
Venerdì 27 marzo, in occasione della Giornata della Gentilezza, si è tenuto nel Giardino dedicato un momento di saluto da parte dell’Amministrazione Comunale rivolto ai bambini e alle bambine nati nel 2025. Si tratta di un’iniziativa che si ripete da alcuni anni in diverse città italiane aderenti alla Rete della Gentilezza e che, come si legge sul sito, “rappresenta un gesto concreto per rispondere con attenzione e cura al clima di incertezza demografica, sostenere la resilienza della comunità e alimentare quei sentimenti di speranza e fiducia necessari per ripartire”.
Volendo anche attribuire al freddo la scarsa partecipazione, e non invece al fatto che alle 15 di un venerdì di marzo molti genitori lavorano, resta comunque un dato: su 93 bambini e bambine nati nel 2025, erano presenti 4. Ignorare questo aspetto significa dare per scontato che i genitori debbano appoggiarsi ad altri per poter far partecipare i propri figli, oppure che uno dei due genitori abbia necessariamente la possibilità di non lavorare o non lavori e, quindi, che l’evento non sia realmente pensato per accogliere i bambini e le famiglie.
Guardando quel Giardino è dunque necessario chiedersi quanto ci sia di concreto in questo saluto e se possa davvero rappresentare un primo gesto a cui segue, nel tempo, un’attenzione reale dell’Amministrazione verso l’infanzia e l’adolescenza. Perché ogni evento, anche quello della gentilezza, ha valore solo se si traduce in azioni concrete.
E l’attenzione all’infanzia si costruisce proprio così: con spazi pubblici accessibili e pensati per i bambini e le bambine che permettano loro di incontrarsi e giocare, servizi educativi che aiutino le famiglie a conciliare tempi di vita e di lavoro, percorsi sicuri per raggiungere scuole, parchi e aree gioco, più posti nei nidi pubblici e un’offerta culturale diffusa, interventi per ridurre le disparità tra chi vive in centro e chi in zone più isolate, anche attraverso una mobilità sostenibile, un rafforzamento dei servizi consultoriali nel post partum e politiche di inclusione che passino da investimenti reali nei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari, affinché tutte le famiglie, soprattutto quelle più fragili, possano trovare supporto e cura.
Purtroppo, nel suo progressivo trasformarsi in una città sempre più orientata al turismo e nel lasciare indietro l’attenzione verso i residenti, Orvieto risulta sempre meno accogliente per i suoi abitanti, grandi e piccoli. Ci si può nascondere dietro l’idea che questo sia il risultato di un andamento generale o della necessità di rispondere a logiche di mercato. In realtà, le carenze nei confronti dell’infanzia e, di conseguenza, dell’adolescenza sono in gran parte il frutto di scelte politiche che, negli anni, hanno privilegiato altri ambiti.
Perché, alla fine, il punto è proprio questo: “I bambini non votano, non hanno alcun peso politico. Eppure sono la miniera più inestimabile: coloro che ci continueranno, a cui trasmettiamo sapere affinché portino avanti il mondo dopo di noi e lo cambino in meglio. Senza questo passaggio di testimone, senza questa prospettiva, cosa ha senso?” (Silvia Avallone).
Abitare Orvieto








