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Oca del Canada al Lago di Bolsena: ospite controverso, tra fascino e rischi ecologici

Redazione by Redazione
28 Febbraio 2026
in Bolsena, Territorio, Archivio notizie
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Ci sembra opportuno intervenire riguardo il dibattito inerente le Oche del Canada presenti nel Lago di Bolsena. E’ bene ricordare che la specie in Italia è stata oggetto di interventi di immissione, soprattutto a partire dagli anni ’80 del secolo scorso; nel nostro Paese è infatti da considerarsi specie introdotta naturalizzata, in grado cioè di riprodursi autonomamente in natura. Non è nota con certezza l’origine del nucleo presente nel Lago di Bolsena; probabilmente costituito da individui che, allevati allo stato semi-domestico, senza tarpatura delle ali, a partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, sono fuggiti o sono stati rilasciati, da ignoti, nell’ambiente naturale del lago.

I nuclei introdotti nel Lago di Bolsena non presentano comportamento migratorio ma vi nidificano ed effettuano solo spostamenti al suo interno; le zone maggiormente frequentate dalla specie sono risultate il lungo lago e il porto di Capodimonte, il borgo dei pescatori a Marta, le rive e le scogliere dell’Isola Bisentina.
Il 1999 è stato il primo anno in cui la specie è stata rilevata nel lago dagli ornitologi della Stazione Romana Osservazione Protezione Uccelli (SROPU) che, insieme a tecnici della Regione Lazio, dal 1991 effettuano il censimento degli uccelli acquatici svernanti nelle zone umide del Lazio, tra cui il Lago di Bolsena, nell’ambito del progetto denominato International Waterbird Census (IWC), che copre annualmente in maniera standardizzata le popolazioni di uccelli acquatici svernanti nelle zone umide europee, coordinato a livello nazionale dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), e che rilevarono la presenza di 17 individui.

Negli anni a seguire si è assistito ad un progressivo e lento aumento della popolazione presente: 46 individui
nel 2013, 58 individui nel 2019, 83 individui nel 2021, 74 individui nel 2025 per poi scendere fino ad arrivare ai 37 individui censiti nell’inverno 2026. Ci sono stati alcuni anni, non compresi tra quelli citati, in cui sono stati registrati numeri bassi durante il censimento effettuato, nella consapevolezza che si trattava però di una sottostima dovuta a fattori logistici, capitati durante le attività di conteggio.
Quest’anno la drastica diminuzione riportata da alcuni “media”, appare certa e la popolazione presente sembra più che dimezzata; per quanto riguarda la longevità, la letteratura scientifica riporta che in popolazioni naturalizzate, all’esterno dell’area di origine, la maggioranza degli individui non supera i 20–25 anni di età, con una media più realistica attorno ai 10–12 anni.
E’ quindi ipotizzabile che una parte della popolazione sia diminuita a causa di una mortalità naturale ma questo improvviso “dimezzamento” della popolazione fa indubbiamente pensare ad un evento “esterno”, voluto, di origine antropica che andrebbe in qualche modo accertato e indagato, in quanto la specie è comunque protetta dalle norme vigenti (LN 157/1992) e non può essere abbattuta “tout court”.

E’ opportuno ricordare che in alcuni paesi d’’Europa, ove la specie è stata introdotta, è considerata “invasiva” in quanto in grado di mettere in atto esplosioni demografiche e causare danni ecologici significativi, evento che al Lago di Bolsena non si è però verificato in tutti questi anni. In ogni caso la specie non è inclusa nella lista di specie esotiche invasive di “rilevanza unionale” del Regolamento UE 1143/2014 (e nelle disposizioni del Decreto Legislativo. 230/2017), né nei suoi aggiornamenti successivi del 2016, 2017, 2019, 2022, 2025.
Sull’argomento siamo già intervenuti commentando il Piano di eradicazione, mai attuato, che mise a punto l’Università della Tuscia, su incarico della Provincia di Viterbo e sul quale ci esprimemmo caldeggiando la sterilizzazione dei maschi del nucleo presente e non la sua totale rimozione (cfr. http://osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com/2015/03/piano-di-eradicazione-delle-oche.html),

Il nostro punto di vista è che l’Oca del Canada al Lago di Bolsena è sicuramente un ospite controverso: vistosa e facilmente avvicinabile, affascina turisti e bambini, aprendo porte ad un “semplificato” avvicinamento alla natura e suscitando sentimenti favorevoli per la conservazione della fauna selvatica; nondimeno dobbiamo ricordare che è una specie esotica, capace di problematiche esplosioni demografiche e che pertanto necessita di un vigile monitoraggio annuale, come quello già in atto, al fine di scongiurare, per tempo, gravi impatti ecologici.
A tal proposito è importante a nostro avviso far presente che non è assolutamente opportuno dar da mangiare
agli uccelli acquatici, oche del Canada comprese: in tal modo non facciamo altro che creare una loro dipendenza dall’uomo facilitando un indebolimento dell’istinto di ricerca del cibo e indirettamente favoriamo la trasmissione intraspecifica di malattie a seguito dei raduni che si creano per raggiungere gli alimenti, spesso inoltre del tutto inadatti, che vengono loro “lanciati” da adulti e bambini.

Altro aspetto che ci sembra opportuno evidenziare è la necessità di una gestione attiva della specie, che dovrebbe prevedere la rimozione frequente delle sue deiezioni da pratini e spiagge con funzione turistico- balneare, ove è solita sostare, al fine di prevenire disagi igienico-sanitari.
In conclusione, il suo monitoraggio costante, lo stop al conferimento di cibo da parte delle persone e una sua gestione attiva con la rimozione delle deiezioni, si confermano azioni essenziali per bilanciare fascino e rischi generati da questa specie esotica, al fine di preservare l’equilibrio ecologico del prezioso ecosistema lacustre.

Enrico Calvario – Presidente dell’Associazione Lago di Bolsena OdV

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