Si è svolta nella suggestiva cornice del Caffè Montanucci una serata intensa e partecipata dedicata al tema dello stress, promossa dal Rotaract Club Orvieto. Un incontro nato con un duplice obiettivo: fare chiarezza su un termine tanto utilizzato quanto spesso frainteso e raccogliere fondi per un importante progetto di sicurezza cittadina. Ad aprire l’evento è stato il presidente del Rotaract Orvieto, Marco Basili, ideatore dell’iniziativa. Nel suo intervento ha sottolineato come lo stress non sia, in sé, un nemico da combattere, ma una componente naturale e fondamentale dell’evoluzione umana.
«Lo stress rappresenta la risposta fisiologica dell’organismo alle richieste dell’ambiente – ha spiegato –. È ciò che ci ha permesso, nel corso dell’evoluzione, di sopravvivere alle minacce e adattarci ai cambiamenti». Basili ha però evidenziato come, nella società contemporanea, la condizione di attivazione non sia più episodica ma cronica, trasformando un meccanismo utile in una fonte di logoramento continuo. A portare il saluto istituzionale è stata il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, che ha collegato il tema della serata al progetto “Cardio Città”, iniziativa volta a rendere Orvieto una comunità sempre più preparata alle emergenze sanitarie.
Il primo cittadino ha sottolineato l’importanza di costruire una città cardioprotetta non solo attraverso strumenti e dispositivi, ma anche tramite la formazione diffusa dei cittadini, affinché ognuno possa diventare parte attiva della rete di soccorso. Sul piano clinico e psicologico è intervenuto il dottor Roberto Ausilio, psicologo e psicoterapeuta, che ha approfondito fenomeni sempre più attuali come lo stress e il tecno–stress, legato all’ansia per le tematiche ambientali e tecnologiche, e il burnout, condizione di esaurimento emotivo e professionale in forte crescita.
Ausilio ha poi distinto tra una forma positiva e una dannosa di stress, richiamando i concetti di eustress e distress, ridefinendoli attraverso le parole chiave del suo metodo che mira ad ottimizzare la praticità di intervento e problem solving, al “green stress” e “red stress”: il primo è l’attivazione che stimola e motiva, il secondo è quello cronico e logorante che può sfociare in burnout e malessere diffuso. Accanto all’analisi teorica e attraverso il suo metodo, il professionista ha offerto strategie pratiche quotidiane: cura del sonno, gestione consapevole del tempo, attività fisica regolare, tecniche di respirazione e momenti di disconnessione digitale come strumenti concreti per interrompere il “circuito di adattamento continuo” che porta corpo e mente a vivere in costante allerta.
A completare il quadro medico è stato il dottor Tommaso Deiana, responsabile del Centro di Formazione Salute e Sicurezza e attivo collaboratore del progetto Cardio Città. Il suo intervento ha messo in luce le potenziali conseguenze cardiovascolari dello stress cronico: aumento della pressione arteriosa, alterazioni del ritmo cardiaco, maggiore rischio di eventi acuti. Deiana ha ribadito l’importanza di avere cittadini formati al primo soccorso laico, capaci di intervenire tempestivamente in caso di malore, sottolineando come la rapidità d’azione possa fare la differenza tra la vita e la morte.
A sostenere con forza questa visione è intervenuto anche Giorgio Campanari, figura centrale dell’associazione civica Il Cerchio, impegnata nella formazione al primo soccorso. Campanari ha evidenziato come la cultura della prevenzione e dell’intervento tempestivo rappresenti un patrimonio collettivo da coltivare con costanza. La serata, oltre ad essere un momento di divulgazione e confronto, ha avuto anche una finalità concreta: la raccolta fondi per l’acquisto di un quad salvavita, mezzo di primo soccorso agile e veloce, pensato per raggiungere rapidamente le persone colpite da malore tra le vie del centro storico orvietano, spesso difficili da percorrere con i mezzi tradizionali. L’iniziativa ha dimostrato come il tema dello stress, da parola-ombrello del linguaggio quotidiano, possa diventare occasione di consapevolezza, prevenzione e azione concreta. Dalla salute mentale a quella cardiovascolare, fino alla sicurezza cittadina, il messaggio emerso è stato chiaro: riconoscere i segnali, formarsi e fare rete è il primo passo per trasformare una vulnerabilità individuale in una forza collettiva.









