
Con il nuovo anno non si esauriscono i disagi legati al trasporto ferroviario per i cittadini di Orvieto e Chiusi. Il Comitato Pendolari Roma Firenze ed alcune Associazioni orvietane hanno tentato di riportare il tema al centro del dibattito, ma senza risultato.
L’unica evidenza è il silenzio assordante delle Istituzioni, Regione Umbria ed amministratori dei territori interessati, che si erano detti pronti a richiedere, in tempi brevissimi, una nuova interlocuzione con RFI, Trenitalia e Ministero dei Trasporti, finalizzata ad affrontare i molti problemi rimasti aperti.
Sembra che tutti stiano dimenticando come questa battaglia di civiltà sia un dovere delle Istituzioni che dovrebbero continuare a mobilitarsi per un servizio ferroviario adeguato, al fine di scongiurare il progressivo isolamento e impoverimento di interi territori.
In queste ultime settimane di ricette ne abbiamo lette tante sui media, scritte da politici e non. Risultato? Nessun dolce e tanto amaro per i pendolari della linea Roma-Firenze che continuano a subire i disservizi dati da tempi di percorrenza biblici, carrozze sovraffollate, ritardi, ormai, diventati cronici e interi momenti della giornata senza collegamenti.
Come Comitato ribadiamo che i pendolari si sentono abbandonati e impotenti: molti di noi non comprendono come non si riesca ad arrivare ad un accordo minimo che porti qualche vantaggio a chi viaggia tra Roma, Orvieto e Chiusi. È tempo ora di riprendere in mano il dialogo, con una voce unica, oltre le parti politiche, in difesa del territorio non solo per arrivare al prossimo orario (estivo) con condizioni di viaggio più umane, ma anche perché il 2026 è un anno cruciale di rinnovi contrattuali e apertura di nuove gare. Oppure dobbiamo pensare che Orvieto e Chiusi sono su un binario morto?








