La multiculturalità attraversa la nostra quotidianità. Lo si vive anche nel territorio dell’orvietano dove l’incontro tra culture, lingue, tradizioni e religioni differenti è diventato un’esperienza che ci riguarda. Su queste trasformazioni si è concentrato il recente incontro di Nova Civitas dedicato a “Interculturalità e pace”, organizzato con la Parrocchia di Ciconia, in cui si è cercato di comprendere come costruire un dialogo che non annulli le differenze, ma le renda occasione di crescita.

La cultura, l’insieme del materiale e dell’immaginario di un popolo che si riconosce in valori e radici comuni, non va intesa come un insieme statico di regole e tradizioni, ma una realtà viva, in continuo cambiamento, ha sottolineato suor Maria Luisa Gatto, del coordinamento di Nova Civitas. L’origine della parola rimanda al “coltivare”, cioè al prendersi cura e al far crescere, un concetto che porta con sé necessariamente dinamismo e movimento e che, proprio per questo, può portare una sensazione di diffidenza e smarrimento di fronte a modelli di vita sconosciuti e al timore di perdere valori sentiti come identitari.
Ma noi stessi, conosciamo i valori che determinano le nostre comuni radici e come questi possono essere condivisi senza diventare barriere?.
La condivisione di questi valori comuni favorisce integrità, responsabilità e un forte senso di appartenenza alle proprie radici. Ma senza memoria il cammino si smarrisce La cultura italiana è profondamente intrecciata con l’eredità greco-romana e con la tradizione cristiana. Il diritto romano, tra i più avanzati del tempo, affrontò in modo pragmatico l’inclusione dei popoli, estendendo la cittadinanza a culture diverse. Il cristianesimo ha ulteriormente plasmato la cultura europea e italiana, introducendo valori come la libertà religiosa, la dignità della persona, la sacralità della vita e la fraternità universale. Tali hanno contribuito a creare una visione dell’umano che riconosce dignità e valore a ciascuno. Le stesse differenze regionali, linguistiche e storiche non hanno impedito di sentirsi parte di un’unica comunità.
Questi valori maturati nel cammino della storia, dignità umana, libertà, uguaglianza, solidarietà, vengono richiamati anche dal Preambolo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e divenuti il fondamento della convivenza e della democrazia realizzando una visione in cui la pace è definita come un progetto comune da costruire attraverso il riconoscimento reciproco.
Le sfide dell’Europa
Il multiculturalismo (presenza di più culture) genera negli ordinamenti europei incontri e scontri. Il rigetto dei valori fondamentali europei da parte di Stati membri, gruppi e organizzazione ideologizzate, perché secondo questi la forma di vita europea (e occidentale) e i suoi valori sono superati e dovrebbero essere sostituiti.
Riflessione di Suor Maria Luisa Gatto, Nova Civitas per incontro “Interculturalità e pace”, 14 marzo 2026 (LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO)
Oggi la multiculturalità pone una scelta, se convergere verso un’unità che valorizzi tutte le diversità oppure accentuare le distanze fino al conflitto.
Due episodi biblici possono essere emblematici per spiegare quanto questi diversi atteggiamenti possano incidere profondamente sul presente e sul futuro. È ben nota la storia di Caino e Abele, che si conclude con un fratricidio, mostra il conflitto che può generarsi quando differenze profonde non vengono riconosciute e condivise. Un modello diverso viene indicato da un altro episodio che offre un modello opposto: la storia di Noemi e Rut in cui la scelta libera della giovane straniera (Rut) di seguire la suocera e di assumere la sua cultura mostra l’apertura di un nuovo orizzonte di vita, un “pellegrinaggio culturale” capace di generare un nuovo futuro. Rut entrerà infatti nella genealogia di Gesù.
Riconoscere le proprie radici, anche cristiane, non significa rinnegare la laicità dello Stato. Un concetto che assume significati diversi nei vari Paesi europei. In Francia, per esempio, tende all’esclusione della religione dallo spazio pubblico, mentre in Italia è intesa come riconoscimento del fatto religioso quale elemento della crescita personale e sociale.
Nell’ambito della dottrina sociale della Chiesa il concetto dell’incontro con l’altro è impostato sul filo conduttore del dialogo costruttivo, che comporta responsabilità e ricerca del bene comune. Paolo VI richiamava l’Europa alla tutela di libertà, giustizia e solidarietà, mentre Giovanni Paolo II invitava a evitare sia l’impermeabilità sia l’omologazione. Benedetto XVI sottolineava l’importanza di conoscere le proprie radici per poter dialogare con saggezza. Papa Francesco ha parlato di un equilibrio difficile ma necessario tra accoglienza, legalità e tutela dei popoli che ospitano. Il “buonismo” non è la soluzione. Recentemente Papa Leone XIV ha ricordato che le nazioni più prospere sono obbligate, nella misura del possibile, ad accogliere lo straniero, tutelandolo come persona e proteggendolo da abusi. Un equilibrio sempre difficile: il diritto delle nazioni e il bisogno delle persone; la tutela del confine e la tutela della vita. La vera accoglienza è un atto di forza interiore in cui, mantenendo la propria identità e fede, ci si apre all’altro come espressione di una fraternità che rifiuta la logica della violenza.
La cultura attuale tende all’uniformità, all’omologazione: un unico linguaggio, un unico governo, un unico modello di vita, un’unica filosofia, il pensiero unico, ma tutto questo è veramente una conquista? Serve un dialogo che non è solo una questione di parole, ma di coerenza, capacità di assumere la prospettiva dell’altro per costruire ponti, non muri. La pace comincia da qui.
I 4 pilastri della convivenza per la pace
Verità riconoscenza dei diritti e doveri reciproci. Le differenze tra gli esseri umani non possono giustificare la propria superiorità sugli altri; tutti gli esseri umani sono uguali per dignità naturale.
Giustizia La pace si costruisce rispettando i diritti fondamentali della persona e l’uguaglianza dignitosa tra le nazioni, il che comporta, anche l’adempimento dei rispettivi doveri
Amore: La giustizia deve essere vivificata dalla carità, dalla solidarietà attraverso forme di collaborazione per attuare il bene comune. I profughi hanno diritto di inserirsi nella nuova comunità politica e la comunità politica, nei limiti consentiti dal bene comune, ha il dovere di permettere l’inserimento, e di favorirne l’integrazione.
Libertà La convivenza deve essere attuata in libertà che è il diritto dell’uomo di agire responsabilmente, seguendo la propria coscienza, nel rispetto dei diritti altrui e del bene comune.
Per approfondire: Interculturalità e pace, di Maria Luisa Gatto, Nova Civitas, 14 marzo 2026 qui il link: https://orvietosi.it/wp-content/uploads/2026/03/M_Luisa_Gatto_Nova_Civitas_Interculturalita_e_pace_14_03_2026.pdf








