
La recente iniziativa istituzionale che vede oggi l’intera maggioranza del Consiglio Regionale, tramite la Consigliera Michelini, impegnata a richiamare l’attenzione del Governo sul dissesto idrogeologico della Rupe di Orvieto e del colle di Todi, affonda le sue radici in una stagione politica decisiva per il nostro territorio. Allora fu il P.C.I., che governava la città con maggioranza assoluta, ma fu anche la Democrazia Cristiana, attraverso l’azione congiunta di senatori ed europarlamentari, a raccogliere e sostenere, a livello nazionale ed europeo, un messaggio chiaro: la Rupe di Orvieto era esposta a un rischio geologico che, senza un intervento strutturale, avrebbe potuto trasformarsi in un disastro naturale e civile.
Fu così presentata al Governo in carica una proposta di legge che si rivelò determinante per la salvaguardia di una delle città d’arte più importanti d’Italia. Anche Todi venne inserita nella Legge Speciale ed entrambe le cittadine umbre poterono beneficiare di finanziamenti significativi per lavori di recupero e consolidamento, consegnando di fatto “intatte” le nostre città al futuro.
Sono trascorsi oltre quarant’anni. Oggi si ripresentano criticità che, pur potendo apparire meno drammatiche di allora, diventano urgenti per una ragione nuova e non aggirabile: il cambiamento climatico sta rendendo più frequenti e più violenti gli eventi estremi, e questo impone un salto di metodo. Non basta intervenire quando compaiono i danni: occorre chiedersi prima, in modo predittivo, quali effetti possano produrre piogge eccezionali, cicli di bagnato-asciutto più rapidi, temperature estreme e dinamiche di infiltrazione su una rupe fragile, soprattutto in una fase in cui la manutenzione ordinaria è stata sospesa o ridotta.
È qui che si misura il vero problema: la scarsa sensibilità al monitoraggio preventivo e alla manutenzione programmata. Una rupe come quella di Orvieto non può essere gestita “a emergenze”, perché l’emergenza, spesso, è solo l’ultimo fotogramma di processi lenti e misurabili; microfratture, drenaggi che perdono efficacia, variazioni nelle condizioni idrologiche, accumuli di vulnerabilità che, a un certo punto, esplodono. La sicurezza non si costruisce con interventi sporadici, ma con un sistema continuo di controllo, capace di anticipare i segnali deboli e attivare per tempo le misure correttive.
In questa fase, dopo una prima iniziativa parlamentare promossa dall’Onorevole Verini, è l’intero centrosinistra regionale che, attraverso l’azione della Consigliera Michelini, sta portando avanti una battaglia politica e istituzionale per ottenere dal Governo nazionale attenzione e risorse adeguate. Ma l’obiettivo non deve essere solo “ottenere fondi”, deve essere orientare quei fondi a un cambio strutturale di approccio, che metta al centro tre pilastri inseparabili: monitoraggio continuo, manutenzione ordinaria ripristinata e rendicontata, interventi strutturali mirati, dove i dati evidenziano le maggiori vulnerabilità.
Dopo i drammatici insegnamenti arrivati da eventi come quello di Niscemi, il cambio di rotta deve diventare un imperativo, la prevenzione deve precedere qualsiasi intervento dettato dall’urgenza, o peggio, dal verificarsi di una crisi. Prevenzione significa dotarsi di strumenti tecnici e decisionali: reti di sensori e rilievi periodici, controlli su drenaggi e regimentazioni idrauliche, protocolli di ispezione, piani di manutenzione con responsabilità chiare, e una “cabina di regia” che trasformi i dati in scelte operative, con tempi certi.
Se allora furono forze politiche diverse, con il contributo determinante di deputati e senatori di ogni schieramento, a unirsi per una causa superiore, oggi la sfida è ricostruire una convergenza ampia e concreta, capace di coinvolgere anche il centrodestra regionale, perché la tutela della Rupe non è una bandiera di parte, è un dovere istituzionale verso la città, i cittadini, il patrimonio storico-artistico e l’economia locale.
Ad Orvieto, il Partito Democratico ha già da tempo avviato un lavoro politico e programmatico serio, che parte dalla individuazione di progetti di frontiera tecnologica che affrontino la riqualificazione profonda del costruito con particolare riguardo alle prestazioni energetiche, resilienza, qualità indoor, ecc.. anche alla rigenerazione degli spazi pubblici e del “sistema quartiere”, e alla integrazione di servizi e funzioni (sociali, sanitari, comunitari, ecc.). Ancora, con attenzione alla coesione sociale, governance e gestione del programma (priorità, fasi, attori, finanziamenti, monitoraggio). Tutti elementi che devono trovare primariamente la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, la tutela del territorio e la costruzione di una strategia di prevenzione strutturale del rischio idrogeologico. Un impegno che guarda non solo alla salvaguardia della città, ma anche alla possibilità di rilanciare il settore edilizio e l’economia locale, attraverso una programmazione responsabile, trasparente e di lungo periodo. Lavori continui e qualificati, non interventi episodici. La prevenzione deve essere misurabile, non dichiarazioni di principio.
Questa può e deve essere la sostanza di una programmazione nuova per la città, non fondato su illusioni occupazionali temporanee, ma sulla consapevolezza che un territorio sicuro, monitorato e manutenuto è un territorio che può attrarre investimenti, competenze e qualità della vita. È un modello di sviluppo sostenibile, capace di generare crescita economica e sociale nei prossimi decenni, perché mette in sicurezza la condizione stessa della nostra comunità – la Rupe.
Come per ogni grande sfida che riguarda Orvieto, il Partito Democratico si rigenera e si attrezza con serietà e visione, per costruire uno sviluppo socioeconomico all’altezza delle aspettative e delle ambizioni delle nostre concittadine e concittadini.
– PARTITO DEMOCRATICO di Orvieto –








