzialità della ZES per Orvieto
La ZES sarebbe una grande opportunità per Orvieto. Come ricordato da un recente articolo del CTS, il nostro territorio soffre di una scarsa propensione agli investimenti, legata anche alla sua struttura economica. La ZES avrebbe potuto scuotere questo immobilismo, liberando risorse e creando lavoro moderno e meglio retribuito. Orvieto ha delle potenzialità attrattive reali. Lo dimostra Welcare, che pur essendo oggi una realtà multinazionale continua a scegliere il nostro territorio. Esiste un potenziale per aziende interessate a insediarsi in una posizione strategica, tra Roma e Firenze, tra Lazio e Umbria. A questo si aggiunge la qualità della vita. Come diciamo sempre parlando di professionisti sanitari, questo è un fattore che conta sempre di più per l’attrattività di un territorio verso imprese e professionalità qualificate. I punti di forza li conosciamo. Proprio per questo il rischio di perdere anche questo treno di sviluppo sarebbe ancora più grave.









