
I segnali che arrivano dalla sanità regionale ci fanno ben sperare. Non lo diciamo con leggerezza. Abbiamo sempre cercato di giudicare i fatti senza fare sconti a nessuno. Tuttavia, questa volta riteniamo giusto dirlo.
Come stanno oggi le cose
In tutte le interlocuzioni che abbiamo avuto con i vertici della sanità umbra si evidenzia infatti una forte attenzione verso Orvieto, sia per la medicina ospedaliera sia per quella territoriale. Per lo meno, la volontà dei tecnici c’è. Ci auguriamo che sia confermata anche dalla politica regionale. Nonostante le critiche, anche dure, che abbiamo rivolto all’attuale organizzazione, dobbiamo riconoscere che l’Amministrazione regionale ha ereditato una situazione davvero complessa. Da circa venti anni, infatti, la politica di sviluppo della rete ospedaliera è confusa, con alcuni nosocomi che sono stati potenziati e altri depotenziati senza logiche di servizio, spesso solo per soddisfare il politico locale di turno. Chi ha fatto le maggiori spese di questa situazione è stata proprio Orvieto.
Il Piano socio-sanitario regionale
Rimettere ordine non sarà semplice. Il piano sociosanitario regionale, unico strumento di riferimento programmatico, dovrebbe uscire entro un paio di mesi e sarà il documento in cui verrà indicata la strada da seguire. Finalmente, perché manca da 18 anni. Abbiamo contezza che terrà conto della forte evoluzione tecnologica e informatica che c’è stata in questo periodo. Il ruolo dell’ospedale di Orvieto ci è stato confermato come DEA di primo livello dai vertici sanitari. In questi giorni circolano, a onor del vero, voci incontrollate su possibili declassamenti, ma al momento non ne vediamo segnali concreti. Sappiamo bene che già oggi il nostro ospedale è DEA di primo livello sulla carta, ma la realtà è diversa. Tuttavia, abbiamo percepito nei suddetti colloqui la volontà di costruire una rete ospedaliera basata sui bisogni sanitari dei cittadini umbri: in base a questa logica, quindi, l’orvietano verrebbe tutelato, visto il nostro fattuale isolamento geografico dal resto dell’Umbria. Il progetto generale della rete sembra essere pronto. Ci auguriamo che anche le questioni più locali vengano affrontate rapidamente.
Cosa possono fare i territori
Se però da parte delle direzioni sanitarie l’attenzione per Orvieto appare forte, riteniamo che anche la Città debba fare la sua parte. Se siamo arrivati a questo punto è anche perché, negli ultimi venti anni, la Città è rimasta ferma di fronte al progressivo declino del nostro ospedale. Se davvero si aprisse una fase nuova, dovrebbe cambiare anche l’atteggiamento della nostra comunità. Non possiamo permetterci di ritrovarci tra venti anni nella stessa, o addirittura peggiore, situazione. Ad esempio, la Commissione Sanità comunale ancora oggi sta chiedendo dati che avrebbe dovuto richiedere fin dalla prima riunione, e che perfino una semplice associazione come la nostra possiede da almeno un anno. Potrebbe invece chiedersi che cosa può fare concretamente il Comune di Orvieto, insieme agli altri Comuni del territorio, per sostenere questo percorso.
Magari mettendo in piedi strumenti, e finanziamenti se necessario, per accompagnare lo sviluppo del progetto sanitario per Orvieto. Questo cambio di passo non riguarda solo le Istituzioni. Anche le associazioni cittadine devono fare la loro parte. Noi continueremo a monitorare come il progetto regionale verrà applicato nel nostro territorio e a segnalare ciò che può essere migliorato. In questo intervento ci siamo concentrati soprattutto sulla medicina ospedaliera, ma segnali incoraggianti arrivano anche sul fronte della medicina territoriale; ne parleremo in una successiva apposita comunicazione. Naturalmente non abbasseremo la guardia. Continueremo a verificare se alle intenzioni seguiranno i fatti, con lo stesso metodo che abbiamo sempre usato: numeri, dati e controllo di gestione. Per ora, però, lasciateci dire che forse, finalmente, si comincia a intravedere un barlume di luce in fondo al tunnel.
PrometeOrvieto








