“Da diverse settimane ho avuto modo di interloquire con rappresentanti dei Comitati locali della zona di Castel Giorgio, con amministratori, con lo stesso assessore regionale delegato Thomas De Luca. Per questo, come avevo annunciato, ho presentato un’interrogazione per avere risposte urgenti ai temi, ineludibili, posti dai Comitati”. È quanto dichiara il senatore Pd Walter Verini.
“Siamo molto a favore degli investimenti sulle rinnovabili – afferma – ma questo non può avvenire senza alcuna partecipazione e coinvolgimento delle comunità interessate, che vogliono energia pulita, con progetti sostenibili che garantiscano anche il rispetto dell’ecosistema circostante. Apprezzando le iniziative che l’attuale Giunta Regionale ha intrapreso confermiamo anche la contrarietà (che come Pd abbiamo espresso anche in Parlamento in sede di conversione) rispetto al decreto del Governo che liberalizza ulteriormente investimenti, senza adeguati e opportuni coinvolgimenti delle Regioni, delle istituzioni locali, dei cittadini. Più partecipazione, più condivisione preventiva e più controlli significano anche più velocità”.
Di seguito il testo dell’interrogazione rivolta al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica:
Premesso che, per sapere:
– la società RWE Renewables Italia S.r.l. ha presentato un progetto per la realizzazione di un impianto eolico denominato “Phobos”, localizzato nell’area dell’Altopiano dell’Alfina, nei territori dei Comuni di Orvieto e Castel Giorgio, per una potenza complessiva pari a circa 42 MW;
il progetto è stato sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) di competenza statale, conclusasi con giudizio positivo di compatibilità ambientale a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri del 27 giugno 2023, intervenuta per il superamento del dissenso tra amministrazioni statali competenti;
– nel corso dell’istruttoria VIA sono stati espressi pareri contrari da parte delle articolazioni del Ministero della Cultura e delle Soprintendenze competenti, in particolare in relazione all’impatto paesaggistico, culturale e identitario dell’area interessata, riconosciuta come contesto di elevato pregio storico e ambientale;
– nell’ambito del procedimento regionale per il rilascio dell’Autorizzazione Unica, il mancato pronunciamento nei termini previsti da parte della Giunta regionale dell’Umbria, allora presieduta da Donatella Tesei, ha determinato la formazione del silenzio-assenso, circostanza che ha consentito alla società RWE di adire le vie giudiziarie e di ottenere una sentenza favorevole dal Consiglio di Stato, nonostante le rilevanti criticità paesaggistiche e territoriali più volte evidenziate;
Considerato che:
– successivamente al rilascio del giudizio positivo di VIA, la Regione Umbria, nell’ambito delle procedure di competenza regionale e della Conferenza dei Servizi per il rilascio dell’Autorizzazione Unica, ha espresso formale contrarietà al progetto, evidenziando criticità rilevanti sotto il profilo della pianificazione territoriale, della coerenza paesaggistica e del coinvolgimento delle comunità locali;
– la Regione Umbria ha inoltre assunto opportune iniziative istituzionali e giudiziarie volte a sostenere tale posizione, ribadendo la non idoneità dell’area interessata alla realizzazione di quel progetto;
– sul procedimento è mancato un adeguato coinvolgimento partecipativo delle comunità locali;
– numerosi comitati civici, associazioni locali e soggetti rappresentativi del territorio hanno manifestato una ferma opposizione al progetto, denunciando un impatto pesante sul paesaggio, sul patrimonio culturale e sull’equilibrio socio-economico e ambientale dell’area, nonché una carente considerazione del principio di leale collaborazione tra livelli di governo;
– l’articolo 9 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 2022, tutela espressamente il paesaggio e l’ambiente, anche nell’interesse delle future generazioni, imponendo un bilanciamento particolarmente rigoroso tra obiettivi di transizione energetica e salvaguardia dei valori paesaggistici e culturali;
– la normativa nazionale in materia di beni culturali e paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004) attribuisce rilievo centrale ai pareri delle autorità preposte alla tutela paesaggistica e alla valutazione del contesto territoriale nel suo complesso;
Ritenuto che:
– la forte contrarietà espressa dal territorio, dalle istituzioni regionali e dagli organi di tutela culturale e paesaggistica sollevi dubbi sulla reale sostenibilità complessiva dell’intervento;
– la transizione energetica, pur strategica e necessaria, debba essere perseguita nel rispetto dei principi costituzionali, della pianificazione territoriale e del consenso informato delle comunità locali, evitando soluzioni percepite come imposte dall’alto, affinché venga realizzata una pianificazione seria degli impianti di energia rinnovabile, dimensionati alle caratteristiche e alle esigenze del territorio e orientati prioritariamente all’utilizzo di aree già cementificate o impermeabilizzate, anche in una prospettiva di autosufficienza energetica delle attività produttive già presenti nei Comuni interessati;
Si chiede di sapere:
– se il ministro sia a conoscenza delle criticità emerse nelle fasi successive alla VIA, con particolare riferimento alla posizione ufficiale della Regione Umbria, agli esiti della Conferenza dei Servizi per l’Autorizzazione Unica e al contenzioso amministrativo che ha condotto alla pronuncia del Consiglio di Stato;
– se non ritenga opportuno, anche alla luce dei pareri contrari espressi dagli organi di tutela paesaggistica e delle modalità con cui si è formato il titolo autorizzativo, avviare una rivalutazione del consenso ambientale rilasciato per il progetto eolico “Phobos”;
– quali iniziative intenda assumere per garantire un più equilibrato bilanciamento tra gli obiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili e la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, in coerenza con l’articolo 9 della Costituzione e con la normativa nazionale vigente;
– se il Ministero non ritenga necessario rafforzare il ruolo delle Regioni e degli enti territoriali nei procedimenti autorizzativi relativi a impianti di grande impatto, al fine di assicurare una reale partecipazione delle comunità locali e prevenire conflitti istituzionali e contenziosi.









