Nel cuore di Orvieto, affacciato sulla storica piazza della Repubblica, Palazzo Ottaviani custodisce da secoli storie, arte e memoria. Un edificio sobrio ed elegante, che non rivela immediatamente la profondità del suo passato e le sue origini medievali, quando la piazza era ancora la piazza Maggiore. Sabato 21 e domenica 22 marzo, in occasione delle Giornate Fai di Primavera, il palazzo aprirà eccezionalmente le sue porte, permettendo di scoprire ambienti normalmente non accessibili al pubblico.
Salendo la scala centrale si arriva al piano nobile, dove il Salone d’Onore, i soffitti decorati, i portali in legno e gli affreschi raccontano il lavoro di artigiani e decoratori che nel tempo hanno impreziosito questi spazi. Qui si potranno ammirare anche i pannelli allegorici realizzati negli anni Trenta da Gino Frittelli, dedicati ai valori del risparmio, del lavoro e della solidarietà.
Tra le sale si incontra poi la collezione del pittore orvietano Fernando Puppo, che ha raccontato con le sue opere la città e la sua rupe negli anni tra le due guerre, restituendo scorci e atmosfere di una Orvieto sospesa nel tempo. Il percorso permetterà inoltre di entrare negli archivi storici dell’istituto bancario che oggi ha sede nel palazzo, tra documenti, registri e testimonianze che raccontano come il lavoro e la vita della città siano cambiati nel corso dei decenni. Un’occasione unica per entrare in stanze normalmente custodite, dove arte, storia e identità cittadina si incontrano.
Gli orari di visita sono i seguenti: sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17 (ultimo ingresso domenica ore 16.30). La modalità di visita prevede gruppi di 15/20 persone ogni 30 minuti e la durata della visita è di circa 50 minuti.
Con l’evento Giornate Fai di Primavera, giunto alla 34esima edizione, dal 1993 il Fondo per ambiente italiano (Fai) offre la possibilità a centinaia di migliaia di italiani, nel primo fine settimana di primavera, di riappropriarsi del patrimonio culturale e paesaggistico delle città e dei territori in cui vivono.
Un patrimonio fatto di tesori d’arte e natura più o meno conosciuti e anche di storie, tradizioni e saperi unici che vengono tramandati e rinnovati dalle comunità che li custodiscono, a cui il Fai dedica ogni anno questa “festa collettiva” pensata per promuoverne la conoscenza, la cura e la tutela, in linea con la missione educativa che la Fondazione porta avanti da oltre cinquant’anni.









