Sul tema del dimensionamento scolastico e delle recenti dichiarazioni del sindaco di Castel Viscardo, Daniele Longaroni il gruppo consiliare di opposizione “Cambiare si può” interviene “riportando il confronto su un piano concreto, fondato su dati e norme”.
“È necessario – affermano dal gruppo – chiarire un punto essenziale: non si tratta della chiusura delle scuole del territorio, ma di un accorpamento amministrativo. Questo significa che i plessi restano, le attività didattiche proseguono e gli studenti rimangono sul territorio. Ciò che cambia è l’organizzazione, con una dirigenza scolastica e una segreteria unificate”.
Il processo rientra in una riforma nazionale che stabilisce parametri precisi per il mantenimento dell’autonomia scolastica, generalmente individuati in circa 900 alunni per istituto, ridotti a circa 600 nei contesti montani. “Nel nostro caso – sottolinea l’opposizione – l’istituto che comprende Castel Viscardo, Castel Giorgio e Allerona conta complessivamente 442 alunni. È un dato oggettivo che evidenzia una distanza significativa rispetto alle soglie previste”.
Secondo i consiglieri di “Cambiare si può”, è proprio questo il punto da cui partire. “Non si tratta – argomentano – di una scelta discrezionale né di una valutazione politica, ma dell’applicazione di criteri legati alla sostenibilità del sistema scolastico, anche alla luce del calo demografico”. Il gruppo evidenzia come il dibattito pubblico rischi di concentrarsi su una narrazione parziale.
“Si richiama giustamente – proseguono – il tema delle cosiddette classi pollaio nei grandi centri. Tuttavia, con la stessa coerenza, si dovrebbe riconoscere che anche classi con numeri estremamente ridotti pongono criticità. Se non ci sono i numeri, diventa arduo formare le classi e mantenere un’autonomia scolastica”.
I dati locali si inseriscono in un quadro più ampio. “Il fenomeno dello spopolamento – aggiunge l’opposizione – è strutturale e non recente. I numeri della scuola ne sono una diretta conseguenza. Ignorarlo significa non affrontare il problema. Nella parte finale, il gruppo richiama anche il piano politico e istituzionale: “Fino a pochi anni fa il dibattito pubblico restituiva spesso un’immagine di sostanziale unanimità, anche per l’assenza di un reale contraddittorio. Oggi il confronto è tornato a essere plurale, come è naturale che sia in un contesto democratico”.
“Questa dinamica – proseguono i consiglieri – non dovrebbe essere interpretata come un elemento di criticità. Il rischio, invece, è che venga utilizzata come elemento narrativo, spostando l’attenzione dal merito delle questioni alla contrapposizione politica”. Per “Cambiare si può”, il punto resta fermo: “il tema non è negare il valore della scuola, ma affrontare la realtà per quella che è. I numeri, in questo caso, non sono opinabili e devono rappresentare la base di qualsiasi scelta, solo partendo dai dati è possibile costruire risposte credibili e durature per il territorio”.








