Iniziativa ben riuscita, martedì 10 marzo, quella voluta e organizzata dal Comitato Orvietano per il No al Referendum sulla Giustizia, svoltasi nella Sala Consiliare del Comune di Porano alla presenza di Carlo Carpinelli, già senatore, Giorgio Panucci, magistrato e componente del Comitato “Giusto Dire No”, e l’avvocato Pamela Palmieri, consigliera di opposizione del Comune di Porano. Anche a Porano, come nel resto del comprensorio orvietano, la gente ha voluto principalmente conoscere in concreto le ragioni del No, al di là di ogni eccesso di propaganda.
Dopo una spiegazione chiara e approfondita dei contenuti della riforma da parte dei relatori presenti, è seguita una serie di interventi e domande da parte del pubblico, soprattutto finalizzate a conoscere gli effetti della Riforma Nordio sui comuni cittadini. Il dottor Panucci ha spiegato che la riforma costituzionale oggetto del Referendum di domenica 22 e lunedì 23 marzo sulla cosiddetta separazione delle carriere non prevede effetti immediati e tangibili sull’accelerazione dei processi.
La riforma, che mira a cancellare ben sette articoli della Costituzione Italiana, si concentra sull’ordinamento della magistratura (separazione tra giudici e pm, istituzione di due Csm e di un terzo organismo, l’Alta Corte Disciplinare) e non certo sul processo né penale, né tantomeno civile. “La separazione delle carriere – ha spiegato Panucci – comporterà il rischio maggiore di una magistratura meno indipendente perché, più che alla separazione delle carriere, la riforma è diretta alla separazione dei Csm ovvero agli organo di autogoverno della magistratura”.
L’avvocato Palmieri ha affermato che chi sostiene che il Sì sia un’occasione per migliorare la giustizia e dare finalmente alla gente uno strumento che maggiormente tuteli i loro diritti, sottace la realtà. Gli avvocati toccano con mano ogni giorno quelli che sono i reali problemi della giustizia (i tempi dei processi, il sovraccarico del sistema giudiziario, il numero inadeguato dei cancellieri, l’inefficienza del processo telematico e quindi la lentezza dei processi medesimi).
Questa riforma non ha nulla a che vedere con un miglioramento della giustizia insomma, ha continuato a spiegare l’avvocato: essa non risolverà nessuno dei problemi che affliggono i cittadini quando si avvicinano ai tribunali. Questa riforma mira molto semplicemente a far sì che la politica sia sempre più libera e svincolata dal potere giudiziario, indebolendo appunto uno dei pilastri della democrazia moderna, vale a dire la separazione dei poteri. Altro che separazione delle carriere!
Anche Carpinelli ha messo in guardia dai rischi (concreti e probabilmente realizzati con i successivi decreti di attuazione in caso di vittoria del Sì), di condizionamento della magistratura subordinata alla politica, nonché delle preannunciate riforme della maggioranza (legge elettorale e premierato).
Tra l’altro, lo spaccamento in tre del Consiglio Superiore della Magistratura, oltre a triplicare i costi a carico dei cittadini, renderebbe il Capo dello Stato una figura completamente ridotta ad una sorta di Presidente dei tre Consigli, esautorandolo di fatto del ruolo di garante superiore.
Comitato Orvietano per il No al Referendum sulla Giustizia









