
Di PrometeOrvieto
È bastato un nostro articolo (“Sanità orvietana: come si uccide un ospedale e ci si ferisce da soli”) per scatenare il solito polverone. Una bagarre tutta politica che, come da copione, si è ben guardata dall’approfondire i problemi reali. Tra un comunicato e l’altro sembra abbiano perso il documento “fantasma”, quello sottoscritto e firmato da tutti gli eletti riuniti nella Commissione Consiliare Sanità. Lasciamo agli altri le liti di partito, a noi interessa la salute dei cittadini. Vogliamo quindi provare ad esaminare la situazione sanitaria con dati e analisi precise, tutto quello che la politica nel territorio da tempo ha trascurato.
La rete ospedaliera
Il primo nodo strutturale è la rete ospedaliera. Infatti, quest’ultima della USL Umbria 2 è dimensionata per un bacino di 750.000 utenti, a fronte di una popolazione reale di soli 350.000. La presenza di strutture ravvicinate con la duplicazione dei servizi generano costi fissi elevati, assorbendo risorse che dovrebbero essere destinate all’assistenza e alla cura delle persone piuttosto che al mantenimento degli immobili.
Le cure moderne richiedono tecnologie e competenze che costano molto per funzionare bene, devono essere concentrate in grandi centri, non sparpagliate sul territorio. “Dare tutto a tutti” è uno slogan elettorale che si traduce in una sanità pericolosa e inefficiente.
I pazienti
Il paziente non ha ideologie. Sceglie dove curarsi in base a tre criteri: fiducia, tempi e costi. Non importa se la struttura è pubblica o privata: il cittadino si rivolgerà a chi è in grado di risolvere il suo problema nel minor tempo possibile e con la spesa minore. Se il pubblico non riesce più a ricoprire questo ruolo per inefficienza, il cittadino scappa.
Ospedale Santa Maria della Stella
Cosa è successo, in questo scenario, al nosocomio di Orvieto? Per oltre vent’anni abbiamo assistito a una contrazione costante dei servizi e degli investimenti. Questo lento smantellamento ha generato una sensazione di mancata prospettiva. Prima l’hanno avvertita gli operatori sanitari, poi di conseguenza i cittadini. A breve, con il nuovo Piano socio-sanitario regionale studieremo quali saranno gli sviluppi del nostro ospedale, mentre dall’ultimo incontro che abbiamo avuto in Direzione Generale dell’USL Umbria 2 ci è stato ribadito con forza che rimarrà un ospedale DEA di primo livello.
È inutile scrivere documenti che finiscono poi nei cassetti come quello della Commissione. Se non si inverte la percezione di un ospedale in calo con fatti concreti, ed anche gli amministratori locali debbono fare la loro parte nel ribaltarla, se non si ha il coraggio di ridisegnare una rete ospedaliera oggi sovradimensionata, continueremo a farci male da soli.








