L’ultimo comunicato dell’amministrazione Tardani sulle “sfide future” tenta di offrire un’immagine rassicurante su quanto si è fatto nel mandato amministrativo e su quanto si farà, ma la realtà quotidiana racconta altro. Orvieto vive da anni in un limbo fatto di opere annunciate, rinviate o mai completate: cantieri fermi, strade dissestate, passerelle non ripristinate, progetti strategici lasciati a metà.
Sulla viabilità si rivendicano rilevanti investimenti negli ultimi cinque anni, ma la città non ne vede gli effetti. La manutenzione ordinaria — strade, marciapiedi, illuminazione, edifici pubblici, verde — dovrebbe essere la base di ogni amministrazione. Invece si procede a colpi di emergenze: vedi gli interventi sulla piscina comunale, sulle scuole e quelli adesso programmati per gli ascensori dei parcheggi.
Si naviga a vista, nonostante le risorse disponibili e si rimanda. Il piano della viabilità cittadina e dei parcheggi già annunciato per il 2025, slitta al 2026. Anche opere finanziate ritardano o non partono. Caso emblematico quello della Chiesa di San Lorenzo in Vineis con fondi disponibili dal 2022 e con un restauro che forse partirà nel 2026 dopo innumerevoli richieste.
Ma la vera occasione mancata resta il PNRR: dei 235 miliardi destinati all’Italia, Orvieto ha intercettato pochissimo. I 40 milioni sbandierati in campagna elettorale sono rimasti un miraggio. Sono solo due i progetti comunali finanziati: il nuovo asilo di Sferracavallo e il Centro delle Politiche Sociali allo Scalo, per un totale di 6,4 milioni. Entrambi problematici. L’asilo arriva con un anno di ritardo, mezzo milione di contenzioso, un ulteriore anno di affitto della struttura provvisoria e un crollo del numero di bambini iscritti- cosa prevedibile vista l’inadeguatezza della struttura di Bardano.
Il CEPOL, l’investimento più consistente (oltre 5 milioni di euro), è fermo da oltre un anno, non sono state neppure posate le fondamenta dell’edificio e necessita di una riprogrammazione delle risorse per poi far partire una nuova gara. Ritardi e responsabilità che, ovviamente vengono scaricate sulla ditta, rinunciando al ruolo di controllo che spetta al Comune. Intanto nell’attesa del CEPOL, l’Amministrazione è riuscita anche a perdere, dal 2021 ad oggi, i fondi regionali per le politiche della famiglia, che saranno attribuiti alla nostra zona sociale solo a partire dal 2026 grazie all’intervento della Regione.
Eppure la città, ricca di immobili pubblici dismessi, sarebbe stata perfetta per una strategia di rigenerazione urbana finanziata dal PNRR. Ma l’assenza di una visione o se volete di un progetto organico e complessivo ha impedito e impedisce tuttora di sfruttare le varie occasioni di finanziamento disponibili. I soldi quindi vengono spesi in interventi episodici che mostrano presto i loro limiti, come il Palazzo del Vino e dei Prodotti della Terra: 600 mila euro investiti, inaugurato nel 2024, aperto pochi giorni nel 2025 e senza un vero progetto di valorizzazione.
I cittadini non chiedono annunci, ma cantieri che si concludano, servizi funzionanti, risorse spese nei tempi e spazi pubblici realmente valorizzati. Serve una programmazione trasparente e verificabile: priorità chiare, cronoprogrammi pubblici, responsabilità definite, monitoraggio costante. La cura e la valorizzazione della città sono doveri dell’azione amministrativa, non esercizi di comunicazione. Orvieto ha bisogno di meno propaganda e più pianificazione, meno improvvisazione e più competenza. Solo così si può ricostruire fiducia, credibilità e sviluppo.
Partito Democratico
Gruppo Misto
Proposta civica









