È passato oltre un anno dall’approvazione del piano per installare le prime colonnine elettriche a Orvieto. Solo questa settimana, forse, verranno finalmente aperte le buste con le offerte presentate… a settembre 2025. No, non è stata la burocrazia a rallentare tutto: è stata la lentezza dell’amministrazione. Ripercorriamo i fatti.
Una mozione chiara, un percorso già tracciato.
Il 20 gennaio 2025 Proposta Civica presenta una mozione sulle infrastrutture di ricarica elettrica. Il Consiglio Comunale la approva all’unanimità il 24 febbraio. La mozione era stata affiancata da un piano di fattibilità con indicazioni precise su posizioni e tipologie di impianti. Piano condiviso e discusso con l’assessore Piergiorgio Pizzo e presentato da un gruppo di cittadini interessati ed esperti. L’assessore annuncia l’obiettivo di pubblicare il bando prima dell’estate. Invece il bando esce ad agosto, con scadenza l’8 settembre. Un ritardo contenuto, fin qui.
Sette proposte, nessuna commissione.
Alla scadenza arrivano sette offerte: un segnale positivo, soprattutto dopo anni in cui il Comune aveva respinto proposte e mentre i fondi PNRR stavano per esaurirsi. Ed è qui che il meccanismo si inceppa: manca un tecnico abilitato per la commissione di valutazione. Risultato? Sei mesi di attesa per costituire la commissione. Sei mesi per trovare un tecnico. Sei mesi persi senza alcuna ragione plausibile. La domanda è semplice: quando si pubblica un bando che richiede valutazioni tecniche, non si dovrebbe predisporre prima la commissione? Evidentemente ad Orvieto la risposta è no.
Le conseguenze.
Dall’assenza di una Commissione formata solo 6 mesi dopo derivano una serie di problemi non secondari. Un ritardo evitabile: se la commissione fosse stata pronta a settembre, oggi avremmo già le aggiudicazioni. Un rischio concreto: le aziende saranno ancora disponibili a investire? I fondi erano certi nel 2025, lo saranno nel 2026? Un disservizio per residenti e turisti: Orvieto dovrebbe avere almeno 19 colonnine per essere in linea con la media nazionale. Ne ha solo una pubblica. Attendiamo quindi l’apertura delle sette proposte, sperando che siano valide e che le aziende non si siano nel frattempo tirate indietro. E soprattutto che, una volta scelta l’offerta, l’attuazione sia finalmente rapida.
C’è una lezione da imparare.
Questa vicenda ci ricorda che attribuire tutto alla “burocrazia” è spesso un alibi. Qui la burocrazia non c’entra: c’è solo mancanza di programmazione. E programmare non è un fastidio, è la condizione minima per amministrare la cosa pubblica.
Proposta Civica









